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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?

Gli innocenti si assolvono, i colpevoli si prescrivono!

Il magistrato Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, spiega cosa avviene quando scadono i termini di un processo.
(waltercausero)

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un bel governo ...

... sostenuto da un corruttore in atti giudiziari prescritto per decorrenza dei termini, (non assolto !)
e dal peggior parlamento di sempre...... il berlusconismo continua

viva l'italietta degli ominicchi, dei ruffiani e dei quaquaraquà

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…  »

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silvio prescrizioni for president of italietta 2012

pappa e cipria


In diritto penale ,la prescrizione determina l'estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. La ratio della norma è che, a distanza di molto tempo dal fatto, viene meno sia l'interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo.

Corruzione dell'avvocato David Mills

L'assoluzione è un provvedimento che il giudice penale pronuncia o in fase di istruttoria o in seguito a dibattimento e che determina il proscioglimento dell'imputato, giudicato non colpevole in ordine al reato di cui era accusato.

benvenuti nel paese in cui si condanna il corrotto ma non il corruttore

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mafiosi e corrotti impazzano su tutto il territorio

Perché la mafia non è stata sconfitta


Ho iniziato a scrivere sul manifesto nel dicembre dell’88 con una riflessione sull’illusione della via giudiziaria alla sconfitta di Cosa nostra, indotta dalle condanne in primo grado del maxiprocesso ma sfatata dalla costante espansione del potere delle varie mafie dalle tradizionali regioni di insediamento all’intero Paese. Oggi, a distanza di tanto tempo e a venti anni dalle stragi del ’92, quel giudizio è riconfermato da una miriade di inchieste giudiziarie.
A dispetto dei tanti trionfalismi sparsi a piene mani, specie in questi ultimi anni, dalla propaganda della destra berlusconiana e dai suoi principali cantori, gli ex ministri dell’interno e della giustizia Maroni e Alfano. Cade quest’anno anche il ventennale di Mani pulite con un’analoga similitudine sulla mancata rivoluzione legalitaria e sul peggioramento dello stato di corruzione politico-istituzionale. Sarebbe, però, sbagliato e profondamente ingiusto spingere queste constatazioni fino al paradosso di giudicare inutili o addirittura controproducenti quelle due stagioni, dell’antimafia e dell’anticorruzione, dato che proprio da esse discende un insegnamento che molti condividono: se si è fatto allora, si può fare anche oggi.
Avvicinandosi le celebrazioni in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e dei tanti uomini e donne delle scorte, è bene mettere un argine al probabile fiume di retorica che si abbatterà su di noi e, alla luce degli insegnamenti del passato, cercare di ragionare con più serietà sul presente. Nell’opera di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione, sia i metodi di indagine di Falcone e dei giudici milanesi che la legge Rognoni-La Torre per la confisca dei patrimoni illeciti, hanno fatto scuola in Italia e all’estero: basta leggersi la convenzione Onu sul crimine transazionale e corruzione sottoscritta a Palermo nel dicembre 2000. Qui da noi nei campi della giustizia e delle forze dell’ordine oggi possiamo contare, nonostante qualche inevitabile area grigia, sull’impegno indiscusso di questi settori della repressione.
Qualsiasi persona di buon senso si chiede però, e dovrebbero chiederselo anche Maroni e Alfano, come mai, a fronte dei tanti latitanti catturati, delle tante condanne, dei tanti patrimoni confiscati, dai tanti 41-bis, le mafie continuino a spadroneggiare e ad espandersi in modo impressionante nel resto del Paese, di pari passo all’espandersi della corruzione politica-istituzionale e dei latrocini di stato che, statisticamente parlando, hanno ricacciato nell’angolo le stagioni esaltanti dell’antimafia e di “mani pulite”. Valgono per tutte le chiare considerazioni di Gherardo Colombo sulla adesione “culturale” di larghi strati della nostra società ad un sistema di illiceità diffusa che la repressione penale da sola non potrà mai sconfiggere. Repressione dovuta, senza dubbio, ma alla lunga inefficace se non si combatte con la dovuta determinazione questa deriva “culturale” che è la vera palla al piede del Paese e che il potere berlusconiano ha reso sempre più pesante con pensieri, legislazione e opere, proponendo un modello accattivante e, purtroppo, trasversalmente imitato.
Almeno sul piano della praticabilità, c’è però differenza tra i due tipi di repressione. Il vero contrasto alla mafia ebbe inizio nel luglio del 1982 con il rapporto di polizia giudiziaria contro Michele Greco più 160, mentre quello contro la corruzione è del 1992, con l’arresto di Mario Chiesa. Con una differenza non da poco: quest’ultimo “confessò” per poi, uscito dal carcere, andarsene come tutti i suoi simili tranquillamente in giro per la città, mentre i testimoni e i collaboratori di mafia venivano, e vengono, ammazzati a decine, per non parlare della mattanza di giudici, carabinieri, poliziotti, politici, religiosi, militanti antimafia, imprenditori ed altri della specie.
In questo intreccio tra mafie e corruzione la politica ha avuto e continua ad avere un ruolo “pedagogico” devastante, scaricando il contrasto all’illegalità su reati minori o inventati e, quindi, sulle fasce più deboli ed emarginate della società ed aiutando i potenti a continuare indisturbati nei loro affari di mafia e corruzione. Il carcere come tortura, la Bossi-Fini, la Giovanardi, la ex Cirielli, i reati di clandestinità da una parte, la impunità da prescrizione abbreviata, la corruzione agevolata con le opere pubbliche o i servizi nelle amministrazioni a qualunque livello, lo scudo per un riciclaggio più facile, l’evasione fiscale lodata dall’altra. Certo, per i mafiosi e i corrotti arrestati è prudente non muovere un dito (come dimostra la stabilizzazione del 41bis), ma per quelli rimasti fuori la piena operatività è assicurata proprio da un sistema di illiceità diffusa dentro il quale guazzano politica e malaffare: chi è dentro è dentro, ma chi è fuori può continuare ad agire indisturbato.
Il problema torna ad essere quello di una immoralità politica che è refrattaria all’opinione pubblica e non riesce a trovare sanzione nelle leggi. Molti i quesiti. È mai possibile che nei tanti casi di corruzione, finanziamento illecito o reati vari contro la pubblica amministrazione il problema sia solo quello della prescrizione del reato e che, cancellato il processo, si riacquisti la verginità politica? È ammissibile un sistema di controlli che consente a due amministrazioni regionali, in bilico per presunti brogli nella presentazione delle liste, di durare fino ad un giudizio che potrebbe arrivare a legislatura conclusa? È così difficile, per un governo seppur tecnico-bancario, ripristinare il falso in bilancio o abrogare la ex Cirielli e la prescrizione abbreviata, il reato di clandestinità o la Giovanardi, introdurre il reato di tortura che ci impone una convenzione internazionale e che lo stato surrettiziamente consuma in danno dei detenuti costretti ad una vita disumana? Uno stato di diritto dovrebbe modificare le leggi che riempiono le carceri di emarginati e svuotarli di detenuti che non riesce ad ospitare con un minimo di decenza, magari con provvedimenti di clemenza previsti dalla Costituzione.
Speriamo che questo governo non vada in giro a celebrare ricorrenze con le solite giaculatorie sul sacrificio dei giudici, sulla vittoriosa lotta alle mafie e alla illegalità e ciarpame simile, mentre mafiosi e corrotti impazzano su tutto il territorio: sarebbe un buon segno di discontinuità con il ventennio berlusconiano.

Giuseppe Di Lello - il manifesto

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agenzie di rating: società per azioni che hanno fini di lucro

L'OLIGOPOLIO DEL RATING

Le agenzie di rating vivono un palese conflitto di interessi. Hanno partecipazioni di fondi il cui scopo è quello di investire sui mercati. Emettono giudizi su realtà di cui sono esse stesse azioniste. Negli ultimi anni, nonostante la crisi, hanno visto incrementare il loro valore
Che ruolo e che attendibilità possono essere attribuiti alle agenzie di rating?

"Dividiamo il discorso in due parti. Il ruolo che le tre agenzie di rating Standard & Poor's, Moody's e Fitch oggi hanno nella rete della finanza globale è pesante, perché si spartiscono tra loro il 95-96% di un mercato, quello dei giudizi, che vale circa 5 miliardi e mezzo di dollari all'anno. Insieme, emettono mediamente ogni anno qualcosa come 2,5 milioni di rating, danno le pagelle agli stati, alle società, alle banche, a tutte quelle realtà che emettono titoli obbligazionari per finanziare dei progetti o per finanziare il debito.
L'attendibilità è, nello specifico, il fattore critico: quello che le agenzie emettono non è un giudizio scientifico, ma è un'opinione. Peraltro, questo è un fatto che talora consente la sopravvivenza stessa delle agenzie le quali, in caso di critiche, spesso si appellano alla Costituzione americana che, come tutte le Costituzioni democratiche oggi esistenti, sancisce la libertà di espressione e di opinione. Quindi, da un lato, l'etichetta di opinioni attribuita ai loro giudizi si traduce in un vantaggio; dall'altro, però, le agenzie sono oggetto di critiche proprio perché le loro valutazioni sono di fatto opinioni, non suffragate da metodologie scientifiche. Le agenzie infatti non spiegano come costruiscono i loro giudizi e, molto spesso, troviamo dei casi, come quello degli Usa, in cui ci sono rating molto positivi a fronte di debiti elevati e situazioni critiche, e altri casi invece in cui, a fronte di debiti contenuti e situazioni difficili ma non critiche, ci sono dei giudizi pesanti. C'è il fondato sospetto che esistano due pesi e due misure che tengano conto del soggetto che si va a valutare, ed è questa la ragione per cui la loro attendibilità è da mettere in dubbio." ... cadoinpiedi.it

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Il fallimento del governo monti



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il nostro tempo


mafia , termine arcaico
i vivi lo sanno
corruzione ,termine arcaico
i vivi lo sanno
vaticano , termine arcaico

i vivi lo sanno
droga , termine arcaico
i vivi lo sanno
politica , termine arcaico
i politici non lo sanno
i vivi vivono l'ignoranza dei politici
i morti suggeriscono la rivoluzione

pensiero Catalano
meglio morire da vivi che
vivere da morti.


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Queste misure non si chiamano “austerità”, o “sacrifici”, ma distruzione dello stato sociale e svendita del pubblico al privato


La Grecia brucia - Piergiorgio Odifreddi

La Grecia è arrivata alla resa dei conti. Il Parlamento si accinge a capitolare di fronte al plotone d’esecuzione costituito dalla cosiddetta troika, formata dall’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. La società civile sta protestando violentemente di fronte al Parlamento. Il primo ministro Papademos, alter ego del nostro Monti, ha dichiarato che “il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia”: le stesse parole usate ieri, in maniera preventiva, dal nostro presidente Napolitano.


Naturalmente, i mandanti (im)morali della troika, e gli esecutori materiali del governo greco, presentano le misure che stanno per essere adottate come “inevitabili e necessarie”: le stesse parole che abbiamo sentito anche noi, fino alla nausea, dal colpo di mano del 9 novembre 2011 a oggi. E queste misure (udite, udite!) consistono in: “Una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda liberalizzazione. Una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito, e un taglio delle pensioni. Una drastica economia di spesa in settori pubblici, come gli ospedali e le autonomie locali. E la vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria”.


Queste misure non si chiamano “austerità”, o “sacrifici”, ma distruzione dello stato sociale e svendita del pubblico al privato. Esse sono dello stesso tenore, vanno nella stessa direzione, e sono ispirate dalla stessa insana ideologia, delle “riforme” che il nostro governo sta cercando di far passare anche da noi. E che, per ora, il nostro popolo ex-sovrano ha mostrato di accettare con maggior spirito di sopportazione, e minor spirito di sopravvivenza, di quello greco.
Nel suo editoriale di ieri su Repubblica, parlando delle conseguenze del possibile default della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda, Scalfari ha scritto che “il fallimento di due o tre paesi dell’Eurozona avrebbe ripercussioni molto serie sul sistema bancario internazionale, obbligando gli Stati nazionali a nazionalizzare totalmente o parzialmente una parte notevole dei rispettivi sistemi bancari”. Ma, più che una minaccia, questa dovrebbe essere percepita come una speranza!

Perché ormai è chiaro che le banche hanno una buona parte di responsabilità nella crisi mondiale, avendola fomentata con una manovra di strozzinaggio in due tempi: dapprima, finanziando e comprando una larga parte dei debiti sovrani degli stati, e poi, minacciando di chiederne la restituzione. Gli uomini delle banche al governo, in Grecia come in Italia, ci spiegano che dobbiamo piegarci al ricatto, pagando il riscatto della svendita dello stato. I dimostranti di Atene dimostrano, appunto, che si può dire no agli strozzini, anche quando ti puntano la pistola alla tempia, e sono pronti a premere il grilletto.

Link www.tlaxcala-int.org

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Se questo Governo vuol fare un lavoro sporco ...

LA SOMA DELL’ASINO
Vv

Blitz bipartisan
Questo Governo è spregevole, sta in piedi grazie a un blitz antidemocratico di Napolitano e del Pd che hanno ripudiato le loro responsabilità verso il Paese.
Questo Governo sta distruggendo l’Italia per obbedire alle ricette di un Fondo Monetario che ha portato al fallimento tutti i paesi che ha curato.
Ci sta mettendo in ginocchio infischiandosene delle sofferenze della gente e dei diritti calpestati per favorire gli interessi di chissà chi.
Fa il lavoro indecente e antidemocratico che il Pd e il Pdl si sono accordati di fargli fare, in una reciproca resa dettata dall’impotenza, dalla corruzione e dall’inettitudine.
Se questo Governo vuol fare un lavoro sporco, lo faccia! Ma almeno ci risparmi le sue battutine di merda!
L’asino può sopportare anche pesantissimi carichi, ma può buttare la soma per aria se ci aggiungiamo anche la puntura di un acaro.

SI PUO’ FALLIRE MA SENZA TAGLIARE LA SPESA IN ARMI?
VV
Ci rendiamo conto che la Germania spinge al fallimento la Grecia dopo averle imposto di non tagliare nemmeno un euro dal suo spropositato piano di armamenti fatto con armi tedesche? Così la Grecia porterà alla fame il suo popolo e fallirà pagando però fino all’ultimo le spese dei contratti militari con la Germania.
La stessa linea folle che spinge Monti a non tagliare un solo euro dalla spesa in armi di 46 miliardi dell’Italia, che prevalentemente sono di contratti americani, mentre il Generale De Paola intende addirittura aumentarne l’ammontare per accrescere il potenziale bellico delle missioni militari italiane! E contro il divieto di guerre imposto dalla Costituzione!

Leggi tutto ECO-CITTA’

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Non è più il tempo della destra e della sinistra è il TEMPO degli UOMINI


“Se vi è un elemento caratterizzante delle dottrine e dei movimenti che si sono chiamati e sono stati riconosciuti universalmente come sinistra, questo è l’egualitarismo, inteso, ancora una volta, non come l’utopia di una società in cui tutti gli individui sono uguali in tutto, ma come tendenza a rendere eguali i diseguali.”

“Io credo che oggi nessuna classe politica possa fare a meno di porsi degli scopi ultimi. Soprattutto i partiti che si considerano di sinistra, cioè i partiti riformatori, devono avere delle mete ideali: è solo attraverso questo criterio delle mete ideali che possono esistere la libertà, l’uguaglianza, il benessere. Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza.”

“Una delle promesse non mantenute della democrazia è stato il fatto che la democrazia politica non si è estesa alla società e non si è trasformata in democrazia sociale. A rigore una società democratica dovrebbe essere democratica nella maggior parte dei centri di potere. Questo in realtà nella maggior parte delle democrazie non è avvenuto.”

(Purtroppo questo non avviene nemmeno all’interno dei partiti che si chiamano democratici)
Leggi tutto UNIVERSI PARALLELI masadaweb.org

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nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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in rete

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina