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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza.   le notizie sono   «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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COM’E’ CHE DALLA PRIMAVERA EUROPEA MANCA L’ITALIA?


Viviana Vivarelli
Tutta l’Europa cresce, noi no. Siamo il peggiore Paese europeo insieme alla Grecia – I dati OCSE – Risultati del Jobs Act: 138.000 disoccupati in più (NON 82.000 occupati in più!! Capito, Ministro Poletti? – Zero investimenti – L’unica preoccupazione di Renzi è demolire i diritti e le tutele democratiche – Con l’Italicum ci saranno in Parlamento 475 nominati (due terzi) e 242 eletti (un terzo), bella democrazia!? – Avanza un sistema autoritario – Un futuro peggiore del presente – L’Ue e Varoufakis – La Bce viola il suo stesso statuto: dov’è che persegue la crescita, la piena occupazione e la solidarietà? – Chi comanda davvero in Europa e perché – Perché la Bce presta alle banche private al tasso dello 0,15% ma allo Stato greco chiede il 28%? Questa è usura- . Il “terrorismo finanziario” è servito per eliminare il welfare e “svuotare la democrazia sostanziale”. Per eliminare le libertà civili e politiche servirà il “terrorismo vero”- Giorgio Gaber e la democrazia

Tutto deve ancora avvenire
nella pienezza:
storia è profezia
sempre imperfetta.

Guerra è appena il male in superficie
il grande Male è prima,

il grande Male
è Amore-del-nulla.

(David Maria Turoldo)
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“La vita, la libertà e la proprietà di ogni uomo sono in pericolo quando il Parlamento è riunito.” (Mark Twain)
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Giorgio Gaber
“La decadenza che subiamo è uno scivolo che va giù piano piano. È una nuova esperienza che ti toglie qualsiasi entusiasmo e alla lunga modifica il tuo metabolismo. Siam lì fermi malgrado la grave emergenza come uomini al minimo storico di coscienza.”

Alberto: “Nasce a Piacenza il Museo della Merda. In esposizione l’Italicum”
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Civati: “Sono a un passo da…” A un passo???? Ma cosa ti ci vuole ancora per farlo, quel passo?
“E intanto confuso
nel dubbio funesto
non parto, non resto
” (Metastasio)
Ma noi non siamo ‘a un passo’ e a quel paese ti ci mandiamo, caro Civati, per direttissima.
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La situazione è tragica, ma non seria.
Ma il problema non sarà che c’abbiamo un eccesso di clown? Berlusconi, Grillo e Renzi, per non parlare di Salvini e dei vari Rizzo e Paita! Gli è tutto un ridere! Gli è tutto da rottamare! (Viviana)
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E poi, in confidenza, 41 fiducie in 14 mesi sono oltreché un record di cui non essere certo orgogliosi, la prova provata, diciamocelo, che senza ‘sti continui strappi al regolamento, minacce, ricatti e ricattini, siamo incapaci di governare.
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Bello questo Senato che oltre a non essere elettivo pesca in quel bacino di criminalità che sono gli enti locali! Come diceva Alberto: “.. quella linea sottile che nel Senato regionale separerà i manifesti elettorali dalle foto segnaletiche.”
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Alberto
“Ci si preoccupa tanto delle vittime dell’Ebola, poco di quelle dell’ignoranza.”
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“L’Italia non è degna neanche del Terzo Mondo”
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Giordano Bruno
E’ inutile.
Hitler lo fermo’ Hitler…
Viviana
Ormai speriamo solo nell’autocombustione
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“Della vita ho amato solo le cose che mi hanno fatto dimenticare della vita (H.P. Lovercraft)
COM’E’ CHE DALLA PRIMAVERA EUROPEA MANCA L’ITALIA?
Viviana Vivarelli
In tutti i Paesi europei è iniziata la ripresa economica. Restano escluse Italia e Grecia. In Italia nulla è stato fatto per stimolare l’economia. Le riforme di Renzi sono state congegnate solo per diminuire i diritti democratici, accentrare il potere nelle mani del capo del Governo neutralizzando le opposizioni e tutelare i rei dalle pene. Aumentate le tasse, diminuiti i diritti del lavoro, ridotto lo stato sociale, non è stata snellita la macchina statale, non è stato epurato il potere dai rei, né resa più equa e agile la Giustizia o facilitato il credito, manca qualunque piano di ripresa economica.
Si è fatto credere che il miglioramento di tutti dipendesse dalle riforme e ora possiamo solo augurarci che un numero sempre maggiore di cittadini riesca a capire quanto le riforma renziane ci stiano portando indietro sul piano della civiltà e della democrazia.
Le economie europee beneficiano della combinazione di molti fattori positivi. Prezzi del petrolio bassi, crescita mondiale costante, deprezzamento dell’euro che favorisce le esportazioni, quantitative easing della Bce (programma per cui la Bce compera 60 miliardi di titoli dalle banche private) che arricchisce i mercati finanziari, contribuendo all’abbassamento dei tassi d’interesse e ad aspettative di miglioramento delle condizioni di credito (intanto solo alle banche italiane ha prodotto 1,7 miliardi di utili), e orientamento neutro della politica di bilancio nell’UE che favorisce la crescita.
Via via si dovrebbero vedere gli effetti delle riforme e del piano di investimenti per l’Europa (peccato che non esista alcun piano di investimenti per l’Italia!). Per il 2015 si prevede un aumento del PIL reale dell’1,8% nell’UE e dell’1,5% nella zona euro (grottesco che l’aumento sia inferiore per i Paesi che hanno accettato l’euro!). Si prevede la crescita della domanda interna nel 2015 e una ripresa degli investimenti nel 2016.
Ora, è noto che ‘sempre’ queste previsioni si sono dimostrate sbagliate e troppo ottimistiche con risultati reali molto inferiori ma si può notare che persino nelle previsioni l’Italia va male ed è il peggiore degli Stati europei. Di questo deve gloriarsi Renzi il cui Governo è stato del tutto deleterio per l’economia italiana. In Italia il monito europeo di aumentare gli investimenti è rimasto lettera morta, senza contare che è stata proprio l’Ue a spingerci a mettere in Costituzione quel pareggio di bilancio che ci vieta, di fatto, proprio di fare investimenti. L’unico investimento visibile è stato l’Expo ed è davanti agli occhi di tutti quello che ne hanno fatto. Non solo in Italia l’occupazione non è aumentata (l’aumento fasullo propagandato dal ministro Poletti è inesistente) ma addirittura i disoccupati sono aumentati del 4,4% come palese risultato negativo del Jobs Act. Gli esclusi (disoccupati e lavoratori in nero) sono 9 milioni. La disoccupazione è salita al 13%. Col Jobs Act i precari sono aumentati del 3%. Negli anni della crisi la disoccupazione in Italia è aumentata del 108,2 %, più del doppio rispetto alla media UE. Con Renzi abbiamo ottenuto 144.000 disoccupati in più! La disoccupazione giovanile addirittura è salita al 43,1%. Quasi un giovane su due è disoccupato. Siamo il Paese con la più alta percentuale di giovani fra i 15 e i 24 anni che non lavorano e non studiano (= Neet) e siamo passati dal 16,2% del 2007 al 22,2% del 2013. Siamo peggio persino della Bulgaria.
Il sociologo Luciano Gallina dice: “Questi dati erano più che prevedibili e sono destinati a peggiorare perché conseguenza di politiche di austerità fondate su tagli forsennati alle spese dello Stato e al lavoro. Si rinuncia agli infermieri nella sanità, agli insegnanti nella scuola pubblica, a migliaia di operai nelle fabbriche: crolla la domanda interna e crolla anche l’occupazione. E, ovviamente, aumenta la disoccupazione. Una dinamica che va avanti da almeno tre governi. Ma quello attuale sta esagerando”.
Susanna Camusso, ha parlato di emergenza nel Paese: “Il tema del lavoro – ha detto – dovrebbe essere l’ossessione quotidiana di chi ci governa. Ma non mi pare sia così”. L’ossessione di Renzi è aumentare il proprio potere, far dipendere dal Governo tutte le istituzioni, annientare il dissenso e distruggere gradatamente i diritti elettorali annientando lo stato sociale.
Sempre Gallino dice: “L’unico effetto del Jobs Act è che, sotto la ridicola etichetta del contratto a tutele crescenti, autorizza il licenziamento libero, a fronte di qualunque causa: economica, aziendale, corretta o meno. Ogni piccola cosa può essere un pretesto per il licenziamento, senza possibilità di reintegro. I neoliberisti volevano far credere che con meno diritti per il lavoratore le aziende avrebbero creato più posti di lavoro. Ma la stessa OCSE ha dichiarato che non c’è nulla che lo provi.”




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ma l'italia è veramente rappresentata da un pupazzo capriccioso come renzi?

un popolame come quello italiame si è fermato a stragi del 92-93 e poi dopo mafia, berlusconi e pd non ha più altro da dire ?

un napoletame, un monti e deserti, un letta e riletta, una mafia massonica qualsiasi tipo i draghi del nazismo ci chiudono nel silenzio assoluto in questo merda di Paese in cui sono nati i risolutori?
e no io non ci sto!
lasciatemi nel ghetto ancora un pò!

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totò quiriinale

per favore che gli illegittimi elettori del presidente di questa repubblica delle banane scelgano possibilmente uno peggiore di napolitano,

Lo so non è facile ma con un minimo di impegno uno che guardi agli interessi della mafia, della massoneria, delle banche, dell'aristocrazia (quelli che si accoppiano da secoli tra di loro),  degli yankee (quelli che sono nati da una costola dell'europa e vogliono cancellare la storia plurimillenaria di questo pianeta),  delle religioni come regolatori della società, mi raccomando non mettete una persona onesta con un pò di cervello che guardi all'interesse di un popolo sfregiato nella propria anima dagli abusi di decenni di delinquenti al potere.

La terza via andrebbe bene almeno ci togliamo lo sfizio di confermare al mondo che siamo spaghetti, pizza e mafia.

Uno di nome matteo andrebbe bene:
non renzi,
non salvini,
bravi messina denaro (il latitante finto che le istituzioni italiane, europee e internazionali proteggono),
la cosa importante e che la mafia rimanga mafia, non chiamateli TERRORISTI, altrimenti a napolitano e ai suoi accoliti potrebbe venire un colpo come e venuto al suo assistente-portavoce alcuni mesi fa durante la discussione trattativa si trattativa no.

La mafia è terrorismo, perchè obama non ci bombarda?

Sarà che il termine terroristi fa comodo di tanto in tanto, non sempre

per quanto riguarda l'italia la mafia porta voti e questo è utile soprattutto al pd che ha unito le mafie, bravo renzi

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eleggere un adeguato Capo di Stato che funga da raccordo tra la casta nazionale e i superiori potentati europei e americani

DISASTRO E DITTATURA


Lo scenario italiano attuale ha due poli emergenti: da un lato abbiamo una situazione economica strutturalmente grave, con tendenze sfavorevoli, non sostenibile soprattutto in quanto a disoccupazione e pensioni; dall’altro lato abbiamo il combinato della riforma costituzionale ed elettorale detta Italicum. Un combinato che concentra tutti i poteri – legislativo, esecutivo e di controllo cioè di garanzia – nelle mani del segretario del partito di maggioranza relativa. Questi, prendendo anche solo in teoria il 25% dei suffragi, si aggiudica il controllo delle camere, del governo, delle commissioni anche di garanzia, della nomina del presidente della Repubblica, di giudici costituzionali e di componenti del CSM. In più, quale segretario del partito, forma le liste elettorali del suo partito, cioè decide chi si candida e con quali chances. Quindi i parlamentari eletti hanno un vincolo di mandato, ma non nei confronti degli elettori, bensì del segretario del partito. Una vera mostruosità giuridico-costituzionale, senza pari nel mondo ritenuto civile. Un ritorno massiccio e deciso a prima della separazione dei poteri statuali, cioè a un modello di Stato di tipo assolutistico, cioè a oltre due secoli fa.
Aggiungiamo che la riforma elettorale non solo dà il premio di maggioranza al partito che prende anche solo il 25% dei suffragi, ma anche, per effetto dell’attribuzione del premio di maggioranza non a una coalizione bensì al singolo partito, risulta congegnata per far sì che ci sia un partito fisso di maggioranza, cioè un partito-Stato – il Partito Democratico (e come altro potrebbe chiamarsi?) – più alcuni piccoli partiti in funzione di alleati mobili e clientelari del partito di maggioranza, più ancora un partito medio-grosso di opposizione perenne.
Insomma, in previsione di una situazione economica e sociale sempre peggiore e tale da generare forti tensioni e forse rotture sociali, viene costituito, con la massima precedenza, un apparato statuale autocratico e bloccato, per garantire alla buro-partitocrazia parassitaria e criminale le sue rendite, le sue poltrone, le sue impunità anche nel disastro nazionale; e insieme per garantire il dominio sul Paese ai grandi interessi finanziari stranieri, con la possibilità di completare l’estrazione o l’acquisizione degli asset nazionali e dei mercati nazionali ancora appetibili attraverso il controllo del suo governo e del suo capo di Stato.
Per fare queste importanti riforme, e per eleggere un adeguato Capo di Stato che funga da raccordo tra la casta nazionale e i superiori potentati europei e americani, cioè un presidente di garanzia per il suddetto assetto, niente di meglio dell’attuale parlamento di nominati, illegittimo perché eletto con legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Aiuta anche la “condizionabilità” giudiziaria, e non solo giudiziaria, del leader del primo o secondo partito di “opposizione”: nove o dieci milioni di voti controllati o neutralizzati così.
La precisa e chiarissima scelta di concentrare i poteri di legislazione, governo e controllo in un’unica persona, toglie ogni dubbio sul progetto dittatoriale: non esiste in Europa, neanche in Russia, qualcosa di simile. Neanche il fascismo la realizzò. La passività e la ignavia via con cui la popolazione italiana accetta tutto ciò, l’assenza di obiezioni e anzi l’incoraggiamento da parte dell’Europa verso tale mostruosità giuridica, confermano che il destino dell’Italia è già stato deciso, che non vi è spazio per un’alternativa, e che quindi l’unica via razionale, per chi può, è l’emigrazione.

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Ma dove stavano tutti questi giornalisti italiani pronti a difendere la libertà di espressione quando cacciavano dalla tv Biagi, Fo, Santoro, Grillo, Luttazzi, Massimo Fini e Guzzanti?


Viviana - Eccoli qua i re d’Europa! I vuoti monumenti del potere! Nella loro sceneggiata trionfale! Hanno svenduto i loro popoli! Li hanno piegati a tutto pur di conseguire potenza e ricchezza! Hanno messo sotto i piedi i diritti degli altri, pur di far prevalere se stessi. Hanno ceduto per un palmo di corona anche la sovranità nazionale, accordandosi in cieche rovine. Hanno girato indietro gli orologi della storia in nome di balle che si chiamano crisi, mercato, liberismo, cultura occidentale! Hanno costretto i propri figli, quelli che dovevano tutelare e difendere, a rinnegare secoli di lotte per la civiltà, ad accettare privazioni nel nome di una cricca di magnati, in overdose di obesità. Ma oggi sono tutti qui, a Parigi, a recitare la gran beffa. A urlare al mondo contro il nemico islamico. Ad atteggiarsi a grandi esaltatori della verità, della libertà, del rispetto umano. A osannare alla grande civiltà europea! Contrapposti a un nemico invisibile, di cui loro stessi si nutrono, al di là della cruda realtà degli attentatori, un nemico che si chiama vita, futuro, pace e che loro mai hanno riconosciuto nei propri cittadini. Cannibali della loro stessa carne, contro la carne di un resuscitato nemico. Vestiti dell’ipocrisia mandano in onda la grande sceneggiata dai pasteggiatori di carne umana che si presentano come salvatori. E dietro a loro la folla urlante, assurta a grandezza infinita, nella grande utopia etica, di cui è essa stessa la vittima. Oh, com’è facile, per un giorno, per una marcia, noi che non siamo nessuno, sentirci ancora qualcuno!

Il giorno che vedrò un milione di persone in una qualunque città europea e 45 capi di stato dell’Ue riunirsi unanimemente a rivalutare i diritti del lavoro, il futuro per i nostri giovani, la protezione dello stato sociale, i diritti della democrazia e il potere della sovranità popolare, quel giorno io mi vanterò di essere europeo.

Ma dove stavano tutti questi giornalisti italiani pronti a difendere la libertà di espressione quando cacciavano dalla tv Biagi, Fo, Santoro, Grillo, Luttazzi, Massimo Fini e Guzzanti? O quando imponevano la ghigliottina in parlamento contro le opposizioni? O quando la polizia faceva dei blitz per devastare le sedi di blog? O si deve credere che la parola libertà e verità e rispetto valgano solo quando degli assassini efferati seminano la morte?

Tutti i media e i capi italiani pronti a difendere come un sol uomo la libertà di satira in Francia. Avete visto qualche reazione quando la Boldrini ha tappato la bocca all’opposizione in parlamento con la ghigliottina per regalare 7 miliardi in pace alle banche? Avete visto qualche opposizione quando Napolitano ha radunato 60 famigerati per distruggere mezza Costituzione? Avete visto molta reazione quando la Fornero e Renzi hanno distrutto i diritti del lavoro in Italia? Avete visto molta reazione quando Zanda del Pd ha proposto di fare una legge per escludere per sempre l’opposizione dal parlamento? O quando hanno cancellato il diritto di eleggere i presidenti di provincie e i senatori? O quando Renzi ha fatto il trucchetto della depenalizzazione della frode bancaria per farci ritornare il Condannato?
Pensate che si debba arrivare al morto e dover fare la sceneggiata della libertà e della democrazia per saperle rispettare?

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l’Occidente sarà costretto a risvegliarsi dalla sua stupida neghittosità e si accorgerà, ma sarà troppo tardi, di trovarsi sotto il piede islamico.

Così anche gli agnelli musulmani scopriranno il lupo dentro di loro

di Ida Magli
il Giornale
| 24.12.2014
Questo è il punto sul quale riflettere: nessuno oggi è veramente “lupo solitario”, in qualsiasi luogo risieda, qualsiasi sia la sua religione perché basta un clic a metterlo in connessione con molti altri, ma soprattutto perché anche il lupo più solitario sa che oggi l’unica, vera battaglia in atto nel mondo è quella dei credenti musulmani nei confronti di tutte le altre società, battaglia ovunque vittoriosa perché i popoli aggrediti o si sottomettono o scappano. L’islamismo è conquista, così come Maometto è stato un conquistatore. Non si può essere musulmani senza adeguare la società ai voleri di Allah. Il cosiddetto dialogo interreligioso è un fatto da tavolino, di spirito tipicamente occidentale, non cambia e non può cambiare nulla all’intrinseca necessità di conquista che sottende il musulmanesimo. Per quanto tranquille possano essere oggi le comunità musulmane esistenti in Francia (così come in Spagna, in Italia, in Germania), verrà il momento in cui, mano a mano che le presenze musulmane diventeranno non soltanto molto numerose, ma consapevoli del loro essere vincenti, l’Occidente sarà costretto a risvegliarsi dalla sua stupida neghittosità e si accorgerà, ma sarà troppo tardi, di trovarsi sotto il piede islamico.

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Non mandate al Colle l'ennesimo servo di Bruxelles

di Ida Magli
il Giornale
| 28.12.2014

  Nessun popolo è stato tradito durante tutta la sua storia dai suoi governanti in maniera così determinata, cinica, perversa quanto gli Italiani. Governanti che, a partire dal predominio del cristianesimo, hanno odiato, disprezzato, calpestato i loro sudditi in modo tale che la storia degli italiani potrebbe configurarsi come una “storia per tradimenti”.  Se si esclude la breve parentesi del periodo del Risorgimento non si vede altro che i detentori del Potere intenti al disprezzo, ossia a poggiare i piedi sugli Italiani come “corpo”, come pedana dalla quale slanciarsi per raggiungere i propri scopi, offrendo ai magnati di turno, di volta in volta Papi, Re, Imperatori, Dittatori, Banchieri, Commissari europei, il territorio, l’indipendenza, la civiltà italiana. L’Italia è il loro “mezzo”, il loro ricchissimo patrimonio-strumento.

Così ha fatto Prodi da quando si è presentato sulla scena politica offrendo l’Italia alla Super Loggia di Bruxelles: senza lo Stato italiano, senza il territorio italiano, senza la civiltà italiana, nessuna Europa unita è possibile. Altrettanto ha fatto e sta facendo Renzi: le sue famose “riforme” non sono altro (come ripete con vigliacca soddisfazione il ministro Padoan) che l’esaudimento delle pretese dei Commissari europei. Bruxelles, del resto, è talmente sicura che il nostro Capo del governo sia al proprio servizio che Renzi può permettersi d’ingannare gli italiani lanciando ogni tanto con la sua abituale villania qualche finta sbruffonata contro l’Europa senza turbare nessuno. Renzi del resto è un politico che aspira alle cariche più alte: l’impero europeo è stato costruito appositamente per questo tipo di politici, calpestando ogni diritto del popolo italiano. Ed è proprio partendo da questo punto di vista che ci si accorge con estrema facilità come Forza Italia sia attualmente priva di qualsiasi idea politica concreta e realistica. “Meno tasse, meno tasse, meno tasse”, grida Berlusconi. Ma il problema delle tasse è nato con gli obblighi dell’unione europea, con il fiscal compact,  con i limiti di bilancio imposti da Bruxelles, con la montagna del debito pubblico, con la rinuncia alla sovranità monetaria, non per un capriccio di Renzi.

 Berlusconi non accenna mai al problema vero dell’Italia, ossia alla sua appartenenza all’Ue e alla moneta unica. In una democrazia il compito delle opposizioni è quello di opporsi, altrimenti si suicida, ma uccide anche la democrazia. La Consulta ha forse dichiarato che non è valida la sentenza con la quale ha affermato l’illegittimità della legge elettorale? Un’opposizione  degna di questo nome non dovrebbe mai aver paura delle elezioni e avrebbe dovuto obbligare le forze politiche a rientrare con il voto nell’ambito della legittimità. L’attuale degrado anche morale in cui vive l’Italia, con gli scandali che scoppiano ogni giorno nell’ambito dei politici e degli amministratori, deriva anche da questa atmosfera di abbandono di ogni norma scaturito dall’illegittimità generale. Quale validità possono riconoscere i cittadini a un governo non eletto da nessuno, che cambia la Costituzione con un parlamento illegittimo e che si appresta a nominare il presidente della Repubblica con elettori illegittimi? Sarebbero sufficienti i primi nomi venuti alla ribalta come quelli di possibili presidenti della Repubblica (Prodi, Amato, Severino), lasciando allibiti gli Italiani che credevano di essersi liberati per sempre di simili personaggi, a ricordarci invece che proprio da queste persone siamo stati venduti all’Ue e che è ancora dall’Ue che siamo governati.

27 dicembre 2014

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Che Presidente nascerà dalla concimaia dei partiti?

PER LA NASCITA DEL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Che Presidente nascerà dalla concimaia dei partiti?

Chiunque sia, dovrà avere, come tutti, i carismi obbligati:
L’approvazione del Washington Consensus, cioè della grande finanza (ricordo che l’Italia, nel ’43, firmò una resa incondizionata e che da allora rimane occupata militarmente dagli USA con oltre 100 basi);
L’assenso del suo vassallo tedesco, che domina le istituzioni della Fraternità Europea, e a cui dovrà garantire la sudditanza dell’Italia;
L’investitura della partitocrazia, della quale dovrà garantire privilegi, rendite e impunità anche in periodo di grande impoverimento e travaglio sociale;
Il nulla osta dei soliti poteri forti nazionali, come la Chiesa e altri che si sanno ma non si dicono;
Un certo carisma, un aspetto e una voce non sgradevoli, un’aria di novità, di promessa, di estraneità dal marcio della concimaia, una buona faccia da poker.
Forse sceglieranno una donna. Ce n’è una che ha il richiesto physique du role ma anche una voce sgradevolissima: la si ascolta malvolentieri. Un’altra che ha tutta la sostanza, ma è invisa ai cattolici. Una terza che ha l’immagine e la sottomissione a Renzi, ma non ha spessore. Glielo si potrebbe dare con un colpo di scena, cioè pagando il riscatto dei due marò a attribuendo il merito della loro liberazione alla grande personalità di lei, così da farne un’eroina mediatica ex nihilo, ed eleggerla per premio, nell’acclamazione generale così prodotta: “santa subito!”, hahaha!

Auguri a tutti i lettori, dal blog di marco della luna : marcodellaluna.info

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questo andazzo non può durare... prima dell’austerità i Paesi UE erano in pieno sviluppo, con un Pil che superava ogni anno il 4%

CONTRO LA MERKEL
Viviana Vivarelli

I Paesi dell’euro avrebbero urgente bisogno di una forte figura politica in grado di sfidare la Merkel. I suoi errori stanno ormai affossando l’Europa e alla fine li pagherà la stessa Germania che comincia già a vacillare.
La Merkel controlla l’UE. Tutto dipende da lei. L’austerity che ci sta portando tutti sempre più in basso dipende totalmente dalle sue scelte. E’ lei che comanda le politiche di bilancio dei paesi europei, lei che marcia implacabile fregandosene della recessione e della deflazione, lei che comanda multe ai paesi più deboli, condannandoli a un declino anche peggiore. E abbiamo visto che figura da pivello ha fatto con lei Renzi mentre ipocritamente gli diceva (come a tutti gli altri) che era rimasta ‘impressionata’ e gli abbottonava il cappottino messo storto, come si fa coi bambini dell’asilo. Grazie alle manovre dissennate della Germania, la costruzione europea è diventata la rovina progressiva dei Paesi membri. Si ricordi che prima dell’austerità i Paesi UE erano in pieno sviluppo, con un Pil che superava ogni anno il 4%. Oggi si salva quasi solo la Germania e gli altri sono in piena recessione mentre la disoccupazione continua a crescere e il Fm e Draghi hanno anche la faccia di multare chi non si rialza e di accusare i governi di non aumentare l’occupazione, mentre l’obbligo del pareggio di bilancio vieta di investire e il Fm esige addirittura altri tagli del welfare e altri aumenti di tasse, che Renzi si affretta vilmente ad applicare prendendo per i fondelli gli elettori fingendo di trasformando i 36 miliardi che dovremo tirare fuori per la Finanziaria in ‘regali’ e ‘diminuzioni fiscali’. E intanto prevede aumenti delle tasse da 18 miliardi a 28. Mai l’inganno è stato più clamoroso e gli acefali continuano a credere alle promesse virtuali e roboanti di Renzi mentre i fatti lo smentiscono clamorosamente. Così come in patria finge di opporsi ai piani distruttivi della Merkel che invece a Bruxelles lo trovano supino in un’ubbidienza passiva da succube.
Ma questo andazzo non può durare. I dati economici europei sono in continuo peggioramento. Gli analisti seri sanno benissimo che occorre aumentare la liquidità, che peggioreremo solo continuando ad ingrassare solo le banche diminuendo i tassi di interesse con cui Draghi regala i nostri capitali, che fissarsi sul pareggio di bilancio è controproducente perché ostacola qualsiasi investimento pubblico, senza cui nessuna disoccupazione può essere combattuta, che martoriare ancora di più i cittadini tagliando diritti del lavoro o di democrazia, aumentando le tasse e annullando lo stato sociale, è letale e non può che aumentare la crisi. Ma a livello nazionale ed europeo il peggio non fa che crescere. In Italia occorrerebbe provvedere d’urgenza sull’occupazione, sui lavori pubblici, sul ripristino del territorio, sullo sblocco dei crediti bancari, sul reddito minimo di cittadinanza e sulle tutele sociale e del lavoro, ma il governo non fa che praticare politiche opposte, mentre il Parlamento resta imballato per mesi sull’elezione dei giudici della Consulta o sulle modifiche ormai eterne e dissennate del Senato, della legge elettorale o delle Province, secondo gli interessi di una casta decrepita di perditempo, marcia e ormai da buttare.
Il famoso pareggio di bilancio è diventato, grazie alla Merkel, una specie di totem o divinità, un Moloch che divora i popoli e li getta in una voragine sempre più profonda e ciò è tanto più assurdo in quanto è una meta inesistente, che la Germania per prima non raggiunge da 45 anni. Intanto cresce l’Afd, il partito anti-euro tedesco, che ha preso il 7% alle europee e cresce l’UKIP dell’antieuropeista Farage in Gran Bretagna. Ma con questi governi persino l’unione difensiva dei Paesi mediterranei contro lo strapotere tedesco resta un’amara utopia.

SQUILIBRI
Viviana Vivarelli
In una società giusta, lo Stato dovrebbe compensare lo squilibrio esistente tra poveri e ricchi tassando i secondi per integrare le magre risorse dei primi e dovrebbe compensare i diversi redditi regionali usando parte di quelli più ricchi per investire nelle regioni più deboli. Analogamente, in una Europa giusta, i Paesi più ricchi dovrebbero compensare le debolezze dei Paesi più poveri.
L’integrazione, la sussidiarietà e la complementarietà dovrebbero funzionare tra le parti dell’insieme per il bene totale dell’insieme stesso come principi fondanti che reggono e giustificano l’insieme.
In una dimensione neoliberista accade il contrario. All’interno di uno Stato i governanti favoriscono i più ricchi e riversano tasse e sacrifici sui più poveri. In una Europa iniqua, lo Stato più ricco approfitta con leggi e diktat per infierire sugli Stati più deboli aumentando la loro miseria.

IL PARTITO DELLA NAZIONE

continua ...

chi difende e continua a votare una simile classe di corrotti è complice del peggio di questo Paese

IL PAESE DEI FURBI    Viviana Vivarelli 

L’Italia è il Paese dei furbi. I furbi possono fare tutto quello che vogliono, reati di ogni tipo, sicuri che non pagheranno alcuna pena, abusi in massa tanto non sarà mai ridotto il loro potere, un comportamento costante di arroganza e soperchieria in cui chi fa le leggi le fa a proprio favore, contro ogni criterio di giustizia ed uguaglianza, lesioni continue del bene comune in nome di un egoismo becero e spregiudicato, collusione tra malfattori o mafiosi, che proseguono negli anni e si perpetuano nei pupilli e nei cosiddetti riformatori, menzogne propagate a mezzo stampa con una televisione complice e meschina, e infine lesioni costanti al tessuto democratico con l’attacco a qualsiasi opposizione democratica e l’accentramento assoluto di un potere feroce attento solo a spartizioni e collusioni, un gigantesco quadro di dissolutezza che non ha paragoni in Europa e ne ha pochi anche nel terzo mondo. In questa situazione squallida e degenerata, tre partiti feroci quanto delinquenziali hanno retto il potere per 20 anni proseguendo e amplificando tutti i danni possibili, al diritto, all’economia, al senso comune, con leggi auto protettiva e un parlamento ormai solo autoreferenziale, in una trama di interessi reciproci e reggendo gli interessi della parte peggiore del Paese e della criminalità organizzata. Non è possibile parlare di pratiche di democrazia in condizioni simili. E chi difende e continua a votare una simile classe di corrotti è complice del peggio di questo Paese e dovrebbe essere cacciato come nemico sociale.
Ma non esiste Paese di furbi che non si regga su un Paese di allocchi.


continua ...

Questa non è la Terza Repubblica, questa è la Notte della Repubblica, se non addirittura la morte della Repubblica!

Discorso Avv. Paola Musu conferenza 14 dicembre 2013
Roma – Hotel dei Congressi
Voglio introdurre il mio intervento con una frase di John Maynard Keynes: “Le parole devono essere un po’ selvagge, perché sono l’assalto della ragione contro l’irragionevolezza”.
Vediamo quanto le mie parole riusciranno ad essere “selvagge”.
Io sono indignata, sono molto indignata; e la mia indignazione nasce dal profondo rispetto che nutro per lo Stato e le sue Istituzioni, che però vanno ben distinti dagli uomini che medio tempore si ritrovano a rappresentarli o ad esserne investiti.
Ricordiamoci che il legislatore costituente ha previsto la messa in stato d’accusa non solo della più alta carica dello Stato, ma anche dell’intero esecutivo: dov’è il Parlamento, oggi, dov’è la magistratura, sia quella ordinaria che quella speciale!
Il Parlamento latita, la magistratura latita.
Questa non è la Terza Repubblica, questa è la Notte della Repubblica, se non addirittura la morte della Repubblica!
Perché si aprono d’ufficio fascicoli di indagine, per ipotesi che definirei “bagatellari”, o la Procura della Corte dei Conti solleva d’ufficio l’eccezione di incostituzionalità per la legge sul finanziamento pubblico ai partiti e non accenna a sollevarla per tutti quei trattati, regolamenti, direttive, decisioni di fonte comunitaria, sino ad arrivare al recente decreto legge sulla parcellizzazione e vendita (ma direi svendita) della Banca d’Italia (e dell’oro che era dello Stato italiano e che alla stessa fa capo) per effetto dei quali si è creata e si sta alimentando una voragine incolmabile nei conti dello Stato, con serio pericolo per la stessa tenuta dell’assetto istituzionale e per l’indipendenza e il libero esercizio delle funzioni degli organi costituzionali dello Stato?

Sto parlando dell’indipendenza e della sopravvivenza dell’Italia come Stato!
E perché, sempre la Procura della Corte dei Conti, non fa in modo di scoperchiare quell’ enorme vaso di Pandora che riguarda: “atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria e sulla politica creditizia e finanziaria”; atti preparatori del Consiglio della Comunità europea”; “atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni sui flussi finanziari di entrata e di spesa, sulle previsioni del fabbisogno dello Stato, sull’evoluzione, la consistenza, la gestione, il risanamento del debito pubblico (…)”; “atti, anche preparatori, relativi alla emissione (…) di titoli di Stato (…)”, e potrei continuare: tutti atti cui è stato apposto il divieto di accesso con Decreto ministeriale n.561 del 1995, in deroga alla Legge n.241/1990 ?
Perché non interviene per verificare cosa è successo e cosa sta succedendo!
Perché nulla hanno fatto a seguito delle dichiarazioni rilasciate da un Senatore della Repubblica (il Senatore leghista Garavaglia) nell’ottobre del 2012, in una conferenza a Sant’Ambrogio, circa il ricatto subito dai parlamentari, ai fini del voto di fiducia all’insediando governo Monti, da parte degli ispettori della BCE e di Bruxelles ?
Dov’è finito lo Stato? Ma, soprattutto, cos’è lo Stato?
Lo Stato è il Popolo e questo binomio è tenuto insieme dal Diritto. Al tempo stesso, la sussistenza di tale unione è garantita dalla Libertà, la quale esiste solo se e quando la Sovranità, ossia il sommo potere, appartiene al Popolo: se viene meno il Diritto, viene meno lo Stato. Se manca la Libertà, la degenerazione è verso l’oligarchia o la tirannide.
Se oggi siamo in questa situazione è perché è caduto in disuso il Diritto ed è venuta meno la Libertà.
Questo è Cicerone, questi sono i principi cardine dello Stato moderno contemporaneo, che trovano il loro fondamento nella tradizione giuridica romanistica: DIRITTO ROMANO, NON ANGLOSASSONE! Lo ripeto: DIRITTO ROMANO, NON ANGLOSASSONE!
Che qualcuno lo ricordi a quei presunti “saggi” che dovrebbero fare da consulenti per la modifica della Costituzione.
Quella Carta non si cambia a piacimento! Nessuna norma di revisione costituzionale può essere in contrasto con i principi fondamentali di quella Carta, pena la modifica della forma Repubblicana dello Stato, che è immodificabile ex art. 139 Cost.
La modifica dell’art. 81, ed articoli correlati, con l’introduzione dell’obbligo del pareggio di bilancio, è incostituzionale, così come è incostituzionale il preteso tentativo di subordinare in via costituzionale il diritto interno a quello comunitario, senza tener conto di quei principi, come hanno fatto modificando l’art.117 Cost. nel 2001.
E tra quei principi, vi sono quelli che delineano la parte “economica” della stessa.
L’euro, e le politiche ad esso correlate, sono concepiti nell’ambito del contesto del pensiero economico di impronta liberistica, con esasperazione del principio della libera concorrenza. La Costituzione, tuttavia, non cita mai il termine “concorrenza”, parla piuttosto di “programmazione economica”, nell’obiettivo più alto e finale del rispetto e della salvaguardia della DIGNITA’ SOCIALE (quella che oggi viene costantemente e da troppo tempo calpestata), in un equilibrio perfetto di sintesi tra ampio spazio e garanzia della libera iniziativa economica privata e intervento pronto dello Stato a correzione delle possibili degenerazioni della concorrenza. Questo perché la concorrenza viene considerata un fenomeno da controllare e non concepita come principio fondante dell’economia e dei rapporti economici. Ciò in quanto consapevoli del fatto che la libera concorrenza elevata a dogma e, con essa, l’affermazione del principio dell’assenza di regole (nel mercato), equivale in realtà all’affermazione di un’unica regola: la legge del più forte!
Sto parlando degli articoli 41, 42 e 43 e seguenti e 2, 3, 4 della Costituzione!
Quella sintesi non fu solo teorica, ma messa in pratica sino agli anni “70.
Le cessioni di sovranità operate con la sottoscrizione di quei trattati, nonché con quelle direttive, decisioni, regolamenti di fonte comunitaria, sono incostituzionali, oltre che per la violazione dell’art. 1 e dell’art. 11 della Costituzione, anche in quanto adottati in aperta violazione degli articoli 41, 42, 43 e seguenti della Costituzione.
L’euro, e le politiche economiche e monetarie allo stesso collegate, sono diretta emanazione della fede totalitaria nel credo liberistico: la fede liberistica elevata a dogma (citando l’espressione di Maurice Allais, fisico ed economista francese poco noto ai più, ma premio Nobel per l’economia nel 1988 e liberista “pentito”).
L’euro è un triste miraggio, una sciagurata utopia: la BCE per Trattato e Statuto ha come unico obiettivo la stabilità dei prezzi, non la crescita. La sua politica monetaria, in forza dei trattati, condiziona anche la politica economica dell’Unione, che di diritto e per diritto le è subordinata; può emettere decisioni che obbligano direttamente e immediatamente gli Stati (si pensi all’effetto della famigerata lettera a firma di Trichet e Draghi) e al contempo non può essere controllata da alcun’altra istituzione europea (ciò per il principio di totale indipendenza delle banche centrali, di stampo liberista) e tantomeno dagli Stati.
Salvo che non si faccia riferimento alle quote di partecipazione, che vedono, con il 18%, il predominio della Germania, per il tramite della Bundesbank.
E sull’indipendenza della BCE mi preme un appunto: il noto economista e premio nobel per l’economia Stigliz, nel corso di una lezione tenuta alla Columbia University nel gennaio 2012, ha dichiarato che la BCE, in realtà, è sottoposta ad ordini esterni di privati, in particolare dell’I.S.D.A. (un’associazione che raggruppa i principali investitori mondiali in derivati).
Questo non è un fatto sorprendente per lui: fa notare, infatti, che tutte quelle istituzioni che non sono assoggettate a controllo democratico, tendono a cadere sotto il controllo di interessi particolaristici e privati.
È evidente che se la BCE controlla la politica monetaria e, per il tramite della stessa, la politica economica degli Stati europei (ivi incluse le politiche di bilancio ed in definitiva la politica dei governi), e la BCE a sua volta è controllata da interessi alla stessa esterni, le conseguenze sull’integrità e indipendenza dello Stato sono innegabili.
Le stesse privatizzazioni degli anni ’90, nonché quelle in corso di realizzazione, ivi comprese banche ed enti pubblici, oltre a presentare seri dubbi di costituzionalità, sono anche dubbie quanto ad effetti: dobbiamo ricordarci che l’Italia sostenne l’impatto della crisi del’29 grazie al modello IRI. Quello stesso modello che fu importato da Roosvelt nel New Deal. Perché dobbiamo ricordarci che il New Deal non fu una geniale intuizione del Presidente americano: Roosvelt inviò i suoi consulenti in Italia a studiare il “modello IRI”, che poi importò negli Stati Uniti. Ed è su quel modello che Orban in Ungheria sta risollevando lo Stato.
Chi ha la moneta ha il potere: l’essenza di questo concetto è che l’enorme fonte di approvvigionamento di risorse finanziarie legata all’emissione (stampa) della moneta, nell’ambito di una concezione etica dello Stato (che nulla ha a che fare con derive filosofiche legate al concetto dell’”etica”, ma che identifica semplicemente lo Stato con il Popolo, nel pieno rispetto del Diritto e della Libertà del Popolo), quelle risorse devono spettare solo allo Stato.
Lo stesso economista Maurice Allais ricorda che in questo modo l’imposizione fiscale diretta verrebbe ridotta quasi a zero.
E di questo era ben consapevole in Ministro Andreatta quando nel 1981 inaugurò la nuova fase della politica monetaria portata avanti dalla Banca d’Italia: lo stesso Andreatta lo riconobbe a dieci anni di distanza in un articolo a sua firma de Il sole 24 Ore del 1991. In quell’articolo, l’ex ministro ammise che per effetto di quella “virata” i ministri del Tesoro si trovarono privi delle risorse finanziarie a loro necessarie ed il debito pubblico schizzò alle stelle
Il problema chiave del debito non è la spesa pubblica, ma il fatto che lo Stato è stato privato delle risorse finanziarie che derivano dall’emissione della moneta, nonché, in definitiva, della stessa moneta e degli strumenti legati alla gestione della stessa, come la svalutazione competitiva: l’unica possibilità che hanno di reperire le risorse che gli sono indispensabili è quella di rivolgersi alla tassazione o all’indebitamento sui mercati finanziari (con notevoli vantaggi per questi ultimi).
E difatti: con le politiche di austerity il debito è cresciuto dal 120% al 130%.
C’è qualcosa che non va, così come c’è qualcosa (molto) che non va in certi meccanismi (come il MES) che vorrebbero “salvare” gli Stati dal debito indebitandoli di più, o che vorrebbero renderli virtuosi affossandoli nella spirale del debito (fiscal compact).
A questo si aggiungono gli inevitabili squilibri determinati da un’area valutaria come quella concepita per l’euro: il recente rapporto del Tesoro USA evidenzia come la Germania, comprimendo la domanda interna e sfruttando la competitività raggiunta sui salari ai fini dell’esportazione, non favorisce il riequilibrio dei rapporti delle bilance dei pagamenti con gli altri paesi dell’area euro. Più semplicemente: il problema della Grecia, dell’Italia, della Spagna e degli altri paesi del Sud Europa (ma ora anche della Francia), causato dalla mancata disponibilità di quelle risorse di approvvigionamento di cui parlavo, viene accentuato dal fatto che si è creato un inevitabile squilibrio tra un eccesso di importazioni, rispetto alle esportazioni. L’eccesso di importazioni, con il conseguente deflusso di liquidità allo stesso collegato, ha costretto questi stati ad indebitarsi per procurarsi la liquidità di cui necessitavano e di cui non potevano più disporre.
Ciò che deve essere chiaro è che esiste una contraddizione in termini, fondamentale ed eclatante, tra obiettivi e principi proclamati e sbandierati in varie parti della normativa comunitaria, e dalla propaganda europeistica, e la prova dei fatti. Non solo, ma esiste un fondamentale ed eclatante contrasto tra i diritti umani ed il recepimento degli stessi nei Trattati e le condizioni in cui sono ridotte le popolazioni, ai limiti, anzi oltre i limiti dei crimini contro l’umanità.
Troppi dimenticano che vi è un principio imprescindibile di Giustizia, che fa parte di quelle leggi non scritte, universalmente riconosciute, e che vengono ben prima delle leggi scritte, dal quale non è ammesso prescindere: alla fine chiunque dovrà renderne conto al proprio destino.
Io non sono antieuropeista, io SONO EUROPEISTA, ma l’Europa che ho in mente è quella di Adenauer, Schumann, De Gasperi: cooperazione tra Stati nella piena salvaguardia e rispetto degli Stati, dei loro popoli e della loro sovranità.
Questa è Europa, non populismo!
E nel nome e nel rispetto dell’identità di quei Popoli e del Popolo Italiano, citando il verso dell’Inno nazionale concludo: CHE L’ITALIA SIA DESTA!

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l'incredibile degrado etico di una classe politica

C'è un’unica e sicura dirimente oggi per capire i significati e le intenzioni degli esponenti politici, sia quando sono ambigui, sia quando appaiono chiari e schierati dalla parte dei cittadini: la loro dipendenza dai cosiddetti “poteri forti”, dall’alta finanza, e dall’Europa che ne è serva. Così, per esempio, può essere apparso onesto e perfino simpatico il “saggio” un po’ cretino Valerio Onida quando ha ammesso di star lì, insieme agli altri “saggi”, per occupare la scena vuota; ma è ridiventato subito quello che è, un succube dell’alta finanza, uno che odia l’Italia e gli italiani, non appena ha indicato come suo prediletto per la Presidenza della Repubblica, Giuliano Amato. Come avrebbe potuto essere diversamente, del resto, visto che era stato scelto dal massimo odiatore degli italiani, Giorgio Napolitano?

Sembra quasi incredibile il punto di degrado etico cui giunge una classe politica quando si trasforma, come oggi quella italiana, in un piccolo gruppo di persone chiuse nel bunker della conservazione e difesa di se stesse. Nulla più esiste ai loro occhi salvo questo: la propria sussistenza, il proprio interesse; e per difenderli escogitano mezzi che non hanno nessun riscontro con la realtà, così che tutta la nazione che in apparenza essi continuano a rappresentare, si configura come un paese agli ultimi termini, lebbroso, marcio, putrefatto, consegnato davanti ai propri cittadini e davanti al mondo ai crimini di coloro che lo governano. Questa è, infatti, la legge della natura umana, cui nessun individuo e nessuna società può sfuggire: superato il livello di guardia posto dalla consapevolezza del rapporto con gli altri, con le norme che lo regolano, non sussiste più nessuna “etica” perché la percezione dell’altro serve esclusivamente per usarlo, ucciderlo per il proprio interesse, la propria salvezza.

Il quadro offerto in questi giorni dai responsabili dei Partiti, dalle massime cariche dello Stato, dal Governo in carica, è appunto quello dell’assoluta devastazione di ogni pur minima coscienza etica, della rottura di ogni legame con il proprio popolo che, infatti, tace annientato e si suicida (quattro suicidi negli ultimi due giorni indotti dal governo). La pseudo logica che sostiene quanto dicono e fanno i politici è appunto uno dei sintomi più vistosi della patologia mentale che li guida. Si sono aggrappati alla battaglia per i pochi posti di potere rimasti in lizza come lupi affamati agli ultimi brandelli di carne pendenti dalla vittima: non pensano ad altro, non vogliono altro. Se n’è avuta una specie di controprova nell’esaltazione offerta dal partito di Berlusconi all’unico sciacallo che si è sempre vantato della sua natura di sciacallo e che lo fa gongolare di ogni distruzione sociale che provoca. Pannella si è esibito al suo meglio, sparando con la solita violenza che non teme smentite le più grosse menzogne sull’enorme consenso alle sue idee, un consenso che non gli ha dato alle ultime elezioni neanche il minimo dei voti per entrare in Parlamento. Ci si domanda: perché proprio il Pdl vuole servirsi di Pannella e dei Radicali? Ammesso che possano portargli qualche voto, sicuramente gliene faranno perdere molti fra i suoi abituali elettori, non soltanto fra quelli cattolici, ma anche fra quelli che, forniti di buon senso, sanno bene che dietro ai Radicali ci sono sempre stati i “poteri forti”, l’alta finanza mondialista ed europea che se ne serve come strumento ottimale per quella disgregazione delle società e delle nazioni indispensabile al primato dei banchieri. Ma, bisogna ripeterlo: i politici hanno ormai perso qualsiasi sensibilità etica e l’unico Potere in cui vedono la possibilità di sostegno è quello dell’alta finanza che guida tutto e tutti, nel mondo e in Europa. È una guida alla distruzione: i banchieri non sono soltanto privi di etica, ma anche forniti di scarsissima intelligenza. Possiamo sperare soltanto che ci sia data la possibilità di liberarcene con le prossime elezioni.

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il principale perdente di queste elezioni è il giornalismo

In Italia, in Germania ... 

Questa è l’Europa.

Petra Reski L’uomo che non ride più

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Comunità 'مجتمع' euromediterranea


Scrive il narratore greco Petros Markaris che l’Europa vive una strana insidiosa stagione: del suo sconquasso non parlano che gli economisti, i banchieri centrali.
Con il risultato che la moneta unica diventa la sostanza stessa dell’Unione, non uno strumento ma la sua ragion d’essere, l’unica sua finalità: «L’unità dell’Ue è stata sostituita dall’unità dell’eurozona. Per questo il dibattito rimane così superficiale, come la maggior parte dei dirigenti europei, e unidimensionale, come il tradizionale discorso degli economisti». Priva di visione del mondo, l’Europa ha interessi senza passioni, e non può che dividersi tra creditori nobili e debitori plebei. «Stiamo correndo verso una sorta di guerra civile europea».

Come un improvviso sparo nel silenzio ........................................................



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Berlusconi è una bomba ad orologeria

Cacciate Berlusconi dal governo di Yascha Mounk

ItaliaDallEstero.info

Silvio Berlusconi non è solo una catastrofe per l’Italia, ma sta diventando anche un serio pericolo per l’euro. A questo punto la Germania e la Francia dovrebbero costringerlo a dimissioni immediate.

Dobbiamo cacciare via Silvio Berlusconi dal potere, e subito.

Berlusconi è stato un danno per l’Italia sin dall’inizio. È entrato in politica soprattutto per tutelare se stesso e i suoi fedelissimi dai processi legali. Si è ritagliato leggi su misura per proteggere gli interessi delle sue imprese. Si è lasciato sfuggire l’occasione di modernizzare economicamente il paese. E continua a danneggiare la reputazione dell’Italia con le sue scappatelle sessuali e le sue imbarazzanti barzellette.

Più lento ed imprevedibile

Questi due decenni, in cui il panorama politico italiano è stato dominato da Berlusconi, sono stati quindi anni persi per il paese. L’economia italiana è molto meno dinamica oggi che nel 1992. Il sistema giuridico è ancora più lento e imprevedibile. La disoccupazione giovanile è aumentata nuovamente. Il nord e il sud sono ancora più distanti. La Mafia, la Camorra e la ‘Ndrangheta sono sempre più potenti. Nemmeno le tasse sono diminuite in maniera apprezzabile per l’italiano medio.

Berlusconi è stato quindi sin dall’inizio una catastrofe per il suo paese. La situazione durante questi ultimi anni è talmente peggiorata, che la sua ulteriore permanenza ora causerebbe danni immediati ed irreparabili. Poiché negli ultimi mesi l’Italia è caduta in una profonda crisi economica. Senza un governo determinato, che con mano saggia eviti una bancarotta, Roma tra poco diventerà la nuova Atene – e trasformerà l’euro in carta straccia, dato che nemmeno il fondo di stabilità europeo con tutti gli ulteriori finanziamenti concessi fino a ieri, sarebbe in grado di sostenere una bancarotta italiana.

Proprio durante questi mesi critici, Berlusconi si è permesso di nuovo il lusso di trovarsi al centro di clamorosi scandali sessuali, invischiato in difficoltà con la giustizia e in fondamentale contrasto con la sua coalizione al governo. A titolo di esempio: nelle stesse settimane, in cui Standard & Poor’s declassava la solvibilità dell’Italia, è stato reso noto che, Berlusconi si vantava, di dedicarsi al suo mandato politico solo nel tempo libero – cioé in quelle poche ore, in cui non era impegnato con le sue “pupe”. Nessuna meraviglia se poi i mercati finanziari si fidano poco di lui. Se gli astuti artisti della finanza oggi scommettono che l’Italia finirà presto indebitata fino al collo, questo dipende solo dal fatto che al potere continua ad esserci Berlusconi.

La Merkel e Sarkozy dovrebbero costringere Berlusconi a rassegnare le dimissioni

L’unica speranza per l’Italia e per l’euro perciò è una rapida sostituzione di Berlusconi con un Presidente del Consiglio al di sopra delle parti. Qualcuno come Mario Draghi, il governatore della Banca d’Italia, che sia capace e propenso a rischiare i passi necessari per l’abbattimento del debito pubblico e per la ripresa economica.

Ma Berlusconi, del cui operato frattanto neanche un quarto degli italiani si dichiara soddisfatto, non si dimetterà di sua iniziativa. E siccome il suo partito è diventato un’associazione elettorale capeggiata da un dittatore da quattro soldi – e molti deputati eletti percepiscono un doppio stipendio in quanto assunti proprio nei quotidiani e nelle imprese di Berlusconi – l’impulso per un suo abbandono dell’incarico dovrà venire per forza dall’esterno.

Per fortuna si prevede uno scenario semplice. Per il momento l’Italia può farsi prestare denaro solo in caso di necessità, poiché la BCE acquista titoli di stato italiani per miliardi di euro. Per cacciare Berlusconi dal potere, tutti i capi di governo degli altri paesi dell’eurozona dovrebbero solo chiedere pubblicamente le sue dimissioni. In alternativa, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy dovrebbero costringere gli altri partner europei a rifiutarsi di acquistare altri titoli di stato italiani.

Berlusconi è una bomba ad orologeria

Ma questa intromissione, ammettiamolo, drastica non solo è giustificata in quanto un bene per l’Italia, ma non sarebbe che la logica conseguenza di ciò che adesso è nell’interesse immediato dei singoli paesi della zona euro, ossia tagliar fuori dalla scena politica Berlusconi nel più breve tempo possibile.

Finora sono stati gli elettori italiani a doversi vergognare per aver tollerato così a lungo Berlusconi. Ma se non ci diamo da fare in fretta, a breve avremo anche noi seri motivi per vergognarci, ma soprattutto dovremo pagarne le conseguenze, poiché Berlusconi è una bomba ad orologeria per l’euro e uno sgretolamento dell’euro sarebbe fatale anche per l’economia tedesca.

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l'europa perde un'altra occasione per essere nel futuro




quando la vergogna

va oltre i confini

dello spazio e del tempo


siete solo anacronistici e obsoleti

di una obsolescenza

programmata dai vostri padroni e schiavi

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chi ha redditi superiori a 300 mila Euro non dichiarati? la classe dirigente

L'ITALIA E' IN DEFAULT di Loretta Napoleoni

Nel Paese con più Ferrari al mondo, dove solo 34 mila contribuenti dichiarano oltre 300 mila euro annui, solo una patrimoniale poteva risollevare l'economia. Ma è stata scartata dagli interessi politici e sostituita da manovre che non servono a niente e tassano i più deboli... continua

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l'europa non esiste se non geograficamente

Dopo l'indifferenza dei fatti del nord-africa (per convenienza)
ripiega sull'integralismo cristiano ed assolve l'italia dalla sua faziosità religiosa (il crocefisso non influenza gli alunni, no li indrottina)
vergogna3 !



la croce è uno strumento di tortura e di morte
perchè non appendere al collo o al muro una bella ghigliottina o una sedia elettrica d'oro ?

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i leader europei devono scaricare berlusconi amico di criminali di guerra come gheddafi

Perorazione in favore di uno scontro tra i leader europei e Berlusconi [De Morgen]

Il caporedattore Esteri Koen Vidal ritiene inaccettabile che il premier italiano sostenga il regime di Gheddafi. Se i leader europei vogliono conservare un minimo di credibilità sulla Libia, non possono più rinviare lo scontro con Silvio Berlusconi. La situazione in cui uno Stato Membro continua a sostenere un criminale di guerra come Gheddafi, minaccia di intaccare l’essenza stessa del progetto europeo.

Quanto segue è una perorazione in favore di una profonda crisi europea. All’inizio di questa settimana, i Ministri degli Esteri europei si sono riuniti per discutere della rivolta in Libia. Dopo la riunione, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, ha rilasciato un comunicato, per condannare la spaventosa violenza in Libia e ha usato parole che è normale pronunciare riguardo ad una crisi del genere, ma senza aggiungere altro. La Ashton ha condannato “la repressione contro i manifestanti in Libia e ha deplorato la violenza e i morti tra la popolazione civile”. Nonostante la Ashton abbia poi aggiunto che l’Europa deve essere giudicata “per la sua capacità di proporre azioni concrete”, non sono state annunciate né sanzioni né altri provvedimenti effettivi.

Ogni volta che Ashton reagisce a una grave crisi di carattere globale con una dichiarazione senza consistenza, si capisce che c’è qualcosa che non quadra. Di solito significa che uno degli Stati Membri ha imposto una frenata, motivata da qualche interesse superiore. Nel caso della Libia, è apparso subito chiaro che è stata principalmente l’Italia a non voler ricorrere alle maniere forti per fermare Gheddafi. Il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha addirittura dato l’impressione di voler proteggere il Grande Capo. Secondo Frattini, l’implosione del regime libico potrebbe condurre addirittura ad una radicale islamizzazione e al sicuro ‘esodo biblico’ di 300.000 profughi. Tradotto liberamente: senza Gheddafi ci sarà il caos. Frattini ha poi aggiunto che l’Europa ha l’arrogante abitudine di voler esportare il suo ‘sistema democratico’ nel resto del mondo.

Le ragioni della simpatia italiana per Gheddafi sono note. La compagnia petrolifera Eni estrae in Libia quasi 250.000 barili al giorno ed è, insieme alla compagnia petrolifera di stato libica, azionista di maggioranza del gasdotto Greenstream, che trasporta il gas in Italia. Di per sé, questi vasti interessi naturalmente rendono comprensibile qualche esitazione. Ma gli interessi legati al petrolio non sono assoluti, e devono essere valutati insieme ad altri aspetti, come gli interessi della popolazione e i diritti umani... continua

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europa e leggi ad personam

Appello al mondo accademico britannico in favore del referendum contro leggi ad personam in Italia
"...Se queste leggi ad personam fossero approvate oggi da un cosiddetto leader democraticamente eletto in un paese dell’Europa dell’Est o da uno stato africano, molto probabilmente le condanneremmo subito, e quasi sicuramente ne seguirebbero richieste di azione. Gli stati dell’Unione Europea dovrebbero essere un esempio per la comunità internazionale nel fissare il principio che in una società tutti sono uguali davanti alla legge. L’Italia non deve fare eccezione."

leggi tutto su energieinfuga.net

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nel paese ... dei balocchi ...

    Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper    

    Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917).   

commenti



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L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina