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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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Al Cafone non si smentisce


G20: BERLUSCONI CHIAMA “MR OBAMA”, LA REGINA LO “BACCHETTA”

(AGI) - Londra, 2 apr. - “Ma perche’ deve urlare?”. La regina d’Inghilterra non sara’ certo abituata alla ‘carica esplosiva’ di Silvio Berlusconi; e per questo non ha esitato un secondo a ‘bacchettare’ l’ospite che provocava rumore in sala. Ma il presidente del Consiglio, al suo arrivo a Londra, ha realizzato un altro dei suoi colpi di teatro. “La solita diplomazia della pacca sulla spalla” per i suoi detrattori; un’ulteriore dimostrazione di genio e simpatia per i suoi estimatori. Fatto sta che quel vocione che si sente nel video registrato durante la foto di famiglia a Buckingham Palace ha scatenato la risata generale dei presenti. E’ successo che Berlusconi, dopo essersi messo in posa con gli altri capi di Stato e di governo, ha chiamato il presidente americano a gran voce. “Mr Obama! Mr Obama!”.
Fonte stato-oggi.it


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la memoria di una mente malata

Silvio Berlusconi racconta barzellette sui lager

Il Corriere della sera del 18 gennaio, genuflesso, lo ha definito "Silvio show". In visita a Nuoro per un giro preelettorale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non ha saputo resistere alla tentazione di raccontare una barzelletta al pubblico dei sostenitori accorso al suo comizio.
"La sapete quella del campo di concentramento?", ha chiesto. e subito, incalzante: "Un kapò dice: 'Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo'. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. 'Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù', e nel dire questo segna dalla cintola in giù".
La cronaca non dice dell'accoglienza, immaginiamo esultante, del pubblico alla battuta del capo.
Noi, che i campi di concentramento li abbiamo conosciuti bene, vorremmo sommessamente dire al presidente del consiglio che le sue barzellette concentrazionarie non fanno ridere: fanno pena. E non fanno onore né a lui né al suo governo, tanto più alla vigilia del Giorno della memoria.

da www.deportati.it

leggi anche Ebrei, Olocausto e satira: quando la barzelletta diventa reato

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facciamoci riconoscere ...


sky news24

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un'allucinazione italiana e non un sogno americano

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la rete schiaccerà mediaset e berlusconi

Gli youtubers si ribellano,


"Attaccare il Web, che errore" la rivolta degli utenti di youtube. Video amatoriali contro Mediaset:
«Non siamo delinquenti»

Oltre una trentina di video di protesta, dei quali alcuni visti da decine di migliaia di persone, sono stati la risposta degli utenti di youtube alla richiesta di risarcimento danni da 500 milioni di euro, depositata da Mediaset contro Google,... continua

da antenneattive.

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byoblu in, un ruggito per youtube



il sito: byoblu

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il grande fratello non muore mai ......

Perchè quando muore un barone della politica italiana, l'informazione del bel paese glissa ? ... gli è stato ordinato o si è autocensurata ?
Sarà forse per farli sentire degli immortali o perchè quando muore un politico farabutto, crea un certo imbarazzo schierarsi, sia pro che contro ; solo nel mondo malato, o della paura, dei falsi tipo foreverlusconi è possibile dire che assassini tipo mangano e mussolini sono eroi e statisti. E allora che fare ?.....be non sò , intanto pensare che il barone di cui parlo, antonio gava , un doroteo della 'migliore' dc, piccolo essere vivente vittima di una vita volutamente marcia, è morto, mi fà godere immensamente. Tutti i vecchi di età e di idee gli hanno reso 'onore' ma l'informazione non ha avuto coraggio di parlarne.
Muore uno dei protagonisti che ha contribuito ha creare quel mondo schifoso raccontato da Saviano , quindi si può dichiarare festa nazionale; anche la feccia galleggia ma prima o poi si MUORE tutti sia gli eroi di foreverlusconi ,baroni dittatori e mafiosi , che eroi veri ( GIOVANNI FALCONE e PAOLO BORSELLINO ) anche per mani sporche come quelle di silvio ber(forever)lusconi.


Discover Giorgio Gaber!


Discover Fabri Fibra!


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il partito del cervello di cemento


Uno sfregio alla Liguria dei Calvino ,dei De Andrè, degli Hemingway e di tutte quelle persone che hanno amato e amano la nostra regione, perpetrato da amministratori, faccendieri, immobiliaristi e politici senza scrupoli interessati solo al potere ed al denaro, amici dei nuovi patroni liguri l'abuso e l'avidità oramai beatificati e santificati.
Un libro da leggere, liguri e non, per poter narrare ai nostri figli e nipoti com'è stato possibile, che una terra cantata, dipinta e raccontata da personalità eccelse della cultura sia diventata così triste in mano a piccoli personaggi come Burlando,Grillo (Luigi) e Scajola grandi fautori di quella materia grigia, il cemento, di cui probabilmente è costituito anche il loro cervello.

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la legge è uguale per tutti -1



da "I Siciliani nuovi", marzo 1994

Per quanto riguarda il denaro da riciclare in provenienza dall'Italia, (v. nostro rapporto 10.6.91), il medesimo apparterrebbe al clan di Silvio BERLUSCONI. Già si dispone del codice di chiamata (per il trasferimento di denaro dell'Italia): dovranno unicamente designare una persona di fiducia di tale gruppo.
Il nome di Berlusconi non deve impressionare più di quel tanto poiché anni fa, segnatamente ai tempi della Pizza Connection, lo stesso era fortemente indiziato di essere il capolinea dei soldi riciclati. All'epoca si interessava dell'indagine l'allora giudice Di Maggio, che era stato anche in Ticino per conferire con l'ex procuratore pubblico on. Dick Marty».
Il rapporto della polizia cantonale di Bellinzona, graziosa cittadina del Canton Ticino, è datato 13 settembre 1991, e intitolato: «aggiornamento Operazioni "ATLANTIDA" e "MATO GROSSO"». Risulta inviato al comandante della polizia cantonale Mauro Dell'Ambrogio, al Procuratore Pubblico di Lugano Carla Del Ponte e a quello di Bellinzona, Jacques Ducry. A firmarlo sono il comandante della sezione "Informazioni droga" del Canton Ticino Daniele Corazzini e il comandante della polizia di Bellinzona, Silvano Sulmoni. Questo delicatissimo documento è allegato agli atti dell'inchiesta "Mato Grosso", ferma da diversi mesi alla procura di Lugano.
A parlare per primi del presunto coinvolgimento di Silvio Berlusconi nell'inchiesta "Mato Grosso", furono i giornalisti del quotidiano svizzero "L'Altranotizia", che pubblicarono una serie di servizi tra novembre e dicembre dello scorso anno. Partendo da quella notizia, abbiamo rintracciato il rapporto della polizia di Bellinzona, con il suo sconcertante contenuto: Silvio Berlusconi - o meglio «il clan Berlusconi», come scrivono le autorità svizzere - sospettato di essere coinvolto in una grossa operazione di riciclaggio. O addirittura, come si legge nel documento, già messo sotto inchiesta in passato per la "Pizza Connection", una gigantesca indagine sugli affari di grandi boss della mafia turca e siciliana, che intrattenevano rapporti da un lato con i salotti buoni della finanza svizzera, e dall'altro con il capo della P2 Licio Gelli (vedi "Avvenimenti" del 19 gennaio 1994).
"Avvenimenti" aveva già documentato, nelle scorse settimane, i rapporti di antichissima data tra il gruppo Berlusconi, e la Fi.Mo., una finanziaria svizzera specializzata nella gestione di capitali "sporchi", e coinvolta nelle indagini sul "cartel" di Medellin; e quei rapporti erano stati confermati dalle dichiarazioni di Gianmauro Borsano, presidente del Torino Calcio, ai magistrati che indagano sull'affare Lentini. Ma prima di deciderci a scrivere di questa seconda vicenda, riguardante un candidato al governo dell'Italia, e quindi obbligato a particolari doti di trasparenza, siamo andati per molte settimane a caccia di conferme o smentite alle notizie contenute nel rapporto del 13 settembre 1991, firmato da due alti funzionari di polizia e regolarmente inviato a tutte le autorità inquirenti. Abbiamo raccolto tanto le conferme quanto le smentite. Ma prima di tirare conclusioni, bisogna raccontare una storia. L'incredibile storia di un finanziere, di un poliziotto, e di una città invisibile.
La mattina del 12 giugno 1991 pioveva sul Ticino e sul nord Italia. Il finanziere ispano-brasiliano Juan Ripoll Mari compose, da Torino, il numero di un ufficio di trasporti di Chiasso, al confine italo-svizzero. All'altro capo del filo rispose, in spagnolo, un uomo che salutò cordialmente Ripoll Mari. I due si diedero appuntamento per qualche ora dopo, nell'ufficio di Chiasso.
L'uomo di Chiasso, che Ripoll Mari conosceva come un trasportatore di pochi scrupoli, era in realtà un agente della polizia cantonale specializzato in operazioni "undercover", sotto copertura. Dal suo lavoro erano scaturite molte operazioni contro il grande riciclaggio del denaro sporco in Svizzera: dalla "Green Ice" alla "Octopus", fino alla "Lebanon Connection".
A Juan Ripoll Mari, il poliziotto si era presentato come proprietario di una agenzia di trasporti specializzata nel far passare illegalmente alla dogana italo-elvetica merci di ogni genere. L'agente infiltrato aveva mostrato con legittimo orgoglio a Ripoll Mari i suoi furgoncini con doppio fondo, e i suoi ragazzi pronti a rischiare la galera ad ogni passaggio di frontiera in cambio di un ottimo stipendio. Ripoll Mari aveva voluto incontrare molte volte il trasportatore ticinese prima di affidargli il lavoro. Alla fine aveva deciso di fidarsi, e i due erano persino diventati amici.
La fiducia era molto importante in quel lavoro, perché non era un lavoro qualunque. Ufficialmente Ripoll Mari era un grande esportatore di prodotti dal Sud America: succhi di frutta, blocchi di granito, shampoo vegetale, aragoste, frigoriferi. Possedeva una enorme villa a Rio de Janeiro, proprio sotto il Corcovado. Ed era un amico personale di Leonida Brizola, potente e chiacchierato governatore dello Stato di Rio.
Ripoll Mari, invece, era molto più che chiacchierato. Da molti mesi poliziotti di vari paesi lo tenevano d'occhio. Lo consideravano non un trafficante qualsiasi, ma un grande esperto in tecniche di riciclaggio del denaro sporco. A lui, secondo le polizie di mezza Europa, si rivolgevano tutti coloro - imprenditori, mafiosi, politici e narcotrafficanti - che avevano necessità di far uscire dai loro paesi grosse quantità di denaro di provenienza oscura: dall'evasione fiscale, alle tangenti, fino alla vendita di droga.
L'opera di infiltrazione, affidata nel dicembre del 1990 allo specialista della polizia svizzera, procedeva bene. Una sera, a Lugano, Ripoll Mari aveva parlato all'amico ticinese di un progetto gigantesco: la costruzione di una intera città, 3000 chilometri a nord di Rio de Janeiro, nel Mato Grosso. La città, aveva raccontato Ripoll Mari, si sarebbe chiamata Nova Atlantida, e sarebbe stata edificata interamente con i soldi "sporchi" di una sorta di "consorzio" tra politici brasiliani e soci europei che avevano bisogno di esportare e investire denaro di provenienza non confessabile. 3-400 milioni di dollari, per cominciare.
«Il tuo compito - aveva spiegato Ripoll Mari all'agente infiltrato - sarà quello di trasportare i soldi da Spagna, Francia e Italia in Svizzera, e di versarli su un conto corrente aperto a Lugano». Il poliziotto non aveva fatto domande, perché la discrezione era una delle qualità che Ripoll Mari apprezzava maggiormente. Ma quella stessa notte, nell'albergo in cui era alloggiato, aveva incontrato un suo collega, e gli aveva riferito parola per parola il discorso di Ripoll Mari. L'operazione era così iniziata ufficialmente. Era stato un funzionario della polizia svizzera a decidere che si sarebbe chiamata, in codice, "operazione Mato Grosso".
Ripoll Mari arrivò a Chiasso intorno alle undici del mattino, e aveva appena finito di piovere. Si infilò in un palazzo al numero 45 di Carso S. Gottardo. L'agente "undercover" gli andò incontro sulle scale, si salutarono con una robusta stretta di mano. Rimasero a parlare per diverse ore, con una sola breve pausa per il pranzo, in un ristorante poco lontano.
Ripoll Mari annunciò all'amico che l'operazione stava per partire. Pazientemente, gli spiegò quali sarebbero stati i codici da utilizzare per mettersi in contatto con i soci del "consorzio" che in Francia, Spagna e Italia gli avrebbero fornito il denaro da portare in Svizzera. Ogni volta, il trasportatore avrebbe dovuto telefonare a un numero che Ripoll Mari gli avrebbe comunicato, e pronunciare il suo nome accompagnato dalla data del giorno in corso. Le istruzioni, cambiavano leggermente da Paese in Paese. Ai francesi, l'amico di Ripoll Mari avrebbe dovuto dare il suo nome seguito da giorno, mese e anno. Agli spagnoli il nome e poi l'anno, il mese e il giorno; agli italiani, infine, giorno, mese, anno e nome. Ogni volta, gli avrebbero fornito in cambio un indirizzo a cui avrebbe dovuto recarsi per prelevare il denaro. Poche decine di milioni all'inizio, per "rodare" la struttura. Poi somme sempre più grosse.
In quella occasione, Ripoll fornì a quello che considerava un suo fidato collaboratore soltanto i numeri di telefono da contattare in Spagna. Da laggiù dovevano arrivare, secondo il finanziere brasiliano, circa 100 milioni di dollari. Un controllo, qualche giorno dopo, avrebbe appurato che quei numeri erano in uso a persone che gravitavano negli ambienti dell'Eta, l'organizzazione indipendentista basca. Ma il poliziotto dovette sforzarsi di non tradire l'emozione quando Ripoll, al ristorante, gli fece il nome dei componenti italiani del "consorzio": «In Italia - spiegò Ripoll all'amico - dovrai andare dagli uomini del clan Berlusconi». E più precisamente, aggiunse, dagli uomini di Torino del clan Berlusconi. Proprio nel capoluogo piemontese, infatti, sarebbe avvenuto il passaggio del denaro.
Nel 1991 Silvio Berlusconi non era ancora un potenziale leader politico, ma le sue tre reti televisive erano già molto seguite in Svizzera, e l'agente si rendeva conto che quel nome dava all'inchiesta uno spessore tutto particolare. Ma lui, da poliziotto, non poteva farci niente. Ma di che razza di denaro si trattava? Questo l'infiltrato non poteva chiederlo senza allarmare Ripoll, e infatti non lo fece. Gli bastava sapere che la commissione che gli sarebbe spettata, su ogni trasporto, era dell'8 per cento. Il riciclaggio di denaro - in questo a furia di fare l'infiltrato era ormai un esperto - ha un suo tariffario: il 30 per cento al "corriere" se si tratta di denaro falso; l'1,5 o il 2 per cento se il denaro è pulito, ma per qualche ragione il proprietario vuole trasferirlo da un paese all'altro senza pubblicità. L'8 per cento è invece la commissione abitualmente fissata per il trasporto di denaro sporco: ossia proveniente da traffico di droga, armi, sequestri di persona; ma forse anche da tangenti, o evasione fiscale. Denaro "nero" in generale, insomma.
Il finto trasportatore e Ripoll Mari si lasciarono nel tardo pomeriggio. Ripoll era soddisfatto, l'agente piuttosto eccitato, perché il momento dell'azione si avvicinava. La mattina dopo, contattò un colonnello della Guardia di Finanza italiana. L'alto ufficiale lavorava all'ufficio "I", una sorta di servizio informazioni delle fiamme gialle, che negli ambienti di polizia è conosciuto come il "servizio oscuro". Se il trasporto dei soldi del "clan Berlusconi" da Torino a Lugano fosse stato intercettato alla dogana di Chiasso, l'intera operazione "Mato Grosso" sarebbe saltata. Il poliziotto voleva che i colleghi italiani lasciassero passare il carico senza problemi, come già altre volte era accaduto.
Il permesso fu concesso, ma a quel punto qualcosa si bloccò: gelosie tra poliziotti, ma soprattutto la presenza di agenti corrotti nel traffico organizzato da Ripoll Mari, portò prima a un rallentamento, e poi al blocco dell'inchiesta. Tutte le carte finirono nell'archivio della Procura di Lugano, dove "Avvenimenti" le ha rintracciate.
Fin qui la storia dell'operazione "Mato Grosso". Ma il rapporto del 13 settembre 1991 fornisce un'altra fragorosa indicazione: «Il nome di Berlusconi non deve impressionare più di quel tanto - vi si legge - poiché anni fa, segnatamente ai tempi della Pizza Connection, lo stesso era fortemente indiziato di essere il capolinea dei soldi riciclati...». Mai in precedenza il nome di Berlusconi era stato affiancato alle indagini sul gigantesco riciclaggio di narcodollari tra il Sud America, l'Italia e la Svizzera, conclusasi con due processi - a Lugano e a Roma - e con una raffica di condanne. Ma c'è anche da aggiungere che il rapporto svizzero indica la Pizza Connection soltanto come riferimento temporale. E che, oltretutto, gli inquirenti svizzeri tendono a definire come "Pizza Connection" tutte le indagini sul riciclaggio che riguardino l'Italia.
Fissati questi punti fermi, abbiamo lavorato sulla traccia offerta dal rapporto della polizia di Bellinzona. Verificando che qui, a differenza che nella "operazione Mato Grosso", i contorni del presunto coinvolgimento di Berlusconi sono più sfumati e incerti. Nel rapporto vengono fatti i nomi di due magistrati «interessati» alle indagini, l'italiano Francesco Di Maggio, e lo svizzero Dick Marty. Un funzionario della polizia elvetica, che chiameremo convenzionalmente A.B., ha detto ad "Avvenimenti": «Nel 1989 Di Maggio stava lavorando insieme a un colonnello della Guardia di Finanza a una inchiesta sul casinò di Nizza, ed era inciampato su due nomi illustri, quelli di Silvio Berlusconi e di un suo amico, ex campione di motonautica, Renato Della Valle (socio di Berlusconi in "Telepiù"). La Guardia di Finanza aveva intercettato delle telefonate tra Della Valle e un certo Macolin, un torinese, in cui si parlava anche di Berlusconi. Senza informare la magistratura, un corpo di polizia italiano mise sotto controllo anche i telefoni di Silvio Berlusconi. Successivamente Di Maggio venne in Svizzera per interrogare un ticinese che già in passato aveva collaborato con le forze di polizia e che conosce bene gli ambienti finanziari elvetici e italiani».
L'incontro tra Di Maggio e il collaboratore della giustizia si svolse a Chiasso, alla presenza di Dick Marty, e fu redatto anche un verbale. Dick Marty, che ha smesso la toga e oggi fa il deputato al parlamento svizzero, dice di aver collaborato spesso con l'amico e collega Di Maggio. «Ma non ricordo questa occasione - aggiunge - e in ogni caso non potrei parlarne in ossequio al principio della segretezza delle indagini».
Anche Di Maggio - uno dei grandi esperti dell'intreccio tra mafia e alta finanza milanese - ha smesso di fare l'inquirente e oggi è vicedirettore degli istituti di prevenzione e pena. Ricorda l'indagine, partita dalle intercettazioni sulle utenze di Macolin, e conferma l'episodio del viaggio in Svizzera: «Interrogammo un testimone a Chiasso - racconta - e mettemmo a verbale le sue dichiarazioni, che poi confluirono in una indagine sui casinò». Di Maggio, però, smentisce che siano state messe a verbale circostanze riguardanti Berlusconi.
Anche il sostituto procuratore di Roma Aurelio Galasso, che condusse il troncone italiano dell'inchiesta sulla Pizza Connection, esclude che il nome di Silvio Berlusconi sia mai finito tra quello delle persone indagate. Ricorda però che, nel corso di quelle indagini, la Criminalpol di Milano gli inviò un rapporto in cui si parlava di Silvio Berlusconi e dei suoi rapporti con Vittorio Mangano, un boss della mafia palermitana trasferitosi a Milano a metà degli anni '70 ed entrato in contatto con un gruppo di "colletti bianchi", imprenditori e finanzieri milanesi particolarmente spregiudicati. Mangano, che a Milano faceva la bella vita e soggiornava al lussuoso hotel "Duca di York", rischiava il foglio di via della Questura, a causa dei suoi precedenti penali e della mancanza di un lavoro che ne giustificasse la permanenza in Lombardia. Ma trovò occupazione, fortunatamente, proprio ad Arcore, come stalliere della scuderia del cavalier Berlusconi. Il licenziamento arrivò solo nel 1980, pochi giorni prima dell'arresto per traffico di stupefacenti e altri reati.
Vecchie e nuove storie, che si intrecciano attorno all'uomo più discusso - nel bene e nel male - del momento. Una vecchia storia - la Pizza Connection - un po' vaga e nebulosa, e una nuova - il "Mato Grosso" - che ha contorni più netti, ma che si è fermata su un binario morto proprio nel momento decisivo. Ma non è detto che l'inchiesta sui capitali illegali in viaggio tra Europa e Brasile non possa riaprirsi da un momento all'altro.
A Ginevra, proprio in queste settimane, la polizia cantonale ha ripreso l'indagine dal punto in cui era stata abbandonata. E nei giorni scorsi il presidente del tribunale di Rio de Janeiro, Antonio Carlos Amorin, è venuto a Roma per incontrare alcuni colleghi italiani e lanciare un allarme: «il problema principale che abbiamo in questo momento non è il traffico di droga - ha spiegato Amorin - ma quello di denaro. Dall'Italia sta giungendo un flusso ininterrotto di denaro sporco. Viene dalla mafia, dalla grande criminalità e dalla finanza illegale. Decine e decine di miliardi di dollari che non transitano attraverso i canali ufficiali e di cui non si ha traccia presso la Banca Centrale del Brasile. Arriva nel nostro paese in mille modi, come la droga».
L'interesse di questi misteriosi esportatori di denaro, secondo Amorin, «è chiaramente politico. Si finanzia un partito politico, o suoi esponenti, per averne un ritorno economico quando questi uomini saranno al potere. Più o meno quello che è accaduto da voi. Sono convinto che per capire la nostra tangentopoli bisogna prima capire quali sono stati i personaggi principali e i sistemi occulti della vostra».

Paolo Fusi
Michele Gambino
Copyright 1994, "Avvenimenti" - "I Siciliani"

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la pazzia e la massa

Le cazzate spacciate per verità
guai se la più efficiente macchina di propaganda del mondo dovesse capitare nelle mani sbagliate

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Quanto vale il passato ¿

Per questo pseudo-governo il passato conta 'niente, nulla, zero, non pervenuto' visto che dopo 21 anni da quel referendum che l’8 ed il 9 novembre del 1987 vide gli italiani dire "no grazie" al nucleare , oggi si riapre una strada maledetta fatta di invisibile , Černobyl , corruttele e quant'altro . Cerco nel mio una voce e mi sovviene Jorge Luis Borges ,

che diceva :
«Il proposito di abolire il passato fu già formulato nel passato e, paradossalmente, è una delle prove che il passato non può essere abolito. Il passato è indistruttibile: prima o poi tornano , e una delle cose che tornano è il progetto di abolire il passato».

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la forza della rete

passaparola

da : antonello64
L' informazione della televisione oramai è caduta talmente in basso che a seguirla ci si sporca troppo, minimo di ipocrisia sino ad arrivare ad un obnubilamento della coscienza che permarrà anche a televisione spenta, ed è per questo che porto avanti un discorso di informazione libera e scelta .
Ognuno è padrone di se stesso quindi anche di male informarsi ma nessuno è schiavo di subire quello che oggi i media e soprattutto la televisione , come dice Sartori in 'Homo videns' crea un branco di azzerati mentali vittime di un pensiero brodaglia, o come dice Travaglio in 'La scomparsa dei fatti' o altri suoi degni colleghi , si tende a mettere sullo stesso piano fatti e opinioni in modo che il cittadino italiano 'povero di Cultura e Informazione' possa vivere in un' ignavia che lo porterà alla morte sereno di vivere un' altra vita , magari nel regno dei cieli come dicono le fanta-religioni.
Io per adesso mi accontento di vivere nel regno della Terra ( Odifreddi )cercando di ribellarmi a questa situazione italiana che sembra ogni giorno di più fatta di ovatta e piaggeria in uno stile che ricorda Orwell e Bradbury. Fintantoché l' Italia non si scrollerà di dosso la vergogna dei suoi segreti storici e di una seconda repubblica fondata sulle stragi saremo sempre in lotta sperando che nel frattempo i nostri giovani non siano traviati dalla televisione e perdano la Memoria.

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Ciao ' pizzo ' , prossimamente


ADUC - Stop al canone Rai!

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ore 17.56'48



Cronaca di un' anima volata all' estero.
Allora si chiamava Falcone il mio eroe , ma il mio corpo non ha seguito l' anima volata verso lidi al mio corpo sconosciuti e proibiti .
Oggi sono in un conflitto a me sconosciuto , visto che non seguo religiosamente la televisione , la tentazione si fà sempre più forte , ma questo vorrebbe dire ' darla vinta ai mercanti degli uomini '.
No non me la sento ancora di suicidiare o omicidiare quel mondo ancora sano ,
io resisto ed aspetto un qualsiasi cadavere che dia ragione al mio voler essere pulito , onesto e non accondiscendente .
Immagine di Alfa e beta. Cosa c’entrano Berlusconi e Dell’Utri con la stagione delle bombe 1992-93?Cosa c’entrano berlusconi e dell' utri con le stragi , leggi, informati, reagisci anche se viviamo nel paese che abiura le verità.

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eroe ,

eroi
per quelli come noi sono questi eroi anche divergenti ma mai venduti alla falsità come i figli di nessuna madre perchè morta e di un padre assente .

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benvenuti in ' a i l a t i '



In Italia by fabri fibra e gianna nannini

Spegni la tv e ascolta le urla degli oggetti che ti circondano , compreso quella strana cosa che hai tra le orecchie , non è solitudine ma momento di riflessione , per capire tutto quello che hai attorno che ha virtù di esistere solo come ' prodotto ' di una civiltà abbandonata dal buon senso e fatta prigioniera dai mercanti delle anime.Un motto a cui mi viene naturale reagire è che ' ad una differenza di potenziale o tensione, l' unica forma sensata ad un eccesso di corrente strana è la resistenza' .

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i complici , la saga continua


Queste sono le posizioni dell'Italia negli ultimi anni per quanto riguarda la freedom press ( ranking mondiale ,tener presente che facciamo parte del cosiddetto G7 ):
2002 40° posto, 2003 53° posto, 2004 39° posto, 2005 42° posto,
2006 40° posto, 2007 35° posto.
Nel 2004 nel rapporto "Freedom of the Press", l'Italia viene considerata come un paese "Partly Free" (parzialmente libero) a causa di 20 anni di amministrazione politica fallimentare, della controversa legge Gasparri del 2003 e della capacità del primo ministro di influenzare il servizio di trasmissione pubblica RAI, un conflitto di interessi tra i più flagranti del mondo.
......Nel rapporto del 2005 e del 2006 la situazione peggiora, con l'aumento delle influenze politiche da undici a tredici punti e il totale da 33 a 35 punti.
La libertà di parola e di stampa è garantita dalla costituzione
Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Orwell diceva : per ogni falsità universale corrisponde una verità che risulta rivoluzionaria .
Una ri...flessione per gli addetti all'informazione , voi non siete semplicemente
colletti bianchi ossia 'impiegati' dell'informazione ma piegati ad un padrone senza stile , anima o futuro .



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Per sentirsi italiani

L'informazione è la base della democrazia!
Tutto ciò che ci viene detto dai mass media è falso.
Per avere un'informazione corretta e di buon senso firmate numerosi al v 2 day.
Salvate la democrazia per quelle tante persone che sono morte e hanno sofferto per darcela.

Abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria:
quesito referendario.

«Volete voi che siano abrogate
- la legge 25 febbraio 1987, n. 67, recante “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria” limitatamente all’art. 9 comma 6 il cui testo letterale è il seguente “Alle imprese editrici di quotidiani o periodici che attraverso esplicita menzione riportata in testata risultino essere organi di partiti politici rappresentati in almeno un ramo del parlamento è corrisposto: a) un contributo fisso annuo di importo pari al 30 per cento della media dei costi risultanti dai bilanci degli ultimi due esercizi, inclusi gli ammortamenti e comunque non superiore a 1 miliardo e 500 milioni per i quotidiani e 300 milioni per i periodici;
b) un contributo variabile calcolato secondo i parametri previsti dal precedente comma quinto per i quotidiani, ridotto ad un sesto, un dodicesimo o un ventiquattresimo rispettivamente per i periodici settimanali, quindicinali o mensili; per i suddetti periodici viene comunque corrisposto un contributo fisso di 200 milioni nel caso di tirature medie superiori alle 10.000 copie.”
- la legge 7 agosto 1990, n. 250, recante “Provvidenze per l’editoria e riapertura dei termini, a favore delle imprese radiofoniche, per la dichiarazione di rinuncia agli utili di cui all’articolo 9, comma 2, della legge 25 febbraio 1987, n.67, per l’accesso ai benefici di cui all’articolo 11 della legge stessa”
- la legge 5 agosto 1981, n. 416 recante “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria” limitatamente agli artt. 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 32, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41»

Abolizione dell'ordine dei giornalisti:quesito referendario.
I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo, ai sensi dell'art. 75 della Costituzione della Repubblica e in applicazione della legge 25 maggio 1970 n. 352, sul seguente quesito: «Volete voi che sia abrogata la legge 3 febbraio 1963, n. 69, recante “Ordinamento della professione di giornalista”?»

Abolizione della legge Gasparri:quesito referendario.
I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo, ai sensi dell'art. 75 della Costituzione della Repubblica e in applicazione della legge 25 maggio 1970 n. 352, sul seguente quesito: «Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 luglio 2005, n. 177, recante “Testo unico della radiotelevisione”?»

Mappa dei banchi dove poter firmare.



v2-day diretta online sul sito C6 TV

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don tempo e don chisciotte

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l'italia avvelenata 2

L'immagine “http://img259.imageshack.us/img259/8329/471pxromamendicanteda0.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Un giorno ti svegli e guardando diversamente da prima ti accorgi di vivere in un Paese , l'Italia appunto , avvelenato dal menefreghismo di gran parte dei tuoi connazionli , su vicende che riguardano praticamente tutti i campi della vita.Questo veleno é un complesso di inferiorità che farà contenti i politicanti mafiosi, che assistono al nostro vivere da cittadini incapaci e distratti, in modo da poter perpetuare la razzìa ultima prima di lasciarci allo sfacelo irreversibile.Quindi...








Foto da google immagini.

continua ...

nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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in rete

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina