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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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forza renzi

un paese ormai finito, con ancora qualche cittadino che si accorge che qualcosa non funziona. Altri drogati da televivione e media in generale che venerano i loro padroni e aguzzini. Istituzioni stuprate da personaggi infimi e corrotti, leggi fatte da delinquenti per favorire la delinquenza. Io guardo il cielo solcato da mezzi che avvelenano l'ambiente e le menti delle persone, a volte indifferente e menefreghista di ciò che accadrà agli altri ma comunque infastidito di quello che sta succedendo.
L'Italia sta morendo per mano non di mafie e corruzione ma per mancanza di informazione, i giornalisti nei paesi civili sono cani da guardia qui sono discepoli del padrone di turno, che tristezza leggere la storia del nostro paese e accorgerci che è rappresentata da vermi che utilizzano vermi.
ps: pensavo che berlusconi fosse il peggio essendo erede di craxi e gelli, poi ho visto renzi napolitano e il pd ed ho capito che il peggio deve ancora arrivare!
ppss: mai visto italiani come gli ultimi suddetti tanto servi del potere e del denaro, quelli di prima avevano almeno un pò di orgoglio!

The Doors - The End (original)




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totò quiriinale

per favore che gli illegittimi elettori del presidente di questa repubblica delle banane scelgano possibilmente uno peggiore di napolitano,

Lo so non è facile ma con un minimo di impegno uno che guardi agli interessi della mafia, della massoneria, delle banche, dell'aristocrazia (quelli che si accoppiano da secoli tra di loro),  degli yankee (quelli che sono nati da una costola dell'europa e vogliono cancellare la storia plurimillenaria di questo pianeta),  delle religioni come regolatori della società, mi raccomando non mettete una persona onesta con un pò di cervello che guardi all'interesse di un popolo sfregiato nella propria anima dagli abusi di decenni di delinquenti al potere.

La terza via andrebbe bene almeno ci togliamo lo sfizio di confermare al mondo che siamo spaghetti, pizza e mafia.

Uno di nome matteo andrebbe bene:
non renzi,
non salvini,
bravi messina denaro (il latitante finto che le istituzioni italiane, europee e internazionali proteggono),
la cosa importante e che la mafia rimanga mafia, non chiamateli TERRORISTI, altrimenti a napolitano e ai suoi accoliti potrebbe venire un colpo come e venuto al suo assistente-portavoce alcuni mesi fa durante la discussione trattativa si trattativa no.

La mafia è terrorismo, perchè obama non ci bombarda?

Sarà che il termine terroristi fa comodo di tanto in tanto, non sempre

per quanto riguarda l'italia la mafia porta voti e questo è utile soprattutto al pd che ha unito le mafie, bravo renzi

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i parlamentari italiani gradiscono la camorra in parlamento




Cosentino, la Camera respinge la richiesta d'arresto

PolisBlog.it (Blog)
E alla fine l'ha spuntata, Nicola Cosentino, il coordinatore campano del PdL ha visto respingere dalla Camera la richiesta di arresto. Computo finale: 309 no, 298 sì. Accusato dalla Dda di Napoli di essere il “referente nazionale dei Casalesi”, ...

«Ho incontrato Berlusconi, sono sereno»

Corriere della Sera
Il deputato Pdl ostenta tranquillità: «E' stata fatta una forzatura enorme, i deputati lo capiranno». MILANO - Dice di essere «sereno, tranquillo e consapevole di essere completamente estraneo ai fatti che mi vengono addebitati» e di confidare molto ...

Cosentino, Camera nega l'arresto

Il Nolano
NAPOLI - L'Aula della Camera ha negato l'autorizzazione all'arresto di Nicola Cosentino, il coordinatore campano del Pdl indagato per camorra. Contro l'arresto si sono espressi 309 deputati, a favore 298. Nessuno si è astenuto. ...

Cosentino 'salvato' dalla Camera: no all'arresto del deputato del Pdl

Adnkronos/IGN
Roma - (Adnkronos) - Con 309 voti contrari e 298 favorevoli su 607 votanti, l'Aula a scrutinio segreto ha respinto la richiesta di autorizzazione all'arresto nei confronti dell'ex sottosegretario all'Economia. Pd: ''Indizi gravi e riscontrati''. ...

Cosentino, la Camera dice no all'arresto Il deputato del Pdl salvo ...

L'Unione Sarda
L'Aula della Camera ha negato l'autorizzazione all'arresto di Nicola Cosentino, il coordinatore campano del Pdl indagato per camorra. Contro l'arresto si sono espressi 309 deputati, a favore 298. Nessuno si è astenuto. Non appena il presidente della ...

Cosentino, Aula Camera lo 'salva', esplode la gioia del Pdl

La Politica Italiana
ROMA - Una fragorosa ovazione dai banchi del Pdl ha accolto la proclamazione del voto con cui l'aula della Camera ha respinto la richiesta di arresto nei confronti di Nicola Cosentino: il coordinatore campano del partito è stato subito circondato dai ...



Le carte del Tribunale di Napoli
(Concorso esterno in associazione camorristica)


Coinvolgimenti giudiziari e dimissioni da sottosegretario

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Milano-Calabria e i lumbard si affiliano alle cosche


Discesa al nord delle mafie in occasione dell'Expo 2015

Le prossime faide tra clan rivali si svolgeranno all'ombra della Madonnina e i lumbard si affiliano alle cosche
di Gian Luca Ursini

In vista dell'Expo 2015 le cosche calabresi stanno infiltrando il tessuto imprenditoriale lombardo e spostano il centro dei propri interessi all'ombra della Madonnina; tanto che i magistrati nazionali antimafia avvisano: "Milano è la nuova capitale della ‘ndrangheta e la Lombardia è diventata la quarta regione mafiosa d'Italia". Una torta così allettante, gli affari in vista al Nord, da fare pensare che la "prossima guerra di mafia si combatterà nel capoluogo lombardo", come ha previsto Paolo Pollichieni, direttore del quotidiano ‘Calabria ora', da anni attento osservatore dell'espansione imprenditoriale della ‘Ndrangheta. I capoclan lombardi sono infatti, secondo l'ultima relazione della procura antimafia, sempre più autonomi e indipendenti dalle famiglie rimaste in Calabria, tanto da preparare gli arsenali per un sempre più probabile scontro tra ‘scissionisti' (così il sostituto procuratore nazionale Roberto Pennisi) e cosche ancorate alla terra d'origine.

Obiettivo Expo.
Gli affari languono nel Meridione, per le imprese legate ai clan che negli anni hanno monopolizzato i mercati del calcestruzzo, del movimento terra e inerti, fino a essere presenti in ogni cantiere pubblico e privato in Calabria: nei prossimi anni la torta più grande verrà dalle opere legate alla grande Esposizione universale prevista a Milano nel 2015. E' il tam tam che si sta diffondendo in quella ristretta comunità di ingegneri e costruttori che si contendevano gli appalti da Caserta in giù. "Dopo aver lavorato ai macro lotti Gioia - Palmi e di recente Palmi - Villa san Giovanni dell'autostrada Salerno-Reggio - spiega un ingegnere veneto trasferitosi da un decennio - la mia ditta, emiliana, mi chiede se sono disposto a programmare i prossimi dieci anni a Milano: si apre un ufficio lì, ci saranno fin troppi appalti da gestire". L'atmosfera del colloquio è serena, incline alle rivelazioni: davanti, la vista dello Stretto si apre sul terrazzo di un ristorante di Scilla affacciato sugli scogli, mentre una brezza si incunea sulle acque tra le due terre e attenua il calore feroce della giornata sul Tirreno reggino. I clan hanno capito che non c'è più da fare affidamento sui grandi appalti in queste regioni, e così come le ditte ‘pulite' direzionano la bussola degli affari verso l'altro polo. "Qui stanno smobilitando tutti - continua l'ingegnere, sotto garanzia di anonimato - fino a febbraio mi chiedevano ancora se avevo intenzione di restare perché c'erano grosse aspettative legate al Ponte sullo Stretto, ma poi si è capito che per 5 anni soldi non ne arrivano. Sono previsti 2 anni per il progetto esecutivo, ma sappiamo tutti che ce ne vorranno più del doppio. Cantieri a breve non apriranno, quindi tutte le ditte hanno una sola preoccupazione: non rimanere indietro a Milano. E' lì che si lavorerà bene. Quelli del posto che ho visto per anni sui cantieri della Salerno- Reggio mi dicono da mesi: ci vediamo in Lombardia. Ora di salutare la Calabria, ciao vecio".

Milano, Calabria ...

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Polo Nord, di Fabio Abati e Igor Greganti - Selene edizioni.


I boss della Madunnina
Recensione di Giulio Cavalli,
tratta dal n° 49 di Left del 5 dicembre 2008

Quanta irresponsabilità politica e civile c’è dietro l’antico refrain tutto lombardo «qui da noi la mafia non esiste»? Il sindaco di Milano Letizia Moratti sente pronunciare “mafia” e risponde «allibita e preoccupata perché su Milano c’è un’aria strana di cose che francamente non appartengono, per fortuna, a questa città»; è la solita vecchia eco tranquillizzante che rimbalza, il “non vedo non sento non parlo” che tranquillizza il popolo del Campari e dell’Expo mentre la Lombardia diventa l’eldorado di un modernissimo cartello di mafie.

Nel 2005 due giovani giornalisti lombardi, Fabio Abati e Igor Greganti, decidono di unire le proprie competenze e la passione comune per l’inchiesta (quella che consuma suole, tranquillità e cervello) in un documentario su quello che lo stesso Abati definisce «il tema con la T maiuscola»: le mafie a casa loro. Nasce così La leonessa e la piovra: cinquanta minuti di testimonianze della malavita in Lombardia (con un occhio di riguardo per la zona bresciana) che costruisce, ricicla, spara e prolifera con il racket e l’usura. La stessa criminalità, la stessa puzza, lo stesso sangue ma con l’abito buono. Il video riceve una menzione al premio “Ilaria Alpi” ma i due si sentono dire che «il progetto è poco vendibile perché troppo locale». Non è una novità: la mafia senza coppola e lupara si vende poco, e mina la tranquillità della piccola borghesia lombarda.....continua

Le metropoli delle mafie

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La penisola dei mafiosi

L'Italia del pizzo e delle mazzette....
Tra corruzione e violenza, la fotografia di un Paese ostaggio della criminalità organizzata.
Bruno De Stefano

Sfogliando le pagine della nuova fatica letteraria di Bruno De Stefano, “La Penisola dei Mafiosi”, si riceve un’amara sorpresa visto che la penisola italica, “quel ponte verso l’Africa” non è più solo la terra di poeti e naviganti ma, purtroppo, “un Paese ostaggio della criminalità organizzata”.
Quattro, o forse cinque, organizzazioni criminali che hanno corrotto l’economia ed una trasversale rappresentanza della classe politica di cui, adesso, sono anche parte integrante con i loro rappresentanti.
L’analisi compiuta da De Stefano è completa e soddisfacente, dura, spietata e a tratti inquietante. Una fotografia di un Paese che sembra compiacersi quando sottoscrive patti con mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita e mafie straniere. Se volessimo, erroneamente, attenerci all’idea lombrosiana dovremmo convenire che, probabilmente, una parte del nostro dna è compromesso già prima della nostra nascita.
Una situazione che è oramai degenerata e che vede addirittura la Lombardia assicurarsi un non incoraggiante quarto posto, dietro Sicilia, Calabria e Campania, nella classifica delle regioni italiane con la presenza di un più alto tasso di criminalità organizzata.
Il lavoro giornalistico qui riportato non è il frutto di fantomatici voli pindarici ma la giusta e onesta , anche da un punto di vista professionale, elaborazione di dati, inchieste, relazioni di magistrati e delle commissioni nazionali antimafia succedutesi in questi anni che alla sola lettura dovrebbero far rabbrividire il lettore. Ma si sa nel Paese di Biutiful Cauntri dove la corrotta classe politica, già da tempo rinviata a giudizio, continua a stipulare compromessi storici e a dispensare prebende alle proprie clientele politiche, pur di non pagare le proprie pendenze alla giustizia, non possiamo aspettarci altro che tanta indifferenza quando ad emergere dall’attenta ed equilibrata penna di un giornalista è la dura, nuda e cruda verità.
Ciò che convince di questo lungo ma attento lavoro è proprio la capacità di analisi di ciò che accade nel diverse aree geografiche del Paese fino a quella più dettagliata, e qui si raggiunge la seconda parte del volume, quando la lente di ingrandimento viene posta su quei comuni dove corruzione, infiltrazione e per farla breve i patti tra la mala politica e la criminalità organizzata hanno rappresentato l’unico vero statuto che sia stato rispettato.
Un libro che meriterebbe un’attenzione ben diversa da quella che ad esso possono riservare delle semplici recensioni ma, e questo è triste, scriverlo, nell’Italia del dopo Gomorra sembra che nulla meriti un’attenzione maggiore.

Pietro Nardiello

fonte Articolo21

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nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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in rete

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina