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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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'Berlusconi e Bossi sono due modelli così indegni della storia e della finezza italiane che ...'

Arrivederci Roma! di Miguel Mora "El País"

ItaliaDallEstero.info

Signore e signori, è finita. Il Capo ha deciso che bisogna andare a Parigi, e allora ci andiamo, a tutta bière che la cosa scotta parecchio. Sarkó, Carlá, il nasciturus, i suoi biberon, DSK da poco resuscitato dalle sue (evanescenti) accuse, erezioni e fluidi corporali, e con un pò di fortuna la vittoria di Madame Le Pen e l’ecatombe dell’Euro… Non sembra male come programma di lavoro, anche se lo devo ammettere: l’addio è durissimo. Fa male lasciare Roma, l’Italia, e persino Vaticalia. Per non parlare del magone che hanno le mie povere figlie da quando hanno saputo la notizia. Vaglielo a spiegare ora che quel che le dicono i trasteverini del “mio unico e grande amore” è solo retorica. Eh sí.
L’Italia è come una droga. Sai che se ne abusi e ti lasci prendere non ti farà bene, ti può intossicare e paralizzare, annullare la tua sana capacità di indignarti. Ma non puoi smettere. Dà dipendenza assoluta. Colpa degli italiani, certo. Affascinanti, intelligenti, svegli, fantasiosi, colti, prendono la vita con allegria e spirito sportivo, perché sanno che ci sono poche speranze e un solo finale possibile: morire.
Guardate l’amico B., che tanto ci mancherà. Impigliato in mille garbugli, imputato in mezza dozzina di processi, accusato dei peggiori crimini e peccati, è ancora lì. Fresco come una lattuga – appassita-, stirato come una fascia tricolore, con più capelli di 40 anni fa (caso unico nella storia), e ancora in libertà, godendosi tutto il suo potere d’acquisto (salvo quei 450 milioni di multa per aver comprato un tal giudice), e alla sua età dandoci dentro col bunga bunga su terra, mare e aria, nei giorni lavorativi e in quelli di festa... continua

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Sex and the Vatican

L’Italia ignora il libro “Sex and the Vatican”

Prometteva di stimolare la discussione e creare un po’ di scalpore, secondo la notizia di agenzia dell’Ansa del 18 aprile (secondo quanto affermato il 18 aprile dall’ANSA, l’agenzia italiana).
E in effetti sembrava proprio così quando il libro di Carmelo Abbate, “Sex and the Vatican”, è stato pubblicato lo scorso mese. Il libro è il risultato di un’inchiesta dell’autore, pubblicata l’anno scorso dal settimanale Panorama, sulla doppia vita di alcuni preti gay a Roma.

“Sex and the Vatican”, tutttavia, molto più a fondo. Parla di problemi tabù per la Chiesa cattolica come le donne che diventano amanti di preti e dei loro figli (e dei loro aborti). Riporta i dettagli delle presunte violenze sessuali subite dalle suore ad opera di preti. E conclude che gran parte del clero conduce una doppia vita a causa del peso enorme imposto loro dall’insistenza del Vaticano sulla necessità di condurre una vita di celibato e castità.

Converrete che si tratta di un argomento scabroso.
L’edizione francese è schizzata al numero 12 della classifica dei saggi più venduti di Amazon.fr e la prima edizione è andata esaurita in meno di una settimana.

Abbate è stato intervistato a lungo durante uno dei programmi di attualità televisivi francesi in prima serata. Ci sono stati articoli su di lui e sul suo libro in diversi quotidiani francesi. Al momento la televisione francese sta preparando un documentario basato sulle sue rivelazioni.

In Italia, al contrario, la pubblicazione di “Sex and the Vatican” è stata accolta da un muro di imbarazzato silenzio. È come se il libro non fosse mai stato pubblicato. Prima di scrivere questo articolo, ho fatto una ricerca nella banca dati Factiva dei giornali per controllare che la mia impressione soggettiva fosse corretta. La ricerca ha indicato che, a parte la notizia dell’Ansa (e una estesa presentazione su Panorama), l’unico articolo su “Sex and the Vatican” nella stampa italiana è apparso il 27 aprile su un quotidiano finanziario milanese a bassa tiratura, Finanza e Mercati.

Naturalmente ci saranno quelli che ritengono il libro di Abbate solo un caso di sensazionalismo becero. Tuttavia i suoi meriti e demeriti non sono stati neppure discussi, in Italia. Tutto ciò è inquietante per almeno una ragione, o forse due.
Ciò mostra che, nonostante la fine della Democrazia Cristiana, la vita pubblica italiana continua ad essere influenzata dalla Chiesa cattolica in un modo che è profondamente non salutare. La questione, che senza dubbio non sarà mai risolta, è se il silenzio che ha avvolto “Sex and the Vatican” è il risultato di un’autocensura e un malposto senso di rispetto da parte dei giornalisti italiani, o se è dovuto ad un intervento diretto delle gerarchie ecclesiali.

Se la ragione fosse quest’ultima, allora il libro di Abbate è stato trattato in un modo che rispecchia esattamente le principali accuse contro la Chiesa cattolica negli scandali di abusi sessuali degli ultimi anni: invece di occuparsi delle cause del problema, i leader della Chiesa lo hanno occultato facendo finta che non esistesse. I preti e i monaci che sono stati trovati colpevoli di abusi (e in molti casi anche di violenze sessuali) nei confronti di bambini o adolescenti, sono stati trasferiti in altre diocesi o comunità; le accuse sono state soffocate e gli accusatori discreditati, perché la considerazione più importante non era l’eliminazione delle mele marce, ma la protezione della reputazione dell’industria da cui provenivano.

Qualunque sia il grado di coinvolgimento della Chiesa nella sepoltura mediatica di “Sex and the Vatican”, l’ipocrisia che si indovina è la stessa dei vescovi che per decenni hanno fatto finta di non vedere i preti che erano noti o sospetti assalitori.

La settimana prossima il Vaticano pubblicherà un nuovo documento per i vescovi, con le indicazioni su come comportarsi nei casi di abusi sessuali. Ci si aspetta di trovare linee guida su come comportarsi con le vittime, come collaborare con le autorità civili, come proteggere i bambini ed educare i futuri preti. Ma tutto ciò avrà un’efficacia limitata se il comportamento di fondo della Chiesa resterà invariato. E la storia di “Sex and the Vatican” dà motivo di credere che sia così.

Tratto da: http://italiadallestero.info/

Alcuni stralci tratti dal libro:
sister in love
Sedotta e abbandonata
Festini romani
Don Contraddizione

Sex and the Vatican

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un paese in declino

Italia, le ragioni di un presente senza libertà


[La Notizia]

La nazione è alle prese con una crisi senza precedenti della libertà di stampa, del sistema istituzionale, e dell’economia. Ma restano poche le reazioni e le critiche.

ROMA – La prima pagina di un sito internet istituzionale, di proprietà di un ministero, il cui scopo è comunicare coi cittadini, svuotata totalmente e utilizzata dalla dirigenza per rispondere perentoriamente alle critiche di una testata giornalistica.

Potrebbe sembrare la descrizione di un fatto avvenuto in un regime paramilitare sudamericano o in una pseudo democrazia mediorentale, e invece è quanto accade nella moderna Italia, da qualche giorno.

La prima pagina del sito del ministero della pubblica amministrazione e dell’innovazione è stata totalmente oscurata per far spazio ad una serie di ...
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il governo Berlusconi ricorre a mezzi sempre più ripugnanti

Populismo tendente al fascismo

pubblicato in Svezia [Dagens Nyheter]

Perché il resto del mondo dovrebbe interessarsi al modo in cui è governata l’Italia se nemmeno gli italiani lo fanno? Perché l’Italia fa parte dell’UE, e anche se i 27 membri non agiscono esattamente secondo il motto dei moschettieri “tutti per uno e uno per tutti”, ci sono alcuni denominatori comuni. Tra le altre cose, il rispetto per chi la pensa diversamente e per i diritti delle minoranze, per la libertà d’espressione e di stampa. E naturalmente anche le condizioni economiche per entrare nella zona dell’euro.

Silvio Berlusconi, il gigante del mondo degli affari che è diventato politico, per quanto riguarda la teoria professa forse i principi europei, ma nella pratica fatica parecchio a farlo.

La stampa estera ha segnalato a lungo quanto sia inopportuno che un capo di governo abbia il quasi totale monopolio dei media. Semplificando un po’, è stato affermato che l’elettorato italiano si sia fatto sedurre dagli sciocchi programmi dei media sotto il controllo di Berlusconi. I programmi potranno essere imbarazzanti, ma per molti italiani l’intera politica è un sistema vergognoso, che può essere gestito tanto da un intrattenitore come Berlusconi quanto da un personaggio noioso come Giulio Andreotti, il protagonista assoluto della politica italiana del dopoguerra. C’è un film recente su Andreotti, “Il divo”, in cui il potere appare duro, pericoloso e mortale.

L’era di Andreotti si è conclusa con la caduta del muro e adesso ha preso il suo posto Berlusconi. Questi ha lo stesso controllo ed esige la stessa fedeltà ma appare significativamente meno pericoloso. È proprio questa la cosa più sgradevole. Perché man mano che la situazione economica si fa più difficile, il governo Berlusconi
ricorre a mezzi sempre più ripugnanti. I critici vengono minacciati e ridotti al silenzio.....

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la malvagità del banale

Videocracy [Dagens Nyheter]

.......riceve gli ospiti nella sua “casa bianca” e sorridendo passa il suo cellulare da cui svolazza come suoneria “La giovinezza”, canzone di battaglia dei fascisti, tra immagini di simboli del partito, svastiche e Mussolini: ”Bello, eh?”........


La malvagità del banale. Che cosa succede nell’opinione pubblica del regno di Silvio Berlusconi, dove il primo ministro controlla l’intera televisione? Erik Gandini ritrae questo incubo sorridente ed amorale che esce dallo schermo.

Erik Gandini, nato a Bergamo, si è finalmente deciso ad affrontare l’Italia, la sua misteriosa patria il cui presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è procurato l’immunità giudiziaria, ha messo i rom in posti simili a campi di concentramento e sempre con il sorriso sulle labbra si è divincolato tra tutti gli scandali grandi e piccoli, all’apparenza con il tacito consenso della maggioranza degli italiani.

Di tempo ce n’è voluto ed è senz’altro stato difficile da portare a termine, ma il suo film “Videocracy” (più o meno ‘governo dello schermo’) ha meritato in pieno quest’attesa.

In Italia, più dell’80% delle persone si informano esclusivamente attraverso la televisione. La televisione è di proprietà del primo ministro Silvio Berlusconi con il suo prosperante impero mediatico Mediaset, oppure è da lui dominata attraverso il suo partito Forza Italia. Il partito di governo italiano esercita sulla radio e sulla televisione pubblica RAI un’influenza ben più grande di quanto sarebbe possibile in Svezia.

Ma Erik Gandini non si sofferma quasi mai su questi dettagli e presenta invece, attraverso un linguaggio visuale, brillante e carico di emotività, qualcosa di ben più difficile da cogliere: le conseguenze e la psicologia di ciò che definisce una “rivoluzione culturale”. Una rivoluzione in cui sono soprattutto le donne ad essere sfruttate e misteriosamente accettano di farsi sfruttare....................

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G8: Berlusconi affondato!

di ItaliaDallEstero.info
E’ dunque in Italia, tra le rovine de L’Aquila, in parte distrutta dal terremoto dello scorso aprile, che si è tenuto, per due giorni, il summit del G8.
Si trattava di un incontro tra i capi di Stato degli otto paesi più ricchi del mondo. Tra le poche decisioni prese compare la riduzione del 50% delle emissioni mondiali di CO2. Bene, ma sarebbe stato quantomeno più decoroso se questi signori e signore non si fossero accontentati di fissare la data di tale riduzione al 2050. E’ triste per i bambini di oggi che soffriranno ancora domani. Ma bisogna capire i grandi dirigenti: nel 2050, se non sono morti, saranno, con ogni probabilità, in uno stato di decadimento fisico e intellettuale avanzato. Bisogna dire che, per la prima volta da non so quanto tempo, una riunione di capi di Stato è stata presieduta da un buffone. Sono i nostri colleghi de L’Express che, sulla copertina di questa settimana, trattano così il figurino Berlusconi, fotografato con uno scintillante sorriso a trentadue denti e i capelli ben trapiantati sul cranio. Se la riunione si fosse tenuta in Inghilterra, avremmo scritto che era guidata da un Primo Ministro contestato dall’opinione [pubblica, N.d.T.]; in Germania, avremmo parlato di un cancelliere che pensa solo alle elezioni di novembre; in Spagna, avremmo ricordato che il Primo Ministro non è molto intelligente, ma è stato rieletto due volte, e in Francia ci sarebbe di certo stato un socialista pieno di humor (sembrerebbe che esista) per invitare tutti a notare che non c’è niente di più originale che far presiedere un summit ad un piccolo presidente. Ma dato che eravamo in Italia, si è dovuto parlare del buffone e sarà così finché il paese sarà diretto da un uomo di affari che ha guadagnato tanti soldi da potersi comprare case, auto, magistrati e televisioni. Invitato a parlare di sé (come tutte le settimane su tutti i canali diretti dai suoi “propri” impiegati), il presidente del Consiglio ha detto: “Gli italiani mi vogliono perché sono buono, generoso, sincero e leale”.
Oserò affermare che ha detto la verità: se ne frega altamente della gente, ma è buono con i bambini; quando invita delle donne ad abbronzarsi integralmente sul bordo della sua piscina, le nutre e talvolta persino le ospita; è sincero quando parla delle vittime del terremoto le cui famiglie sono senza casa in questi termini: “bisogna prenderla come fosse un week-end di campeggio”; è leale perché quando aggira e raggira la legge non se ne nasconde. Osservo che ha dimenticato di dire che è onesto. È sicuramente [una dimenticanza, N.d.T.] involontaria. Berlusconi ha affermato di non aver mai pagato per fare l’amore. Non fatico a crederlo, sono certo che trova sempre una peripatetica (non siamo in tanti ad usare questa parola per parlare di una puttana) abbastanza contenta di sorbirsi il presidente per viziarlo gratis!

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Quest' Italia




la canzone per ItaliaDallEstero.info

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Italia mela marcia dell'Europa che per premier ha un ...*

L’Italia non merita di essere parte dell’Unione Europea
Pubblicato martedì 28 ottobre 2008 in Olanda [de Volkskrant]
L’ipocrisia con cui l’UE sta cercando di imporre i propri ‘valori e norme’ ad un paese come la Turchia, mentre mantiene al suo interno una mela marcia come l’Italia, toglie credibilità all’UE stessa.

Bisognerebbe provare ad essere immigrato in Italia. Ogni anno questo Paese xenofobo dell’UE
attua una strategia del terrore quando si tratta di immigrati: viene impiegato l’esercito per continuare a tenere in pugno gli immigrati, vengono deportati gli immigrati in regola senza lavoro, e a tutti i rom (anche ai bambini!) verranno in futuro prese le impronte digitali dando per scontato che questi inevitabilmente compiranno (prima o poi) atti criminali.
Non si lesina sulla violenza quando si tratta di immigrati, che spesso sono bersaglio di omicidi e maltrattamenti a sfondo razzista. Quindi al momento l’Italia è probabilmente il Paese più razzista dell’UE. Un Paese in cui i partiti al governo flirtano apertamente con il fascismo e in cui ad ogni angolo della strada si può comprare un calendario di Mussolini non si addice a quell’immagine civile, moderna e progressista di cui l’Europa va tanto fiera. Anzi, un futuro Paese dell’UE deve poter garantire la sicurezza alle proprie minoranze per poter essere ammesso all’Unione. Ma allora neanche quest’Italia fascistoide, con le sue politiche d’immigrazione tanto disumane, potrebbe diventarne membro.
* Un farabutto da caricatura...continua italia dall'estero

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il paese piu’ bello d’ Europa da’ le spalle alla democrazia

Niente tripartizione dei poteri nel Paese piu’ bello d’Europa
Pubblicato giovedì 12 febbraio 2009 in Olanda [de Volkskrant].

Anche senza voler essere politically correct, non è esagerato affermare che, per un Paese come l’Italia – con quasi 60 milioni di abitanti e altrettanti interessi – sarebbe utile avere a disposizione un pacchetto di leggi e regolamenti ai quali attenersi di tanto in tanto.
Gli italiani in effetti hanno gia’ un’attenzione estremamente bassa per l’interesse comune; le auto parcheggiate in tripla fila che paralizzano il traffico sono l’esempio più banale. Un sistema legale e giudiziario regolari riescono appena a contrastare queste caratteristiche anarchiche del paese.
L’applicazione delle regole non riesce a dare risultati. Dove puo’ condurre un simile stato di cose, si e’ visto questa settimana durante la furibonda lite riguardo la morte della paziente in coma Elana Englaro.
Rappresnetanti dei cittadini hanno accusato il presidente Napolitano di omicidio. I cattolici sono scesi in strada additando il padre di Eluana come un boia. Il premier Berlusconi ha detto, come se la sua opinione personale in questo caso fosse necessaria, che lui non staccherebbe mai la spina se fosse il padre di Eluana, la ragazza che gia’ da 17 anni vive in stato vegetativo ma che secondo Berlusconi “puo’ ancora avere figli”.
Questo imbarazzante spettacolo non si sarebbe mai verificato se dall’inizio ci si fosse semplicemente attenuti alle regole. Tali regole conferiscono ad Eluana pieno diritto a morire – la Corte di Cassazione si era gia’ pronunciata a riguardo lo scorso novembre in modo chiaro. In qualsiasi altra democrazia i politici si piegano senza fare il muso davanti ad una sentenza del genere – in rispetto al principio democratico della divisione dei poteri. In Italia senza alcuna traccia di vergogna ci si sbarazza di una sentenza della magistratura, mandando a quel paese Montesquieu e la sua opera filosofica sulla divisione dei poteri.
La questione Eluana non è slegata dal resto, per dirla dolcemente. Dieci anni fa alcuni giudici (non solo italiani ma anche europei) stabilirono che una emittente televisiva di Berlusconi, “Rete 4″, violava in modo grave le leggi. “Rete 4″ ha continuato normalmente a trasmettere su una frequenza tv che aveva perduto nella gara d’appalto dell’assegnazione delle frequenze a favore di una emittente commerciale estranea che non faceva parte dell’impero. Ma “Rete 4″ trasmette ancora oggi senza problemi nonostante la Corte Europea abbia gia’ da tempo dichiarato che l’emittente e’ illegale.
Inoltre ci sono una quantità di parlamentari che malgrado siano inquisiti per reati di frode, corruzione e associazione mafiosa, se ne rimangono seduti sui loro seggi come se niente fosse. Ci sono poi quelli che non si fanno quasi mai vedere in parlamento, ma comunque ‘decidono’ riguardo a proposte di legge grazie ai colleghi di partito che premono in loro assenza i bottoni per la votazione. Quando i membri dell’opposizione hanno fecero delle foto con i loro telefonini per documentare questa frequente irregolarità, furono loro stessi ad essere ammoniti: fare delle foto avrebbe potuto minare la ‘dignità del parlamento’.
In Italia “lo Stato non e’ a servizio della legge, ma la legge a servizio dello Stato”, ha scritto il giudice siciliano Felice Lima recentemente a proposito della magistratura italiana. Così il paese piu’ bello d’ Europa da’ le spalle alla democrazia.
Fonte italia dall'estero


Gli autori del disatro economico,sociale e culturale

Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta
Paolo Bonaiuti (Informazione, comunicazione ed editoria)
Gianfranco Miccichè (CIPE)
Carlo Giovanardi (Famiglia, Droga, Servizio civile)
Michela Vittoria Brambilla (Turismo)
Aldo Brancher (Federalismo)
Rocco Crimi (Sport)
Maurizio Balocchi (Semplificazione normativa)
Guido Bertolaso (Soluzione dell'emergenza rifiuti nella regione Campania)

Ministri senza portafoglio

Rapporti con le Regioni: Raffaele Fitto
Attuazione del Programma di Governo: Gianfranco Rotondi
Pubblica amministrazione e l'Innovazione: Renato Brunetta
Pari opportunità: Mara Carfagna
Politiche Europee: Andrea Ronchi
Rapporti con il Parlamento: Elio Vito
Riforme per il Federalismo: Umberto Bossi
Gioventù: Giorgia Meloni
Semplificazione Normativa: Roberto Calderoli

Ministri con portafoglio

Affari Esteri: Franco Frattini
Sottosegretari: Stefania Gabriella Anastasia Craxi, Alfredo Mantica, Enzo Scotti
Interno: Roberto Maroni
Sottosegretari: Michelino Davico, Alfredo Mantovano, Nitto Francesco Palma
Giustizia: Angelino Alfano
Sottosegretari: Maria Elisabetta Alberti Casellati, Giacomo Caliendo
Difesa: Ignazio La Russa
Sottosegretari: Giuseppe Cossiga, Guido Crosetto
Economia e Finanze: Giulio Tremonti
Sottosegretari: Alberto Giorgetti, Daniele Molgora, Nicola Cosentino, Luigi Casero, Giuseppe Vegas
Sviluppo Economico: Claudio Scajola
Sottosegretari:Ugo Martinat, Paolo Romani, Adolfo Urso
Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: Luca Zaia
Sottosegretari: Antonio Buonfiglio
Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare: Stefania Prestigiacomo
Sottosegretari: Roberto Menia
Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli
Sottosegretari: Roberto Castelli, Bartolomeo Giachino, Mario Mantovani, Giuseppe Maria Reina
Lavoro Salute e Politiche sociali: Maurizio Sacconi
Sottosegretari: Pasquale Viespoli, Ferruccio Fazio, Francesca Martini, Eugenia Maria Roccella
Istruzione Università e Ricerca: Mariastella Gelmini
Sottosegretari: Giuseppe Pizza
Beni e Attività Culturali: Sandro Bondi
Sottosegretari: Francesco Maria Giro

Con la complicità di scribacchini (della carta stampata e dei mezzi radiotelevisivi ), perlopiù dipendenti diretti e indiretti del potere politico ed economico di questo pseudo-governo; che si spacciano per giornalisti ,avendo ormai rimosso ciò che è la deontologia professionale di questi ultimi.

La deontologia professionale è dettata da un insieme di regole che guidano l’attività giornalistica
e ne garantiscono l’imparzialità e l’obbiettività.
Le regole deontologiche sono numerose e sempre in corso di aggiornamento anche se, oltre alla legge istitutiva dell’Ordine che prevede che vengano rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori, i giornalisti hanno firmato protocolli e carte di principi o codici interni ad uno stesso giornale.
L'articolo 2 della legge che ha costituito il Consiglio Nazionale dei Giornalisti infatti, assume una grande importanza: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, ma sempre nei limiti imposti dal rispetto della personalità altrui; è obbligo del giornalista rammentare i doveri imposti dalla buona fede e dalla realtà in fase di resoconto, attenendosi all'osservanza della verità sostanziale.

In particolare, si rammentano le seguenti norme e doveri:
* Carta dei doveri del giornalista
* Carta dei diritti e dei doveri del giornalista radiotelevisivo
* Carta di Treviso
* Comitato Nazionale per la correttezza e la lealtà
* Trattamento dei dati personali
* Carta Informazione e Pubblicità
* Carta dei Doveri dell'informazione economica

Fonte piccoligiornalisti.it

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l'incubo di berlusconi: l'Onestà

Renato Soru, speranza della sinistra ed incubo di Berlusconi
Pubblicato venerdì 6 febbraio 2009 in Francia. [Libération]

Italia. Il presidente uscente della regione Sardegna punta ad un nuovo mandato.
E’ colui che rovina i fine settimana di Silvio Berlusconi. Dopo che a dicembre, in disaccordo con la sua maggioranza di centro sinistra, ha dato le dimissioni dalla presidenza del consiglio regionale della Sardegna ed ha richiamato gli elettori alle urne, Renato Soru obbliga il capo del governo italiano a moltiplicare i suoi viaggi nell’isola. Meno di un anno dopo la sua ampia vittoria alle legislative, il Cavaliere ha in effetti scelto di trasformare le elezioni regionali del 15 e 16 febbraio, che coinvolgono meno di 1,5 milioni di elettori, in una battaglia nazionale.
“L’anti Silvio”. Nelle strade di Alghero, di Sassari o di Cagliari, il nome del candidato del partito del Popolo delle Libertà, Ugo Cappellacci, è praticamente scomparso a vantaggio di un molto evocativo “Berlusconi presidente”. “Una Sardegna che fa sentire la sua voce e che fa rispettare i suoi diritti, questo lo infastidisce”. “Mette tutto il suo potere e i suoi mezzi di comunicazione sul piatto della bilancia perché non vuole avere di fronte degli interlocutori, ma dei soggetti obbedienti” attacca il presidente uscente della regione Sardegna, che non ammette se non a fior di labbra che è “forse anche” la sua personalità che giustifica una tale mobilitazione della destra italiana. Perché il Cavaliere non vuole solamente mostrare che rimane il patron della politica transalpina, ma anche, evidentemente, bloccare sul nascere la salita alla ribalta nazionale di colui che appare come una delle poche risorse di un Partito Democratico in pieno dissesto... continua su italia dall'estero

leggi anche: le mani sulla Sardegna

leggi anche: Marcello, Silvio e la mafia: Sardegna, terra di conquista

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sogni privati e incubi pubblici

Stato di diritto sotto assedio in Italia.
Pubblicato giovedì 8 gennaio 2009 in Danimarca [Information.dk]

Il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi vuole riformare il sistema giudiziario italiano, che è sempre stato il suo incubo personale, e sogna di terminare la sua carriera come Presidente della Repubblica. “Tutto ciò che riguarda politica ed etica in uno stato di diritto gli è estraneo”, dice un prestigioso intellettuale italiano.

In un discorso prima di Natale il Primo Ministro ha annunciato che il governo nel 2009 lavorerà per la riforma del sistema giudiziario, che – tra l’altro – limita l’autonomia del Pubblico Ministero. Per gli intellettuali e gli esperti di diritto italiani questo più che un sogno è un incubo.

Quando Berlusconi nel gennaio del 1994 decise di ”scendere in campo”, sembra abbia affermato ”Sono costretto ad entrare in politica, altrimenti mi mettono in galera”.

Molti osservatori temono che una lunga serie di casi di corruzione riguardanti parlamentari e politici locali aderenti al maggiore partito d’opposizione, Partito Democratico, convincerà i politici dell’opposizione a sostenere il piano di Berlusconi.

”Il terzo governo Berlusconi rappresenta il punto più basso nella storia d’Italia dall’Unità nel 1870 ad oggi”.A causa della supremazia degli interessi privati sugli interessi della collettività, il rapporto tra cittadini ed istituzioni non è mai stato peggiore di adesso.

Fino ad ora nessuna dittatura europea del ‘900 (neanche il fascismo italiano) aveva permesso che gli interessi privati dei leader politici fossero alla base del lavoro legislativo e giudiziario.

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sangue di Stato

“Ho segreti di Stato che mi porterò in paradiso”

Roma - Sette volte primo ministro e otto volte ministro degli Esteri, processato per associazione mafiosa ed omicidio (assolto per prescrizione), uomo devoto come pochi, Giulio Andreotti più conosciuto come Belzebù, è la storia vivente della politica italiana, che ha dominato come ha voluto con i suoi modi gentili e i suoi ermetici giochi di parole (più l’appoggio del Vaticano, Cosa Nostra e Stati Uniti) per mezzo secolo.

Senatore a vita ancora in attività, il grande papa della defunta Democrazia Cristiana continua a somigliare molto al protagonista de il Divo, la terrificante biografia comica di Paolo Sorrentino. Non è raro vederlo nell’auto ufficiale muoversi per le strade di Roma, e continua ad andare a messa ogni giorno alle sette di mattina nel centro. Lì prega un po’ e si ritrova con alcuni fedeli seguaci che fanno la fila per parlare qualche minuto con lui e ricevere un suo consenso.

Mercoledì questo incallito sopravvissuto della prima Repubblica italiana che è don Giulio,... leggi tutto

da el pais traduzione a cura di italiadallestero.info

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nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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in rete

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina