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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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egoismo più paura non fanno uomini, fanno bestie

Un neoliberismo di merda
Viviana

Hanno tanto propagandato un neoliberismo che avrebbe portato ad un mondo migliore, con più lavoro e più benessere per tutti, meno miseria e meno disoccupazione, che tutti ci sono cascati, e anche chi sperava in una rivoluzione proletaria o in una socialdemocrazia nordica o in una democrazia allargata e partecipata ha ceduto alle sirene del mercato, ad una presunta libera concorrenza che si autoregolasse da sola, ad un crescente progresso generalizzato, a guadagni facili e rapidi ottenuti con metodi dubbi e discutibili, e ha messo lo scopo della sua vita nella speranza di possedere di più, di avere maggior potere sugli altri, di moltiplicare i propri desideri, imitare i vizi delle classi abbienti e trasgredire la legge pur di soddisfare voglie meschine.
E il piacere e il possesso sono diventati i massimi Dei.
In loro nome si sono spacciate autentiche sciagure, come le guerre di esportazione di democrazia, la delocalizzazione del lavoro, l’abbattimento delle norme di tutela dei lavoratori, l’annientamento dello stato sociale, la corrosione dei diritti costituzionali, la distruzione del pianeta, il cambio climatico, la schiavizzazione, la speculazione borsistica selvaggia, il sostegno dei gruppi bancari alle guerre e al crimine, la fine dei diritti democratici, il moltiplicarsi della miseria e della disoccupazione…
Come in queste condizioni sia possibile che le masse votino ancora per i loro aguzzini resta un mistero che solo il plagio delle coscienze, la manipolazione mediatica e la corsa al potere e al possesso possono spiegare.
Ma quando in uno Stato non c’è altro e non si parla d’altro, quello Stato ormai è moralmente e legittimamente finito. Non esiste più la Democrazia.
E il potere di fare la legge o di gestire l’economia o di amministrare la religione diventa un potere senza più diritto, senza più carisma, senza più giustificativo etico e sociale che ne legittimi l’esistenza. Diventa Potere e basta e dunque sopruso fine a se stesso.
Ma quando il potere si scopre nudo nella sua essenza più feroce e insensata, quando serve solo a mantenere la propria forza e a coprire i propri abusi, allora, sia esso laico, politico, economico o religioso, può essere solo rigettato dalla compagine sociale.
L’egoismo arido e cinico, la mancanza di partecipazione sociale, la caduta di valori e di ideali e l’assenza di empatia verso chi sta peggio sono diventati le regole di una vita sciagurata e fine a se stessa che le classi egemoni hanno presentato come modello abietto del vivere e che le classi subalterne hanno cercato di imitare senza riuscire a produrre anticorpi durevoli ed efficaci contro i danni conseguenti. E’ stata una vera contaminazione distruttiva.
In questo declino dissennato di ciò che rende onorevole un’esistenza e lodevole una Nazione, né i partiti né le religioni né le ideologie laiche né i gruppi economici sono riusciti a costituire un polo di luce a cui ispirarsi, anzi sono cresciuti i tentativi dei malviventi del potere di feudalizzare lo stato, unificare le opposte fazioni nei privilegi e negli abusi, creando sempre nuove impunità a favore di pochi e sempre nuove disparità per i soli potenti, allargando il solco tra la cricca che comanda e il resto del popolo, uccidendo al contempo futuro e democrazia, fino alla dissoluzione dello Stato stesso.
Col neoliberismo, il corpo sociale ha perso via via qualsiasi significato di merito che lo tenga unito, non più la religione, la chiesa, la patria, i valori civili, il senso di umanità, l’appartenenza a una nazione o a una etnia, la speranza nel futuro o nel progresso, solo sporadici tentativi di agglomerare le masse sulle voci dell’odio, della paura, del vizio, dell’egoismo…
Ma egoismo più paura non fanno uomini, fanno bestie.
La classe operaia non va più in paradiso. Non va più da nessuna parte. Non va più nemmeno al suo posto di lavoro quando è stata licenziata per ingiusta causa e non più reintegrata dal giudice. Quest’epoca ha deciso che la classe operaia va al cesso. Ma le ha tolto anche il cesso.

COSE DA RICORDARE, COSE DA DIMENTICARE


Amy Winehouse - You know I'm no good. Live in London 2007




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“I partiti di oggi sono... federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.”
Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.”
Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione.”
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude…” “Il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. L’inflazione è l’altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l’una e contro l’altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per es. che pur di domare l’inflazione si debba pagare il prezzo d’una recessione massiccia e d’una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell’economia, ma che l’insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell’austerità e della contemporanea lotta all’inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.”
Quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire
.”

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.

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Capito perché la corruzione è LA MADRE DI TUTTI I MALI del nostro paese? Capito perché ai partiti NON interessa COMBATTERLA?

CORTE DEI CONTI-INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO

Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra. L’illegalità ha effetti devastanti sull’attività di impresa e quindi sulla crescita. Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi. Non possiamo permettere che questo accada” dal discorso del presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri oggi durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
L’illegalità ha effetti devastanti sull’attività d’impresa e sulla crescita. Eh sì, perché si parla tanto di crescita ma se poi fai lavorare solo le aziende (palesi o mascherate da coop) che ti passano le mazzette, che spesso non hanno neanche le capacità di effettuare a regola d’arte i servizi per le quali vengono pagate, allora penalizzi chi fa impresa onestamente e paga tutte le tasse nonostante una pressione fiscale abnorme. Queste imprese sane e virtuose falliscono e quindi cala il gettito fiscale, perché lavoreranno solo quelle degli amichetti della politica bipartisan (Mafia Capitale docet) che spesso le tasse mancano le pagano, essendosi abilmente camuffate da cooperative e godendo dei relativi vantaggi fiscali. Ed altre non ne apriranno perché è follia di questi tempi entrare in un mercato drogato sapendo di non poter competere e quindi fatturare e quindi assumere. E l’Italia così è affondata. Capito perché la corruzione è LA MADRE DI TUTTI I MALI del nostro paese? Capito perché ai partiti NON interessa COMBATTERLA?
“.

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Napolitano se ne è andato ... le amare lacrime con pensierini degni delle letterature di regime dei paesi dell’est


Je suis George!

di Saverio Lodato - 15 gennaio 2015
Napolitano se ne è andato, ma rimane. L’Italia politica ha proclamato il lutto nazionale. I quotidiani che si riferiscono a un’opinione pubblica di sinistra, almeno quella che ne rimane, pubblicano editoriali e commenti a mezz’asta. I notisti del Quirinale, mentre si mettono alle tastiere dei p.c., in queste ore, hanno gli occhi lucidi.
"Je suis George", sembrano sussurrare all’unisono.
E infatti segnalano che si è aperta una crepa, un vuoto incolmabile, l’inizio di una fase in cui niente sarà più come prima. Roosevelt? Truman? Churchill? De Gaulle? Hirohito? Siamo lì. E’ quella la categoria di appartenenza.
A noi, invece, è tornato alla memoria Bartleby lo scrivano, quel memorabile personaggio di un racconto di Melville che alla decisione del suo datore di lavoro, un avvocato newyorchese, di liberarsi definitivamente di lui, intimandogli lo sfratto dall’ufficio, rispondeva invariabilmente laconico: "Preferirei di no". E tanto si ostinò che il suo datore di lavoro, esasperato, trasferì la sua attività da un‘altra parte lasciando che Bartleby vagasse come un fantasma fra le stanze del suo vecchio studio…

Napolitano, infatti, se ne va, ma non se ne va. Rimane senatore a vita, grande elettore del suo successore, oculato tessitore di quelle riforme che non ha visto tradotte in pratica sebbene si fosse concesso un discreto lasso di tempo - nove anni - in cabina di regia, e che, con il piglio dell’ultimatum, aveva squadernato davanti ai tre premier da lui voluti, Monti, Letta e Renzi, pur che non fosse restituita la parola agli elettori. Il che puntualmente è accaduto.

Ora che Napolitano se ne è andato, ma è rimasto, piangono in tanti. A parte i ragazzacci, alla Salvini o alla Grillo, tutti gli altri hanno accompagnato le amare lacrime con pensierini degni delle letterature di regime dei paesi dell’est: Resta. Non te ne andare. Ci mancherai. Sarai il nostro Punto di Riferimento. L’Italia è salva grazie a te. L’Italia si salverà grazie a te. E’ merito tuo se ci rispettano in Europa. Pianti, abbracci, e arrivederci.
Che la politica italiana fosse ormai alla canna del gas, si sapeva e nessuno ne fa più mistero. Che la cosa che sa fare meglio sia rubacchiare alla grande ce lo raccontano puntualmente le cronache. Ma assistere al teatrino di un esercito di "orfanelli" incapaci di immaginare il loro futuro senza che a guidarli sia la mano salda di un signore novantenne che gli faccia i compiti giorno per giorno, dovrebbe far riflettere... continua www.antimafiaduemila.com

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più mafia per tutti


corruzione e mafia,
questa è l'italia di berlusconi, napolitano e renzi



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“terribile è l’ira del mansueto”

Grande
DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it
All'indomani delle  elezioni amministrative della primavera del 2012 in un articolo intitolato “Ecco perché il voto del 2013 potrebbe segnare la fine della democrazia” (Il Gazzettino, 11 maggio 2012) di fronte a un’astensione che stava montando di tornata in tornata, scrivevo: “Nel 2013 (...) l'astensione potrebbe diventare valanga. I partiti non sembrano rendersi conto che stanno ballando sull'orlo di un vulcano in eruzione. La crisi ha aperto gli occhi ai cittadini che scoprono di essere presi in giro da almeno trent'anni, governasse la destra o la sinistra o tutte e due insieme”. E concludevo: “Le elezioni del 2013, Grillo o non Grillo, potrebbero segnare, con un’astensione colossale, la fine della democrazia rappresentativa ”.

Nel 2013 ci fu un’ ulteriore erosione dell'elettorato, ma quell’ “astensione colossale” che io prevedevo già per quell’anno è arrivata ora, nell’autunno del 2014.
E solo adesso, tranne Renzi che fa il pesce in barile e definisce l'astensione “secondaria” e Matteo Salvini
che finge di aver vinto un’elezione che invece ha perso, come tutti, perché dai 116.394 voti delle europee è passato ai 49.736 di oggi, tutti gli esponenti di partito, i commentatori, i giornalisti scoprono l'esistenza del fenomeno.

Naturalmente cercano di sminuirne la portata attribuendolo al tempo ridotto per votare, agli scontri in atto all'interno del Partito democratico e a quelli con i sindacati, agli scandali emersi in Emilia Romagna,
alle inchieste della magistratura e a qualsiasi altra causa cui possano appigliarsi. Ma tutte queste ragioni non possono aver avuto che un'incidenza molto parziale, direi minima, su un fenomeno così esteso. 

La realtà è che la gente non crede più a questo sistema, non crede più al balletto delle elezioni, non crede più alla democrazia rappresentativa e, forse, alla democrazia tout court.

I partiti che si scannano per dividersi quel poco di elettorato che gli è rimasto appiccicato fanno la stessa impressione di chi, in un castello che sta andando in fiamme, si preoccupi di assicurarsi comunque gli appartamenti migliori, mentre là fuori sono circondati da milioni di arcieri che non hanno ancora trovato il loro Robin Hood, ma che prima o poi occuperanno quelle macerie fumanti.  

Il fenomeno non è solo italiano. Negli Stati Uniti un deputato, in un momento di sincerità, ha affermato che “gli elettori contano poco o nulla e non sanno neanche perché e per chi votano”. Tuttavia, come ho già avuto modo di osservare, l'Italia è, storicamente, un “paese laboratorio” e la fine della democrazia da noi potrebbe preludere alla fine anche delle altre democrazie occidentali. 
A differenza di quanto ha scritto Antonello Caporale sul Fatto Quotidiano, non ha vinto “il partito della pantofola”. Chi è rimasto a casa è uno che ha esaurito ogni pazienza e, non essendo vincolato, a differenza di Grillo, a una rivoluzione pacifica che agisca all'interno delle regole democratiche, il giorno che, esasperato, deciderà di uscire allo scoperto lo farà, per usare un eufemismo, con le mazze da baseball. E saranno guai. 
Perché, come dice la Bibbia, “terribile è l’ira del mansueto”.
Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
29.11.2014

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Sondaggi? Bugie per manipolare la gente!

SONDAGGI : Viviana Vivarelli

L’informazione è un aspetto estremamente delicato in una democrazia perché diffondere notizie false modifica il comportamento degli elettori.
In Italia la disinformazione è la norma. Siamo al 49° posto per libertà di stampa. Ormai i media non informano, deformano. E i sondaggi falsi fanno parte della manipolazione politica.

Si viola anche bellamente la legge, che impone di non diffondere i sondaggi nei 15 giorni prima di una tornata elettorale, ma abbiamo visto sondaggi più o meno farlocchi ovunque per le elezioni regionali in Emilia e Calabria.
Il peggio è che ogni partito ha il suo sondaggista di fiducia.
La prima falsità è che si sparano dati solo su chi nel campione dichiara che voterà, come se il 50% di italiani che non intendono votare non esistessero, questo gonfia risultati che sono poi già falsati dal modo in cui si pongono le domande, dalla ristrettezza della scelta, dal campione o dall’orario scelto e dal fatto che si usa il telefono fisso e non il cellulare, cosa che esclude una larga fetta di persone.
Più i partiti cadono nel discredito degli Italiani, più infittiscono i sondaggi, come se i contenuti latitanti potessero essere sostituiti dai numeri e anche questo prova che i sondaggi non servono a rilevare delle opinioni momentanee ma a provare delle tesi poste a priori. Cioè i sondaggi fanno il gioco di quelli che li pagano.
Sembra che solo 2 italiani su 10 credano ai sondaggi ma ormai questi politicanti ne hanno talmente abusato da far temere che si arrivi ai sondaggi giornalieri, tanto più distorsivi quanto più i sondaggisti sono incorsi in passato in clamorosi errori, per molti motivi: sondaggi ad personam (cioè pagati dal partito a per dire cose favorevoli al partito a), modalità fasulle con cui sono fatti i sondaggi (Perché non si telefona ai cellulari? Perché non si dice mai come erano formulate le domande? O come è stato formato il campione? Perché non si dice che non esistono per es. 5 punti di perdita ma solo uno 0,6 di variazione?), variabilità estrema dell’elettorato italiano, possibili brusche variazioni a seguito di fatti eclatanti ecc.). Tutti poi sanno (e non dicono) che buona parte degli elettori decide per chi votare per tragitto da casa al seggio.
Sondaggi? Bugie per manipolare la gente!
Vogliamo ricordare che alle ultime politiche Bersani doveva vincere con largo margine sul M5S e invece M5S e Pd sono finiti quasi alla pari?
E che alle europee il M5S avrebbe dovuto essere in clamorosa rimonta sul Pd, cosa che poi non è stata? O vogliamo parlare delle buffonate delle elezioni siciliane dove nessuno aveva previsto il risultato eccezionale del M5S? O dire del 51% che secondo i sondaggi avrebbe avuto un Monti bis, poi caduto al 3%? O gli errori clamorosi alle europee su Berlusconi? Nessuno riuscì a predire il crollo gigantesco di Fi. Il fallimento dei sondaggi qui fu spettacolare. Tutti, senza esclusione, i sondaggi lo avevano dato ben oltre la percentuale delle politiche, quasi tutti oltre il 40%. Ma prese solo il 16%!! Non lo aveva previsto nessuno!
La falsificazione più clamorosa, comunque, riguarda il fatto che nessuna società dei sondaggi tiene conto delle astensioni e dà i suoi numeri come se riguardassero il 100% dell’elettorato. Ma i numeri di questi Italiani tanto disgustati da non votare, cambia, che loro lo vogliano o no, qualsiasi risultato elettorale.
Quando gli errori stanno tra i 7 e gli 11 punti che attendibilità hanno questi sondaggisti?
Sapete perché i sondaggisti inglesi sono meglio di quelli italiani? Perché ci rimettono soldi se sbagliano, mentre i nostri se sbagliano sono pagati lo stesso dai partiti, perché fanno parte ormai del loro staff propagandistico, e dunque…? Siamo sempre lì: stampa e sondaggi non ci informano, ci deformano.

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Questa non è democrazia. Questa è mafia ad alto livello! E questi non sono partiti. Sono COSCHE con una CUPOLA!

I VOLTAGABBANA - IL DIRITTO DI RECALL
Viviana Vivarelli
I voltagabbana sono un fenomeno esclusivamente italiano. “Italiani, popoli di eroi, poeti e voltagabbana".
Luigi Compagna, il re del settore, ha cambiato 9 volte partito in 5 mesi. Davvero si deve difendere gente come lui attaccandosi all’art. 67? Ci si rende almeno conto del ridicolo?
Per ciò che riguarda tipi come Orellana, Razzi, Scilipoti, De Gregorio o Luigi Grillo .. chiederei subito una legge per cui chi lascia un partito o ne viene espulso, stia obbligatoriamente fermo un giro e si ripresenti solo col voto degli elettori (anche se con questa legge elettorale non ci sono più eletti fuori dal M5S ma solo ‘nominati’ dai segretari di partito). Troppo comodo passare da un partito a un altro, conservando tutti i diritti! Tra l’altro se questa legge di moralità pubblica e coerenza democratica ci fosse, sparirebbe l’andazzo dei senatori e deputati venduti al massimo offerente che cambiano bandiera a seconda della convenienza economica e delle dinamiche del potere.
Tra i voltagabbana abbiamo tutta la crème de la crème del nostro Parlamento: Marcello Pera, Paolo Guzzanti, Giampaolo Pansa, Claudio Velardi, Daniele Capezzone, Giuliano Ferrara, Vittorio Sgarbi, Daniela Santanché, Tiziana Maiolo… praticamente più che una espressione di libertà di pensiero è una moda, o un felice espediente di aderire a un potere, in mancanza di un dovere.
Il prototipo della categoria è Scilipoti, grottesca maschera dell’arte, di fronte a cui i tentativi di giustificazione sono pure arrampicate sugli specchi.
Scrive il prof Ceserani: “Nei voltagabbana colpisce l’assenza della benché minima motivazione ideologica o anche solo ideale. Scilipoti è passato dal populismo di sx (Di Pietro) al populismo di dx (Berlusconi) senza battere ciglio, anzi, senza forse neanche accorgersi del triplo salto carpiato. Siamo nella commedia dell’assurdo. Scilipoti è un personaggio pirandelliano: uno, nessuno e centomila».
Ed eliminerei allo stesso tempo anche quel vergognoso gruppo misto inesistente negli altri Paesi (25 deputati e 21 senatori) che rappresentano solo se stessi e non certo gli elettori.
Ricordiamo che ormai l’art. 67 è un’anticaglia che non corrisponde più alla realtà attuale. Risale a tempi migliori dove gli onorevoli erano onorabili, non si mettevano all’asta come escort, e non trasformavano il parlamento in un suk.
Ma i renitenti all’onestà cianciano di ‘libero pensiero’ e difendono sfacciatamente la ‘libertà da mandato’! Purtroppo, nei fatti, oggi in Italia non esiste alcuna libertà che miri al bene degli elettori. Il mandato ci dovrebbe essere e dovrebbe essere solo popolare. Invece il mandato c’è, eccome, verso chi ti ha nominato, dato incarichi e messo nelle liste elettorali bloccate, e che ha il diritto di mandarti a casa se lo critichi, come fa Renzi!
L’art. 67 dovrebbe essere cambiato e trasformato nei diritto degli elettori di esercitare un potere di RECALL, cioè di ritiro degli indegni, dei rinnegati, dei delinquenti e dei traditori, come avviene in ogni Paese civile. Il programma elettorale per cui uno viene eletto dovrebbe essere un contratto sacro, e, quando il contraente politico viola il suo contratto, la controparte elettorale deve avere il diritto di recedere, cioè di licenziarlo. Questa sarebbe la vera democrazia!
Oggi gli eletti fanno ormai quello che le lobby chiedono loro o che i segretari di partito ordinano, basta vedere come nel Pd le discordanze vengono poi sempre tutte sanate col vergognoso voto unanime. E’ molto più giusto e democratico il RECALL, come esiste in tutti i paesi civili, cioè un mandato da parte del popolo elettore, che il popolo può ritirare ove l’eletto tradisca le promesse elettorali o si venda a interessi di cricche o ubbidisca come un cadavere alle imposizioni del capo di partito scordando il bene collettivo. E’ da chiarire bene che i padri costituzionalisti vollero l’art. 67 per garantire la libertà di coscienza dell’eletto di fronte alle grandi scelte etiche, non per permettergli di andare dove gli fa più comodo. Ma dove sono oggi le grandi scelte etiche, le forti motivazioni morali? Qui sono sparite perfino le ideologie, addirittura la sx è diventata peggio della dx e si vedono solo cricche di interessi.

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Siamo lontani dalla democrazia

Sottotitolo : stiamo assistendo al più grande mercato che la politica abbia mai fatto di se stessa!

Sottosottotitolo : cancellazione dei diritti del lavoro e dello stato sociale, privatizzazione totale di beni e servizi, nessun sistema elettorale con preferenze ma anzi abolizione graduale dell’elezione democratica.

UNA ESTROMISSIONE IN STILE MAFIOSO
Viviana Vivarelli

Il succedersi degli eventi è impressionante e sono contrassegnati tutti dal più brutale attacco alla democrazia mai visto in 60 anni.
Alla vigilia dell’impeachment di Grillo arriva il colpo del Financial Times a Napolitano, pubblicato, guarda caso, dal Corriere, uno che è sempre stato coi piedi in due staffe. Napolitano riceve Renzi, che non ha nessuna carica parlamentare o ministeriale. Non sente prima i partiti come richiede la Costituzione, no, viola la prassi costituzionale e chiama direttamente quello che ‘deve’ nominare. Non agisce da coordinatore delle scelte parlamentari come vuole la Costituzione, ‘nomina’ arbitrariamente chi gli pare, come ha già fatto con Monti e Letta!


Renzi non è nessuno, a parte l’incredibile bagarre televisiva e mediatica che lo ha imposto agli occhi degli Italiani, la sua unica dote sta nei 1.895.332 voti presi alle primarie del Pd in cui hanno votato 2.814.801 elettori sugli 8 644 523 che hanno scelto il Pd alla Camera (nemmeno un piddino su 4). Siccome gli elettori italiani in tutto sono 50 449 979, è come se Renzi rappresentasse il 5,5 % del popolo italiano!
Ma ecco che proprio alla vigilia dell’impeachment, l’inglese Financial Times anticipa un libro di Friedman, giornalista americano che ha lavorato su Rai3, che fa scoppiare uno scandalo: Napolitano si è consultato con Monti “ben 4 mesi prima che B cadesse”, , e B è caduto non solo per il difetto dei numeri in Parlamento ma per decisione della Casa Bianca, per cui i mercati che hanno rialzato lo spread con lo scopo di mandarlo a picco minacciando di far crollare le azioni di Mediaset in Borsa (come già aveva spifferato Bossi dopo il G8 di Nizza). Così le società di rating ci hanno declassati illecitamente (malgrado le denunce dei nostri magistrati) e i banchieri di Wall City e della City di Londra hanno fatto dei begli affari su di noi. B è stato costretto ad andarsene e i poteri forti con la collusione di Napolitano hanno messo un loro uomo di fiducia, Monti, a capo del saccheggio italiano. Il mondo finanziario europeo collaborò ben contento di mandarci a picco e di banchettare sulle nostre imprese fallite e in primis esultò la Merkel (mentre si incontravano segretamente Prodi, Passera e De Benedetti, i quali addirittura stilarono il programma di Monti).
Monti, ricordiamolo sempre, non ha mai rappresentato la maggioranza degli elettori italiani, è stato scelto solo in quanto membro del Bilderberg e presidente europeo della Trilaterale, il gruppo neoliberista di speculatori fondato da Rockfeller che sta rovinando l’Europa e primariamente l’Italia. Così abbiamo avuto l’aumento delle tasse, la Fornero e il suo attacco al mondo del lavoro col debito che aumentava di 180 miliardi, la protezione di Clio ai Riva, il No deciso di Monti alla separazione delle banche d’affari da quelle di investimento, il No alla tassazione dei derivati e a un controllo sulle banche, e un primo atto di governo in cui Monti dava alla banca newyorkese Morgan Stanley 2 miliardi e 567 milioni di euro. A Monti Napolitano ha fatto seguire il docile Letta, vicepresidente della Aspen, altro esecutore del Bilderberg che ha portato avanti il patto con Berlusconi, il contratto sindacale unico, i regali alle banche, la svendita del patrimonio pubblico (Poste ecc.). Ma, di fronte al malcontento popolare, eccoci al gradino più basso: il debole Letta non basta più, va troppo piano nello smantellamento dell’Italia e così, dopo 10 mesi, se ne progetta il rapido assassinio, prendendo come sicario il rampante e ambiziosissimo Renzi, il cui pedigree non sta certo nei pochi voti presi (un partito del 5,5% non significherebbe nulla in Italia) ma nei 100 punti di un programma fatto da Gori (il programmista di Berlusconi), in cui si delinea un perfetto piano di estrema dx che piace molto al sistema finanziario come piacerà di sicuro alla P2: cancellazione dei diritti del lavoro e dello stato sociale, privatizzazione totale di beni e servizi, nessun sistema elettorale con preferenze ma anzi abolizione graduale dell’elezione democratica (Province, Senato…) in vista della trasformazione della repubblica da parlamentare a presidenziale, mentre Napolitano si dà da fare tentando (finora bloccato dai 5 stelle) di abolire l’art.139 della Costituzione, per trasformarla da rigida a flessibile e mette su la sceneggiata dei famigerati ‘saggi’ per cambiare in un colpo solo mezza Costituzione (secondo la ‘direttiva’ della prima banca d’affari USA: la Goldman Sachs)... Quando Grillo avanza la messa in stato di accusa del PdR, i partiti lo difendono compatti ridicolizzandolo. Ma intanto Renzi come primo atto va a prendere ordini dalla Merkel e stringe i rapporti con B, sia direttamente che tramite Verdini che sembra lo abbia finanziato con 4 milioni di euro e lo ‘allevi’ dal 2009, cioè da 4 anni, come ‘cavallo di Berlusconi’.
Insomma la politica italiana sembra diventata un fatto privato tra Napolitano, Berlusconi, Monti-Letta e ora Renzi (con Prodi e De Benedetti nell’ombra), mentre i veri protagonisti nemmeno compaiono sui media italiani e sono: il sistema bancario-finanziario e la Trilaterale che ne è a capo.
Ed ecco il Financial Times che mette in difficoltà Napolitano e lo fa ad opera di un giornalista americano, il che fa temere piani anche peggiori. E per la prima volta abbiamo una lievissima critica fatta da Napolitano al Parlamento europeo all’austerity che ci sta massacrando. Siamo a 2 mesi dalle elezioni europee, con l’euro criticato solo del M5S, che solo per questo è il granellino di sabbia del sistema.
Appena Friedman parla, Napolitano che ha sempre sostenuto Letta, capisce che non può più continuare e Letta cade. Il Pdr non perde nemmeno tempo a sentire i partiti, li ignora, ignora anche e soprattutto il M5S che è il 2° partito italiano e rappresenta 9 milioni di elettori, sente solo il Pd e lo fa a nomina avvenuta, seguendo il nuovo diktat internazionale.
Scrive Pietro Ancona: “20 anni di berlusconismo non sono stati sufficienti a prepararci allo spettacolo del Segretario del Partito che pugnala alla gola il Capo del Governo del suo stesso partito, assistito da un vecchio cinico che abita il Quirinale”.
Il totoministri di Renzi a questo punto è una buffonata. I poteri turbocapitalisti sanno già chi mettere, magari la figlia di quel Reichlin economista liberista scelto dalla banca d’Inghilterra, sicuramente non saranno persone atte a fare gli interessi nostri e sicuramente saranno iperliberisti, per darci il governo più di dx mai visto in Italia, col consenso del Pd e di Sel, naturalmente, per la regola del “Tengo famigghia e poltrona”. Dopo di che la spoliazione dell’Italia sarà una cosa seria. E’ diventato risibile anche nemmeno parlare di processi per la compravendita di singoli parlamentari, stiamo assistendo al più grande mercato che la politica abbia mai fatto di se stessa: un intero parlamento e governo che si vendono in blocco al massimo aggressore!
Come diceva Ferrara: “La politica si basa sul ricatto”. Non sempre sui reati passati, spesso su quelli futuri.
Il Financial Times ha minacciato Napolitano e ha avuto il suo scalpo: porterà Renzi al governo nel modo più antidemocratico che si possa immaginare. Renzi sarà Capo del Governo per la resa ‘bulgara’ di 136 persone nel più avvilente suk politico della storia della Repubblica italiana.
Come dice Pietro Ancona: “Siamo lontani mille km dalla Costituzione e dalla prassi consolidata che regola le crisi di governo. Siamo lontani dalla democrazia”.

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IL GOVERNO LETTA E’ DAVVERO IL PEGGIORE GOVERNO MAI VISTO

Viviana Vivarelli

Un Governo antidemocratico, che nessun elettore ha eletto, con una alleanza con Berlusconi che nessun elettore ha voluto, un presidente del Consiglio che non è uscito da nessuna primaria e un programma che 2/3 dei cittadini rifiutano, nominato con la collusione di un Presidente della Repubblica rieletto in modo anticostituzionale. Un Governo al servizio dei poteri del mercato e della finanza,che governa con annunci e rimandi e sempre contro gli interessi dei cittadini. Che stravolge il senso dei media e riduce la democrazia a oligarchia partitica e plutocrazia. Che, senza una maggioranza elettorale, pretende di deformare la Costituzione e adattarla agli interessi al potere, come Costituzione ‘ad personam’. Un Governo che non ha sanato nessuna anomalia italiana e continua a metterci in guerre indesiderate e in spese militari folli. Un Governo orientato solo ad aumentare le tasse e a tagliare i servizi,senza fare nulla per la disoccupazione, l’ingiustizia o il malaffare. Che non ha preso un solo provvedimento per bloccare l’enorme fuga di capitali persi malamente in reati,sprechi e sussidi alla Casta. Che non difende i cittadini e si è messo al servizio di potenze finanziarie che vogliono solo la rovina del nostro Paese e la stanno ottenendo,mentre i media sono diventati solo un insieme di cortigiani ligi all’ossequio al regime e uniti nell’aggressione all’unica opposizione esistente. Un Governo che sa solo ripetere la litania del “mancano i soldi”,mentre l’aumento delle tasse non sana affatto il debito che continua ad aumentare per le spese inutili e il finanziamento della Casta. Un Governo che non riconosce che di soldi ce ne sono fin troppi e abbastanza da diminuire le tasse e incrementare benessere e lavoro,ma è proprio questo che il Governo non vuol fare.
Questi sono gli sprechi che Letta non tocca e che da soli ci mettono all’ultimo posto in Europa frenando ripresa e sviluppo, ma soprattutto offendendo il senso dell’onestà e della giustizia:

70 miliardi di corruzione politica
180 di evasione fiscale
8 regalati al Vaticano
150 fatturato della mafia
180 fondi neri nascosti solo in Svizzera senza contare gli altri paradisi fiscali
più di 1 di perdita stimata per la fuga dei cervelli
24 solo per mantenere l’elefantiaca casta politica
45 per gli F35
17 per le inutili Province
mazzette che generano un sovrapprezzo del 40% sui costi delle opere
grandi opere inutili
almeno 15 miliardi che potevano venire dalla vendita delle frequenze e che sono stati regalati
Abbiamo già più di 700 miliardi, quanto 33 Finanziarie
E si capisce come la domanda “dove troviamo i soldi?” non è più sopportabile
Ora, negli ultimi due anni, per quanto la crisi mordesse e ci fosse necessità estrema di tagliare su questo sperpero, nulla è stato fatto da Monti assieme a TUTTI i partiti che non hanno ceduto nessuno dei loro privilegi e hanno saputo votare solo aumenti di tasse e tagli allo stato sociale, come il peggiore governo di destra non avrebbe potuto fare, per cui non occorreva certo scomodare dei bocconiani o inventarsi il Governo Letta per questo
Abbiamo già almeno 700 miliardi di spese inutili su cui si può tagliare, senza contare una enormità di nefandezze che fanno lievitare la cifra recuperabile, come i regali a banche e a fondazioni, la detassazione dei derivati, i furti di denaro pubblico in ogni sorta di ente, la moltiplicazione di finanziamenti, vitalizi, rimborsi, emolumenti ai partiti, i costi che lievitano allegramente fino a 10 volte, le imposizioni di Equitalia, il fisco iniquo e la patrimoniale mai fatta, il catasto mai rivisto, la manomorta pubblica con un eccesso di spese ministeriali e di impiegati inutili e gravosissimi, le regioni a Statuto Speciale, la mancanza di tetti ai superstipendi, le doppie o triple cariche pubbliche, Befera presidente di Equitalia che ne ha addirittura 36…!
Se potessimo sommare questi orrori supereremmo i MILLE MIlIARDI! Ce ne sarebbero tanto da trasformarci in una grande Svizzera. Tanti da far stare tutti bene!
Invece Letta non fa che continuare il saccheggio infame del nostro Paese!
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Enrico Letta è segretario generale dell’Arel – Agenzia di Ricerche e Legislazione, fondata da Beniamino Andreatta; fondatore delle associazioni Trecentosessanta e VeDrò.
È inoltre membro del comitato europeo della Commissione Trilaterale e del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia]. Nel 2012 ha partecipato alla riunione del Gruppo Bilderberg in Virginia, USA.
Se qualcuno ha qualche dubbio sulle sue funzioni di membro esecutivo di questa cricca di affaristi neoliberisti contro il bene del nostro Paese, farebbe meglio a farsi rivedere il cervello!
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l'incredibile degrado etico di una classe politica

C'è un’unica e sicura dirimente oggi per capire i significati e le intenzioni degli esponenti politici, sia quando sono ambigui, sia quando appaiono chiari e schierati dalla parte dei cittadini: la loro dipendenza dai cosiddetti “poteri forti”, dall’alta finanza, e dall’Europa che ne è serva. Così, per esempio, può essere apparso onesto e perfino simpatico il “saggio” un po’ cretino Valerio Onida quando ha ammesso di star lì, insieme agli altri “saggi”, per occupare la scena vuota; ma è ridiventato subito quello che è, un succube dell’alta finanza, uno che odia l’Italia e gli italiani, non appena ha indicato come suo prediletto per la Presidenza della Repubblica, Giuliano Amato. Come avrebbe potuto essere diversamente, del resto, visto che era stato scelto dal massimo odiatore degli italiani, Giorgio Napolitano?

Sembra quasi incredibile il punto di degrado etico cui giunge una classe politica quando si trasforma, come oggi quella italiana, in un piccolo gruppo di persone chiuse nel bunker della conservazione e difesa di se stesse. Nulla più esiste ai loro occhi salvo questo: la propria sussistenza, il proprio interesse; e per difenderli escogitano mezzi che non hanno nessun riscontro con la realtà, così che tutta la nazione che in apparenza essi continuano a rappresentare, si configura come un paese agli ultimi termini, lebbroso, marcio, putrefatto, consegnato davanti ai propri cittadini e davanti al mondo ai crimini di coloro che lo governano. Questa è, infatti, la legge della natura umana, cui nessun individuo e nessuna società può sfuggire: superato il livello di guardia posto dalla consapevolezza del rapporto con gli altri, con le norme che lo regolano, non sussiste più nessuna “etica” perché la percezione dell’altro serve esclusivamente per usarlo, ucciderlo per il proprio interesse, la propria salvezza.

Il quadro offerto in questi giorni dai responsabili dei Partiti, dalle massime cariche dello Stato, dal Governo in carica, è appunto quello dell’assoluta devastazione di ogni pur minima coscienza etica, della rottura di ogni legame con il proprio popolo che, infatti, tace annientato e si suicida (quattro suicidi negli ultimi due giorni indotti dal governo). La pseudo logica che sostiene quanto dicono e fanno i politici è appunto uno dei sintomi più vistosi della patologia mentale che li guida. Si sono aggrappati alla battaglia per i pochi posti di potere rimasti in lizza come lupi affamati agli ultimi brandelli di carne pendenti dalla vittima: non pensano ad altro, non vogliono altro. Se n’è avuta una specie di controprova nell’esaltazione offerta dal partito di Berlusconi all’unico sciacallo che si è sempre vantato della sua natura di sciacallo e che lo fa gongolare di ogni distruzione sociale che provoca. Pannella si è esibito al suo meglio, sparando con la solita violenza che non teme smentite le più grosse menzogne sull’enorme consenso alle sue idee, un consenso che non gli ha dato alle ultime elezioni neanche il minimo dei voti per entrare in Parlamento. Ci si domanda: perché proprio il Pdl vuole servirsi di Pannella e dei Radicali? Ammesso che possano portargli qualche voto, sicuramente gliene faranno perdere molti fra i suoi abituali elettori, non soltanto fra quelli cattolici, ma anche fra quelli che, forniti di buon senso, sanno bene che dietro ai Radicali ci sono sempre stati i “poteri forti”, l’alta finanza mondialista ed europea che se ne serve come strumento ottimale per quella disgregazione delle società e delle nazioni indispensabile al primato dei banchieri. Ma, bisogna ripeterlo: i politici hanno ormai perso qualsiasi sensibilità etica e l’unico Potere in cui vedono la possibilità di sostegno è quello dell’alta finanza che guida tutto e tutti, nel mondo e in Europa. È una guida alla distruzione: i banchieri non sono soltanto privi di etica, ma anche forniti di scarsissima intelligenza. Possiamo sperare soltanto che ci sia data la possibilità di liberarcene con le prossime elezioni.

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segno della robusta salute d'una nazione

Meno partiti ci sono, e meglio si cammina. Beati i paesi dove non ve ne sono che due: uno del presente, il Governo; l'altro dell'avvenire, l'Opposizione. Un tale stato di cose è segno della robusta salute d'una nazione; è segno che in essa le questioni di vera utilità pubblica soffocano le questioni d'utilità private, di persone, di sètte, ec., ec.

Gl'Italiani hanno voluto far un'Italia nuova, e loro rimanere gl'Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; [...] pensano a riformare l'Italia, e nessuno s'accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.

In ogni genere ed in ogni caso, il governo debole è il peggiore di tutti.

Lezioni dal passato in un presente squallido

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i partiti hanno una fifa blu

Man mano che ci si avvicina alla data delle elezioni i rappresentanti dei partiti, che per settimane hanno passeggiato in tutti i talk show senza farne mai cenno se non con riferimenti generici al 'populismo' e all''antipolitica', ma guardandosi bene dal nominarlo, e i giornali legati al sistema, cioè quasi tutti, si accorgono che esiste 'anche' Beppe Grillo. Dopo mesi di un prudente silenzio il Corriere gli ha dedicato, oltre a un editoriale di Pierluigi Battista, contorto e ambiguo come quasi tutto cio' che scrive Battista (o Giuliano Ferrara), due intere pagine all'interno del giornale dove si viene a sapere, fra l'altro, che il Movimento 5 Stelle raccoglie il 30% dei consensi fra i giovani dai 18 ai 23 anni. Anche nei talk show più ossequiosi al Potere, tipo 'Porta a Porta', non ci si puo' più esimere dal parlare di Grillo.

Questa improvvisa attenzione dice che i partiti hanno una fifa blu, temono che i loro piani abbiano fatto i conti senza l'oste. E lo coprono di insulti e anche questo è un segno di paura. Da sinistra gli danno del 'fascista' (Luigi Manconi), dal centro dello 'sfascista' (Mario Monti), a destra hanno scoperto che è un pericoloso comunista (Berlusconi:«Abbiamo scoperto che moltissimi dei suoi candidati vengono dai centri sociali e dai No Tav»). Ma le accuse più ricorrenti sono, naturalmente, quelle di 'populismo', di 'antipolitica', di 'dispotismo' all'interno del suo movimento. Che cosa sia il 'populismo' io, lo confesso, non l'ho mai ben capito. Il Palazzi lo definisce «atteggiamento genericamente democratico e socialista, senza solide basi dottrinali». Mi piacerebbe sapere quale partito ha oggi «solide basi dottrinali». Il Pdl del «delinquente naturale» Berlusconi (cosi' lo ha definito la sentenza del Tribunale di Milano sui diritti Mediaset)? Il Pd dove c'è tutto e il suo contrario? Il neopartito dell'ex magistrato Ingroia? Il micropartito Fratelli d'Italia dell'inguardabile La Russa? Battersi contro costoro e affini, e i loro vassalli, valvassini e valvassori, fra cui ci sono i nove decimi del giornalismo italiano, che hanno semidistrutto, economicamente, socialmente e moralmente, il nostro Paese in trent'anni di malefatte di ogni genere, non è 'antipolitica', è, al contrario, fare politica contro 'questa' politica. Infine il 'dispotismo' è necessario a un movimento rivoluzionario allo stato nascente, quale quello di Beppe Grillo è sia pur con modalità pacifiche. I partiti, invece di demonizzarlo, dovrebbero dire grazie a Grillo. Per almeno due motivi. Perchè senza 5 Stelle ci sarebbe un'astensione che sfiora il 70% e risulterebbe evidente che due italiani su tre non credono più alla truffa della democrazia rappresentativa. Ma soprattutto Grillo convoglia nel suo movimento, in qualche modo istituzionalizzandola e innocuizzandola, una rabbia montante che potrebbe esplodere, in qualsiasi momento, nelle forme più violente.

continua ...

veni vidi wc

Al via le primarie , le secondarie e le terziarie , gli italiani in fila per vuotare i propri rappresentanti,
cerca anche tu la sede più appropriata per costruire la nuova casa degli eletti.


continua ...

cittadini di uno stato fantasma

Ogni giorno dovremmo avere un soprassalto per ciò che accade intorno a noi, invece niente.
O meglio niente fino a che l'accadimento non ci sfiora, ecco allora dentro di noi muoversi qualcosa ma cosa?

Forse la nostra indole, la nostra forza nascosta in un angolo trascurato, per troppo tempo, della mente.

Allora che fare?

Impossibile dirlo sin che non saremo coinvolti o malauguratamente travolti. Potremmo meravigliarci di noi stessi, nonostante decenni di affabulazione creata ad arte per partizionare un popolo, nato per creare stili di vita degni della vita stessa.

In vece arrivarono i cosiddetti furbi, molto religiosi, molto eleganti, molto massoni, molto mafiosi, molto ratti.

Molti "vuoti a rendere il prima possibile", molti di meno di quanto i loro mezzi di informazione dicano.

La maggioranza degli italiani é migliore dei propri rappresentanti ma è frazionata talmente tanto che ognuno è incosapevole di essere uno dei tantissimi ma 'tutti distratti dall'obiettivo'.

Come nel '92 con la morte dei partiti , i ratti di questo paese tramano.



continua ...

nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina