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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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non è mai troppo tardi. L'Italia non può più permettersi le buffonate del suo playboy in campo



Silvio, it's Time to Go

 non è mai troppo tardi! 
vattene e porta via i rifiuti umani che hai creato

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cinepanettone 2009


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voi credete ancora che contino le idee.....ma quali idee


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uno su mille ce la fa


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«Voi, diffusori dell’inganno»

di Pier Paolo Pasolini

Roma, 30 aprile 1972

Caro ineffabile Ottone, sarebbe ora ti vergognassi per quello che «fai» scrivere ai tuoi disonesti redattori sul Vietnam! È un atto vergognoso che solo i servi e quelli che come te non possiedono alcuna dignità morale hanno l’impudenza di compiere. Perché non sei ignorante tu, dal momento che una volta almeno il testo del Trattato di Ginevra si deve presumere che l’hai letto; sei solo in malafede, tu come il tuo galoppino Sormani che scrive i suoi sudici e cinici articoli dal Vietnam perché i lettori benpensanti leggano sul tuo giornale «tanto serio e autorevole» quello che s’aspettano da una stampa padrona in casa e serva e servile fuori. Non è poi un caso che non ti salterebbe mai in testa, né a te né a nessuno della tua immorale falange, di pubblicare per esteso un documento che parla così chiaro come il testo di quel trattato, che la tua e la vostra vocazione all’illibertà e la tua e la vostra mancanza di coraggio morale offendono quotidianamente. E allora, direttore, con che animo tu, voi avete la spudoratezza di cogliere ogni occasione per parlare di libertà di stampa, quando tu e voi di questa libertà fate volgare mercimonio irridendo ai suoi valori con l’inconfessato e inconfessabile scopo di concimare l’ignoranza e diffondere l’inganno? Dunque, caro Ottone, se t’insegno a chiamare ogni cosa col nome che gli conviene, vorrai non avertene come uomo (come direttore sarebbe pretendere l’impossibile) se ti dico che sei una triviale e laida puttana. A Cesare quel che è di Cesare, alle puttane... E ora seguita pure a venderti per comprare gli altri. Lascia pure lo spazio della tua rubrica alla lettera della gentile signorina Cesira che essendosi fratturata la caviglia sciando a Cortina si interessa tanto ad un nuovo metodo per aggiustarsela (vivaddio, visto che non ci hanno regalato la riforma sanitaria è pur sempre qualcosa che vi interessiate almeno voi di qualche questione spicciola, davvero!). Infatti comprendo perfettamente che questa mia non puoi pubblicarla per non solleticare la pruderie dei tuoi cari lettori che non d’altro arrossirebbero se non di quel «puttana» che ti dò.
Prendi però nota di questo, direttore: anche fra i tuoi lettori sono sempre meno quelli che accendono i loro «ceri» con la tua lascivia. È un fatto che potrebbe riuscire utile sapere in Consiglio di amministrazione. Ma aspetta, dove vai, finisci di leggere la lettera prima di andarglielo a dire!? Scherzi a parte, caro Ottone, attento che la Crespi non scarichi anche te, sarebbe così cattivona e antidemocratica... che faremo tutti quadrato intorno a te e a Indro e a Spadolini contro l’attacco padronale... oibò! Ma tu una cosa ricorda soprattutto, come direttore-difensore-della-libertà-di-stampa-e-non-solo-di-questa-ma-anche-delle-libertà-democratiche: quelli che oggi sono gli sfruttati e gli oppressi spazzeranno via voi e le vostre libertà. Costoro sanno oggi meglio che mai che questa non è retorica millenaristica.
Ciao e a presto
link corriere.it

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verità e potere non coincidono mai


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un paese in declino

Italia, le ragioni di un presente senza libertà


[La Notizia]

La nazione è alle prese con una crisi senza precedenti della libertà di stampa, del sistema istituzionale, e dell’economia. Ma restano poche le reazioni e le critiche.

ROMA – La prima pagina di un sito internet istituzionale, di proprietà di un ministero, il cui scopo è comunicare coi cittadini, svuotata totalmente e utilizzata dalla dirigenza per rispondere perentoriamente alle critiche di una testata giornalistica.

Potrebbe sembrare la descrizione di un fatto avvenuto in un regime paramilitare sudamericano o in una pseudo democrazia mediorentale, e invece è quanto accade nella moderna Italia, da qualche giorno.

La prima pagina del sito del ministero della pubblica amministrazione e dell’innovazione è stata totalmente oscurata per far spazio ad una serie di ...
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i cavalieri di latta, inconsistenza politica e miseria morale

Fini e la fine di TommasoMerlo

Fini sa chi e’ Berlusconi, e lo sa dal primo giorno che e’ sceso in campo. Fini conosce la verita’ sui castelli di menzogne costruiti dal Premier in quindici anni, e’ ridicolo credere il contrario. Fini e’ tutto tranne che ingenuo, Fini e’ un calcolatore che procede a piccoli passi verso la meta, con determinazione e cinismo intelligente se serve. Non sarebbe leader della ex destra italiana da vent’anni con la sicurezza di un impiegato se fosse diversamente.
Ebbene, per convenienza personale e del suo partito, Fini, pur conoscendo l’uomo Berlusconi, ha deciso di unirsi prima come alleato e poi addirittura come socio fondatore della Pdl. Un patto col diavolo, un’Opa sul partito dei conservatori italiani che Fini oggi ammette di avere in mente. Oggi Fini svela implicitamente di aver sorvolato sull’anomalia democratica di Berlusconi perche’ gli serviva il suo consenso nel Paese e il suo potere per perseguire il progetto di destra europea.

Alcuni ritengono che questa sia la politica. L’equilibrio tra interessi e valori. Altri pensano che si tratti solo di bieca partitocrazia dove al posto delle idee contano i voti e tutto e’ legittimo pur di vincere. Sta di fatto che lanciata l’Opa, Fini sapeva che non era ancora venuto il suo momento e’ ha scelto di aspettarlo alla Camera dei Deputati, un ruolo che lo tenesse fuori dalle porcherie populiste e gli tenesse in frigo un’autorita’ morale utile per puntare alla leadership dei Tories alla matriciana una volta il vecchio si fosse deciso a mollare.

Ora, Fini ha capito che il momento che aspetta da anni sta arrivando. Berlusconi sta crollando sotto le macerie della sua inconsistenza politica e della sua miseria morale. Ad inchiodarlo, paradossalmente, e’ il suo peccato minore, la lussuria, minore ma dannatamente dimostrabile. In complessi casi di corruzione se hai i milioni per permetterti certi ghedini in Italia te la cavi sempre, ma se una escort ti sputtana col telefonino...
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berlusconi (spacciatore di 'giornalisti' by berluscontrollo) un abusato.


Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo.Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane.Un giornalista incapace,per vigliaccheria o per calcolo,della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare,le sofferenze,le sopraffazioni,le corruzioni,le violenze,che non è stato capace di combattere.Giuseppe Fava.Giornalista assassinato dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984.
un Uomo libero.

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la malvagità del banale

Videocracy [Dagens Nyheter]

.......riceve gli ospiti nella sua “casa bianca” e sorridendo passa il suo cellulare da cui svolazza come suoneria “La giovinezza”, canzone di battaglia dei fascisti, tra immagini di simboli del partito, svastiche e Mussolini: ”Bello, eh?”........


La malvagità del banale. Che cosa succede nell’opinione pubblica del regno di Silvio Berlusconi, dove il primo ministro controlla l’intera televisione? Erik Gandini ritrae questo incubo sorridente ed amorale che esce dallo schermo.

Erik Gandini, nato a Bergamo, si è finalmente deciso ad affrontare l’Italia, la sua misteriosa patria il cui presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è procurato l’immunità giudiziaria, ha messo i rom in posti simili a campi di concentramento e sempre con il sorriso sulle labbra si è divincolato tra tutti gli scandali grandi e piccoli, all’apparenza con il tacito consenso della maggioranza degli italiani.

Di tempo ce n’è voluto ed è senz’altro stato difficile da portare a termine, ma il suo film “Videocracy” (più o meno ‘governo dello schermo’) ha meritato in pieno quest’attesa.

In Italia, più dell’80% delle persone si informano esclusivamente attraverso la televisione. La televisione è di proprietà del primo ministro Silvio Berlusconi con il suo prosperante impero mediatico Mediaset, oppure è da lui dominata attraverso il suo partito Forza Italia. Il partito di governo italiano esercita sulla radio e sulla televisione pubblica RAI un’influenza ben più grande di quanto sarebbe possibile in Svezia.

Ma Erik Gandini non si sofferma quasi mai su questi dettagli e presenta invece, attraverso un linguaggio visuale, brillante e carico di emotività, qualcosa di ben più difficile da cogliere: le conseguenze e la psicologia di ciò che definisce una “rivoluzione culturale”. Una rivoluzione in cui sono soprattutto le donne ad essere sfruttate e misteriosamente accettano di farsi sfruttare....................

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sciopero

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1° maggio 2009 , qualcuno si muove

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25 aprile 2009. Viva L'Italia che rEsiste

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' C’era una volta un Paese '

Tratto da www.inviatospeciale.com
Il 25 aprile, la Festa dei Giusti


Di solito è di cattivo gusto per un giornalista scrivere in prima persona. Ma questa volta è il caso di correre il rischio, perchè il giorno della Liberazione non è solo una Festa nazionale, ma è anche parte di noi stessi, della nostra vita.

C’era una volta un Paese appena uscito dalla guerra. Molti i palazzi ancora diroccati, sulle coste i piazzali di cemento armato per i cannoni anti invasione del fascismo, i bunker lungo le strade, la povertà che si vedeva senza fatica. Poi, c’era la passione. Un sentimento volitivo e forte per la politica della stragrande maggioranza dei cittadini. Sui muri delle sezioni di partito erano affissi i giornali, l’Unità, l’Avanti, il Popolo, La Voce Repubblicana e tanti altri e le persone stavano lì in fila a leggerli, quando sapevano leggere, che non era da tutti.

La parola ‘fascismo’ si pronunciava con disprezzo. Era un sentimento comune per democristiani e socialisti, comunisti, repubblicani. E con loro i liberali, i socialdemocratici, gli ultimi azionisti e quelli che avevano fatto parte di Democrazia del lavoro. Formazioni politiche scomparse, identità perdute, il partimonio storico della Resistenza, del Comitato di liberazione nazionale, della lotta clandestina e poi della Prima Repubblica. Litigavano non poco, ma erano uniti in una pensiero di sdegno per le tragedie del ventennio, per la repressione della dissidenza, per il confino, il Tribunale speciale, le leggi razziali, gli omicidi e l’olio di ricino quando andava bene.

Il conflitto mondiale da 56 milioni di morti non era da evocare. Stava lì, nelle città e per le campagne, tra residuati bellici e case devastate. Il gruppetto sparuto di nostalgici del regime criminale ....
Leggi tutto inviatospeciale.com

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la mafia era prossima alla fine poi è arrivato berlusconi






la mafia sta con il potere

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una rivolta delle coscienze con la Costituzione alla mano

Napolitano, Presidente della Repubblica garante di chi?
Scritto da C.Abbondanza il 18 dicembre 2008

Al dilagare della corruzione, delle collusioni e infiltrazioni mafiose, dei conflitti di
interesse che devastano la cosa pubblica, tutti si riempono - ora - la bocca con la
"questione morale" e con continui richiami e rimandi a codici "etici". Ma doveva arrivare la magistratura, di nuovo, come 16 anni fa, perchè si comprendesse che noi non si era dei visionari quando dicevamo, con pochi altri, che la situazione era ben peggiore di Tangentopoli? In Italia si, qui non basta neppure l'intervento della magistratura, perchè da un lato si cerca di scaricare le responsabilità su quelli "presi" per negare che l'illegalità sia sistemica, dall'altro si lavora per negare i fatti e rovesciare la realtà accusando chi parla delle inchieste o chi le inchieste le fa. E intanto si lavora per bloccare definitivamente la magistratura, o meglio, per piegare quanti, fedeli alla Costituzione, nella magistratura si dimostrano autonomi e indipendenti da ogni altro Potere dello Stato e considerano la legge uguale per tutti...
continua su casa della legalità e della cultura

leggi anche

il crimine è al potere

Denunciato Di Pietro per aver implorato il rispetto della Costituzione

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un tiro Mancino alla giustizia

Vento forte tra Salerno e Catanzaro /1 /2 /3 /4

C’è una casa di cura in Calabria. E ci sono tre banche: una in Basilicata, una in Campania e un’altra in Emilia Romagna. Poi c’è una casa editrice, di proprietà di altre case di cura, questa volta in Campania. E poi ci sono due magistrati, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, pm di Salerno, che si vorrebbe trasferire a tutti i costi.

Dopo Forleo e de Magistris - una donna e un uomo -, ecco Nuzzi e Verasani, una donna e un uomo. Dev’essere la par condicio che vogliono Csm, Anm, (quasi) tutto il Parlamento.

Come mai? Megalomani, visionari, protagonisti, emotivi, pasticcioni, incompetenti anche i pm Nuzzi e Verasani (e gli altri cinque pm salernitani che indagano sulle toghe calabro-lucane)? O forse pericolosi, visto che hanno in mano quella “bomba atomica” di inchieste che stanno facendo tremare molti intoccabili di questo Paese e che sono state la ragione della illegittima aggressione a colpi di contro-indagini e contro-sequestri che i magistrati di Salerno hanno subìto da parte dei magistrati di Catanzaro?

Cerchiamo di capire un po’ meglio... continua carlovulpio.it

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quando si sente quel senso di asfissia

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate
nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi
dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.


Calamandrei - Discorso agli studenti milanesi (1955)

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi.

In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

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una lezione al mondo

Congratulations Mister President



Benvenuta l'era della responsabilità.

image: by dieci100mille

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antimafia, cappuccio e Why Not

Antimafia de che? Di Rita Pennarola.

Cosa c'e' dietro la rutilante facciata delle compagini istituite per il contrasto alla criminalita' organizzata? Solo un'Antimafia di professione, come ai tempi di Sciascia? O non si tratta piuttosto di paraventi per far credere ai cittadini che lo Stato sia ancora “da quest'altra parte”? Partiamo dalla Commissione parlamentare e dal suo presidente fresco di nomina Beppe Pisanu.

Pisanu, ma non solo. E' in buona compagnia, l'ex ministro degli Interni, nella Commissione Parlamentare Antimafia dell'esecutivo Berlusconi, che solo qualche settimana fa lo aveva eletto presidente. Eppure e' proprio da lui, da Beppe Pisanu, che dobbiamo partire per tracciare i contorni - come vedremo, per molti versi impressionanti - dei nuovi professionisti dell'Antimafia.
Eccolo dunque Pisanu, circondato da un leggendario alone di massoneria “all'orecchio” mai dimostrata, se non fosse per quell'antica e solida amicizia con personaggi come l'ex gran maestro Armandino Corona, o come Flavio Carboni, il faccendiere travolto dalle inchieste giudiziarie che negli anni ‘70 faceva da straordinario trait d'union fra il tandem Corona-Pisanu e un imprenditore emergente di nome Silvio Berlusconi, piduista.
Su questo forte odor di Loggia e' tornato il giornalista d'inchiesta Ferruccio Pinotti che in Fratelli d'Italia raccoglie le rivelazioni di continua ..
fonte: la voce delle voci

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scarfacebook, socialmafia network ?


Sì ai profili dei mafiosi.
No alle mamme che allattano.
Accade su Facebook


La mafia entra e si insedia su Facebook e scoppia la polemica, si alza l'indignazione. La società californiana che gestisce il social network più affollato di Internet è ancora una volta nel mirino. I gestori del sito hanno infatti dichiarato che non faranno nulla contro i profili dei mafiosi online, né contro chi apre le pagine nel nome dei vari Totò Riina, Bernardo Provenzano, amici, e amici degli amici. Così un quotidiano inglese (da sottolineare inglese e non italiano) si ribella e solleva la questione, tantopiù che pochi giorni fa è arrivata la notizia della rimozione, proprio da Facebook, di pagine con foto di mamme che allattano. Motivazione: “è pornografia”. Il Times ha dichiarato di essere indignato per la “strana morale” del social network più cliccato del mondo, che pretendere di essere “un ambiente sicuro per i ragazzini che frequentano la rete”. continua articolo21.info

"Non condivido la vostra politica di accettare gruppi che INNEGGIANO ALLA MAFIA (cosa innaturale ) e non mamme che allattano (COSA NATURALE)
grazie.
" .

Vedi anche www.agi.it/palermo/notizie

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nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

commenti



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in rete

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina