gentaglia come renzi, napolitano e berluscoria
diciamo i reAnziani
To be continued...
ri To be continued...
ecco adesso è finita la fase soft,
adesso parliamo di partigiani,
persone imperfette che hanno regalato libertà
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25 Aprite, agli stolti
I Tali Ani
non potete comprare tutto e tutti
L'talia nel suo inconscio si ribella
e s'offre
sei nato e morto qua
benvenuto nel paese delle mezze verità
Spegni la tv e ascolta le urla degli oggetti che ti circondano , compreso quella strana cosa che hai tra le orecchie , non è solitudine ma momento di riflessione , per capire tutto quello che hai attorno che ha virtù di esistere solo come ' prodotto ' di una civiltà abbandonata dal buon senso e fatta prigioniera dai mercanti delle anime.Un motto a cui mi viene naturale reagire è che ' ad una differenza di potenziale o tensione, l' unica forma sensata ad un eccesso di corrente strana è la resistenza' .
30 luglio 2009
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Non la mia festa, ma la festa del mio Paese e di tutti noi !
Quel che accadde in Italia dopo l'8 settembre 1943 è già stato giudicato dalla Storia.
Non serve a nessuno continuare a fomentare l'odio, contrabbandandolo per giustizia. Le scelte che fecero i cittadini sono incancellabili e appartengono alla Storia che non può essere tirata né da una parte né dall'altra, né tantomeno essere riscritta. Com'è incancellabile l'oppressione politica, culturale e civile sotto la quale il popolo italiano fu costretto a vivere.
Le crudeltà di allora furono infinite e i morti vanno tutti rispettati, ma le ragioni di quelle morti non posssono e non devono essere dimenticate. Valori e principi non finiscono mai: chi andò a Salò si unì ai nazisti diventandone servo, deportando e uccidendo il proprio fratello.
Quella che si combattè nel nostro Paese non fu una guerra civile ma una guerra di Liberazione. E la Resistenza per la libertà, per l'indipendenza dalla dominazione straniera rappresenta il riscatto del popolo italiano di fronte al mondo.
Questa distinzione non è stata scritta dagli storici ma dalla Storia.
Tratto da "La macchina delle bugie"(pag.260) di Loris Mazzetti
Leggi anche "25 aprile, la festa dei giusti" di Roberto Barbera
Non serve a nessuno continuare a fomentare l'odio, contrabbandandolo per giustizia. Le scelte che fecero i cittadini sono incancellabili e appartengono alla Storia che non può essere tirata né da una parte né dall'altra, né tantomeno essere riscritta. Com'è incancellabile l'oppressione politica, culturale e civile sotto la quale il popolo italiano fu costretto a vivere.
Le crudeltà di allora furono infinite e i morti vanno tutti rispettati, ma le ragioni di quelle morti non posssono e non devono essere dimenticate. Valori e principi non finiscono mai: chi andò a Salò si unì ai nazisti diventandone servo, deportando e uccidendo il proprio fratello.
Quella che si combattè nel nostro Paese non fu una guerra civile ma una guerra di Liberazione. E la Resistenza per la libertà, per l'indipendenza dalla dominazione straniera rappresenta il riscatto del popolo italiano di fronte al mondo.
Questa distinzione non è stata scritta dagli storici ma dalla Storia.
Tratto da "La macchina delle bugie"(pag.260) di Loris Mazzetti
Leggi anche "25 aprile, la festa dei giusti" di Roberto Barbera
25 aprile 2009
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25 aprile 2009. Viva L'Italia che rEsiste
' C’era una volta un Paese '
Tratto da www.inviatospeciale.comIl 25 aprile, la Festa dei Giusti
Di solito è di cattivo gusto per un giornalista scrivere in prima persona. Ma questa volta è il caso di correre il rischio, perchè il giorno della Liberazione non è solo una Festa nazionale, ma è anche parte di noi stessi, della nostra vita.
C’era una volta un Paese appena uscito dalla guerra. Molti i palazzi ancora diroccati, sulle coste i piazzali di cemento armato per i cannoni anti invasione del fascismo, i bunker lungo le strade, la povertà che si vedeva senza fatica. Poi, c’era la passione. Un sentimento volitivo e forte per la politica della stragrande maggioranza dei cittadini. Sui muri delle sezioni di partito erano affissi i giornali, l’Unità, l’Avanti, il Popolo, La Voce Repubblicana e tanti altri e le persone stavano lì in fila a leggerli, quando sapevano leggere, che non era da tutti.
La parola ‘fascismo’ si pronunciava con disprezzo. Era un sentimento comune per democristiani e socialisti, comunisti, repubblicani. E con loro i liberali, i socialdemocratici, gli ultimi azionisti e quelli che avevano fatto parte di Democrazia del lavoro. Formazioni politiche scomparse, identità perdute, il partimonio storico della Resistenza, del Comitato di liberazione nazionale, della lotta clandestina e poi della Prima Repubblica. Litigavano non poco, ma erano uniti in una pensiero di sdegno per le tragedie del ventennio, per la repressione della dissidenza, per il confino, il Tribunale speciale, le leggi razziali, gli omicidi e l’olio di ricino quando andava bene.
Il conflitto mondiale da 56 milioni di morti non era da evocare. Stava lì, nelle città e per le campagne, tra residuati bellici e case devastate. Il gruppetto sparuto di nostalgici del regime criminale ....
Leggi tutto inviatospeciale.com
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Viva la Resistenza! Viva i partigiani!
Tratto da schiavioliberi.blogspot.com
Che cos'è la Resistenza
« Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. » (Piero Calamandrei)
Sono passati molti anni ormai dalla fine della seconda guerra mondiale e, per molti italiani di oggi, giovani e non, il ricordo di quegli avvenimenti è sfuocato dal tempo e dal logorio di una vita frenetica, spesso superficiale, dove c’è poco spazio per la riflessione e la memoria storica.
Il 25 luglio 1943 il gran consiglio del fascismo aveva esautorato il suo duce, colpevole di aver condotto l’Italia in una guerra ingiusta e ormai chiaramente destinata alla sconfitta.
Era un tentativo piuttosto ipocrita di salvare se stesso e quello che restava della monarchia sabauda, legata a doppio filo da troppo tempo al delirio imperialistico e megalomane di Mussolini e del fascismo, che aveva portato la patria allo sfacelo morale e materiale.
Poi venne l’otto settembre; l’ambiguo governo Badoglio rendeva noto l’armistizio firmato con gli alleati e gli italiani gioirono credendo che quella dura guerra, che ormai si combatteva sul nostro suolo, fosse finita e con essa le loro sofferenze.
Ma così non fu. Semplicemente si dissolse lo stato. Complice una classe dirigente pavida e cialtrona che non seppe e non volle gestire quella pur tremenda e difficile fase, gli italiani - civili e militari – furono lasciati allo sbaraglio, senza nessuna direttiva, in balia dell’occupazione tedesca al centro nord e il fronte che avanzava con gli alleati da sud.
In questo contesto umiliante e sconfortante l’Italia era in ginocchio: non c’era speranza per un popolo che aveva subito la dittatura fascista, la guerra e adesso la catastrofe.
Ma non tutti gli italiani si arresero; qualcuno ebbe la forza e il coraggio di provare a riscattare la patria, di cercare rimedio alla colpa di un’ideologia – quella fascista – e di una guerra sbagliate e disumane, che avevano escluso gli italiani dal novero dei popoli civili e che li avevano, loro malgrado, resi complici del mortifero imperialismo nazista.
Così nacque, nella coscienza di quei patrioti che si accollarono il peso morale di un’intera nazione, il bisogno di riscatto: di giustizia e libertà; a qualsiasi costo. Così nacque la Resistenza.
Fu una scelta personale totalmente libera e tremendamente rischiosa: nessuno obbligava e tutto sembrava essere contro.
La Resistenza fu sostanzialmente questo: il coraggio e la dignità di riscattarsi dall’essere stati dalla parte sbagliata della storia, finalmente stanchi di aver accettato troppo a lungo l’ingiustizia.
Essa fu l’unione del vecchio e nuovo antifascismo, di una comune pur differente speranza di costruire una nuova Italia.
Gli anni seguenti furono molto duri, anche perché segnati dalla guerra civile contro i fascisti complici dell’oppressore tedesco, ma i partigiani riuscirono veramente grazie al loro eroismo e a costo di tante morti nel loro intento: fu grazie a loro che alla fine della guerra l’Italia fu trattata meno duramente dai vincitori alleati rispetto a Germania e Giappone, nonostante portasse come loro l’enorme responsabilità storica del più terribile e distruttivo conflitto che l’umanità avesse mai vissuto.
Fu grazie a loro che gli italiani poterono costruire la loro democrazia, ma il prezzo fu tremendo: in diciotto mesi di guerra resistenziale morirono 62.000 partigiani.
Il loro sacrificio sia ricordato; come esempio veramente glorioso di chi ha dato la vita perché il nostro futuro potesse essere migliore, di chi può essere ancora un esempio di dignità, coraggio, speranza; di chi rifiuta l’ingiustizia, allora, ora e sempre.
Viva la Resistenza! Viva i partigiani!
Cesare Battistelli
Pubblicato da SCHIAVI O LIBERI?
21 aprile 2009
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