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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?

senza anticorpi

«... La democrazia, in tutte le sue componenti, fra cui la giustizia e la libertà d'informazione
e di espressione, rappresenta un sistema di anticorpi. Se questi anticorpi non funzionano
i politici lestofanti hanno via libera e dilagano le prepotenze, la corruzione ed altri mali... Noi italiani potremo guarire se ci convinciamo che è in gioco la nostra stessa dignità: accettiamo di diventare sudditi o vogliamo restare persone libere?»

Scrive così Paolo Sylos Labini, il "cittadino indignato", autore di
Berlusconi e gli anticorpi. Diario di un cittadino indignato

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le origini del male

Berlusconi e la finta “sinistra” dagli anni ’80 a oggi

Michele De Lucia, "Il Baratto - Il Pci e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l'affarista Berlusconi negli anni Ottanta", Kaos ediziomi, Milano, 2008.

Cronologia

1974, luglio: la Corte costituzionale conferma il monopolio statale delle teletrasmissioni via etere (p. 25)

1974, settembre: a Segrate (Milano) entra in funzione la tv condominiale Telemilano, che trasmette informazioni di servizio via cavo agli abitanti di Milano 2 (p. 26).

1975, notte fra il 1° e il 2 novembre: viene assassinato Pier Paolo Pasolini.

1976, giugno, elezioni politiche: Telemilano fa propaganda per Roberto Mazzotta e Massimo De Carolis (destra Dc) e per Bettino Craxi (p. 27).

1976, 15 luglio: Craxi diventa segretario del Psi. La Corte costituzionale ribadisce il monopolio Rai, ma dichiara legittime anche le tv private purché trasmettano solo in ambito locale (p. 27).

1976, 21 dicembre: finanziati da Berlusconi, 17 deputati e 8 senatori del Movimento sociale italiano lasciano il partito e fondano Democrazia nazionale (p. 28).

1978, 26 gennaio: Berlusconi formalizza la sua affiliazione alla Loggia massonica segreta Propaganda 2 (P2) (p. 29).1978, 16 marzo: le Brigate Rosse rapiscono Aldo Moro.

1978, 8 giugno: due fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro infiltrata dalla P2 fondano, per conto di soci anonimi, la Fininvest Roma s.r.l. (p. 31).

1979, 20 marzo: assassinio del giornalista Mino Pecorelli.

1979, 4 agosto: primo governo Cossiga, comprendente 2 ministri e 3 sottosegretari che risulteranno iscritti alla P2 (p. 31).

1979, 12 novembre: la Fininvest origina canale 5 s.r.l. (pp 31 - 32).

1979, 15 dicembre: cominciano le trasmissioni di Rai 3 (p. 32).

1980: per aggirare il Codice postale e la sentenza 202 della Corte costituzionale, Berlusconi fa trasmettere a ciascuna tv locale del network Fininvest, con minime differenze di orario rispetto alle altre, gli stessi programmi di Telemilano-Canale 5 e la stessa pubblicità (p. 43).

1980, 4 aprile e 18 ottobre: nel secondo governo Cossiga e nel successivo governo Forlani ci sono 6 ministri e 10 sottosegretari affiliati alla P2 (p. 44).

1980, 22 aprile: Berlusconi scrive a Bettino Craxi per chiedergli di fermare una imminente ispezione della Guardia di finanza al gruppo Fininvest (p. 44).

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l'inizio della fine

LA REPUBBLICA DEI CAPIBASTONE di Ferdinando Imposimato

La situazione e' grave ma non e' seria, diceva Ennio Flaiano parlando dell'Italia del dopoguerra. Grave per l'ennesimo attacco del premier alla Costituzione con l'annunciata riforma della giustizia imperniata sulla limitazione della indipendenza del Pubblico Ministero e la modifica del CSM che, divenuto organo della maggioranza, provvedera' alla selezione dei vertici della magistratura giudicante fedele all'esecutivo.
Grave per la realizzazione della Repubblica Presidenziale che stravolgera' l'equilibrio tra i vari poteri delegittimando il parlamento, in vista della elezione al Colle del Presidente del Consiglio, grave per la realizzazione di un federalismo tutt'altro che solidale con l'emarginazione delle regioni povere, grave per la mancata soluzione del conflitto di interessi, grave per il consolidarsi di un regime sempre piu' tirannico dominato da una o due persone, grave per la progressiva concentrazione dei media nelle mani del Presidente del Consiglio o di cosche mafiose o camorristiche, grave per la umiliazione della scuola pubblica rispetto alla scuola privata, grave per la egemonia della Chiesa sullo Stato, grave per l'assenza totale di opposizione da parte del maggiore partito della sinistra, grave per l'esplosione della questione morale e criminale che coinvolge maggioranza ed opposizione nella indifferenza generale, grave perche' alcuni degli accusati di furto di milioni di euro (miliardi di lire) verranno candidati alle europee e ci rappresenteranno in Europa, come accadde ai tempi di Salvo Lima, grave per l'illegalita' diffusa che porta a sconfessare i magistrati rei di avere scoperto le malefatte del ceto politico di destra e di sinistra, accomunati da una gestione criminale del potere sempre piu' nelle mani di... continua su la voce delle voci

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infedele all'Informazione

L’Infedele: ovvero della vergogna.Di Sergio Nazzaro.

Quando un indagato parla con un altro indagato e il giornalismo sta a guardare.
Ieri sera la puntata dell’Infedele di Gad Lerner ha recitato il De Profundis al giornalismo televisivo. Un indagato, Antonio Bassolino (PD), che discute con un altro indagato Mario Landolfi (PDL) in mezzo il signor Lerner che movimenta il discorso sulla politica che costruisce la società, invece del contrario di questo come sottolineava intelligentemente Maurizio Braucci.
Ieri sera ho potuto constatare anche in una sorta di diretta mediatica moderna e distorta quanto il parere del pubblico televisivo a cui tutti si appellano per sopravvivere nell’audience non conti nulla. Comincia la puntata, accendo il portatile e leggo il blog di Lerner. Moltissimi ricordano che Landolfi è indagato, quasi implorano che Lerner gli ponga le dovute domande sul suo comportamento. Nulla. Dicasi nulla. Quando nello studio si pronuncia la parola imputato, camorra, rifiuti, Landolfi si siede scomodo, sa che può arrivargli una dura contestazione. Nulla. Dicasi nulla. Eppure anche le ... continua su agoravox.it

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la memoria di una mente malata

Silvio Berlusconi racconta barzellette sui lager

Il Corriere della sera del 18 gennaio, genuflesso, lo ha definito "Silvio show". In visita a Nuoro per un giro preelettorale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non ha saputo resistere alla tentazione di raccontare una barzelletta al pubblico dei sostenitori accorso al suo comizio.
"La sapete quella del campo di concentramento?", ha chiesto. e subito, incalzante: "Un kapò dice: 'Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo'. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. 'Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù', e nel dire questo segna dalla cintola in giù".
La cronaca non dice dell'accoglienza, immaginiamo esultante, del pubblico alla battuta del capo.
Noi, che i campi di concentramento li abbiamo conosciuti bene, vorremmo sommessamente dire al presidente del consiglio che le sue barzellette concentrazionarie non fanno ridere: fanno pena. E non fanno onore né a lui né al suo governo, tanto più alla vigilia del Giorno della memoria.

da www.deportati.it

leggi anche Ebrei, Olocausto e satira: quando la barzelletta diventa reato

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una bufala al giorno toglie la democrazia di torno

Una bufala indica un tentativo di ingannare un pubblico presentando deliberatamente per reale qualcosa di falso o artefatto
.

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un tiro Mancino alla giustizia

Vento forte tra Salerno e Catanzaro /1 /2 /3 /4

C’è una casa di cura in Calabria. E ci sono tre banche: una in Basilicata, una in Campania e un’altra in Emilia Romagna. Poi c’è una casa editrice, di proprietà di altre case di cura, questa volta in Campania. E poi ci sono due magistrati, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, pm di Salerno, che si vorrebbe trasferire a tutti i costi.

Dopo Forleo e de Magistris - una donna e un uomo -, ecco Nuzzi e Verasani, una donna e un uomo. Dev’essere la par condicio che vogliono Csm, Anm, (quasi) tutto il Parlamento.

Come mai? Megalomani, visionari, protagonisti, emotivi, pasticcioni, incompetenti anche i pm Nuzzi e Verasani (e gli altri cinque pm salernitani che indagano sulle toghe calabro-lucane)? O forse pericolosi, visto che hanno in mano quella “bomba atomica” di inchieste che stanno facendo tremare molti intoccabili di questo Paese e che sono state la ragione della illegittima aggressione a colpi di contro-indagini e contro-sequestri che i magistrati di Salerno hanno subìto da parte dei magistrati di Catanzaro?

Cerchiamo di capire un po’ meglio... continua carlovulpio.it

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i have a dream


Fiammiferi nel buio di un
paese dominato da persone indegne, volgari,
pericolose, sono l’ultima consolazione: l’ironia
della ragione e il sarcasmo della disperazione.
Che almeno chi mi legge prenda coscienza di
questa orribile deriva della storia nostra che si
è fatta incubo. Mentre sicofanti gaudenti ballano
su yacht nel mar di Sardegna e giornali e
tv di regime analizzano e disquisiscono,
migranti disperati e affamati si aggrappano ai
pescherecci per non affogare nel mar di
Sicilia.Sarà uno stato di polizia, presto. Uno stato
cupo e manganellatore, uno stato dove i ricchi
continueranno a rubare ai poveri, i poveri e
anomali a finire in galera, a morire di lavoro.
Il sogno mio è quello che vedete nell’immagine
ultima, fatta anni fa da un giovane di Siena,
che ho conservato come si conservano nel
cuore le speranze più nascoste.Angelo Quattrocchi

http://www.malatempora.com/

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anche io boicotto

Daniele Luttazzi boicotta il potere politico di Berlusconi non comprando i prodotti pubblicizzati su Mediaset.



link

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quando si sente quel senso di asfissia

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate
nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi
dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.


Calamandrei - Discorso agli studenti milanesi (1955)

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi.

In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

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una lezione al mondo

Congratulations Mister President



Benvenuta l'era della responsabilità.

image: by dieci100mille

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un'altro colpo allo stato di diritto


via Skytg24

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sogni privati e incubi pubblici

Stato di diritto sotto assedio in Italia.
Pubblicato giovedì 8 gennaio 2009 in Danimarca [Information.dk]

Il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi vuole riformare il sistema giudiziario italiano, che è sempre stato il suo incubo personale, e sogna di terminare la sua carriera come Presidente della Repubblica. “Tutto ciò che riguarda politica ed etica in uno stato di diritto gli è estraneo”, dice un prestigioso intellettuale italiano.

In un discorso prima di Natale il Primo Ministro ha annunciato che il governo nel 2009 lavorerà per la riforma del sistema giudiziario, che – tra l’altro – limita l’autonomia del Pubblico Ministero. Per gli intellettuali e gli esperti di diritto italiani questo più che un sogno è un incubo.

Quando Berlusconi nel gennaio del 1994 decise di ”scendere in campo”, sembra abbia affermato ”Sono costretto ad entrare in politica, altrimenti mi mettono in galera”.

Molti osservatori temono che una lunga serie di casi di corruzione riguardanti parlamentari e politici locali aderenti al maggiore partito d’opposizione, Partito Democratico, convincerà i politici dell’opposizione a sostenere il piano di Berlusconi.

”Il terzo governo Berlusconi rappresenta il punto più basso nella storia d’Italia dall’Unità nel 1870 ad oggi”.A causa della supremazia degli interessi privati sugli interessi della collettività, il rapporto tra cittadini ed istituzioni non è mai stato peggiore di adesso.

Fino ad ora nessuna dittatura europea del ‘900 (neanche il fascismo italiano) aveva permesso che gli interessi privati dei leader politici fossero alla base del lavoro legislativo e giudiziario.

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antimafia, cappuccio e Why Not

Antimafia de che? Di Rita Pennarola.

Cosa c'e' dietro la rutilante facciata delle compagini istituite per il contrasto alla criminalita' organizzata? Solo un'Antimafia di professione, come ai tempi di Sciascia? O non si tratta piuttosto di paraventi per far credere ai cittadini che lo Stato sia ancora “da quest'altra parte”? Partiamo dalla Commissione parlamentare e dal suo presidente fresco di nomina Beppe Pisanu.

Pisanu, ma non solo. E' in buona compagnia, l'ex ministro degli Interni, nella Commissione Parlamentare Antimafia dell'esecutivo Berlusconi, che solo qualche settimana fa lo aveva eletto presidente. Eppure e' proprio da lui, da Beppe Pisanu, che dobbiamo partire per tracciare i contorni - come vedremo, per molti versi impressionanti - dei nuovi professionisti dell'Antimafia.
Eccolo dunque Pisanu, circondato da un leggendario alone di massoneria “all'orecchio” mai dimostrata, se non fosse per quell'antica e solida amicizia con personaggi come l'ex gran maestro Armandino Corona, o come Flavio Carboni, il faccendiere travolto dalle inchieste giudiziarie che negli anni ‘70 faceva da straordinario trait d'union fra il tandem Corona-Pisanu e un imprenditore emergente di nome Silvio Berlusconi, piduista.
Su questo forte odor di Loggia e' tornato il giornalista d'inchiesta Ferruccio Pinotti che in Fratelli d'Italia raccoglie le rivelazioni di continua ..
fonte: la voce delle voci

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sangue di Stato

“Ho segreti di Stato che mi porterò in paradiso”

Roma - Sette volte primo ministro e otto volte ministro degli Esteri, processato per associazione mafiosa ed omicidio (assolto per prescrizione), uomo devoto come pochi, Giulio Andreotti più conosciuto come Belzebù, è la storia vivente della politica italiana, che ha dominato come ha voluto con i suoi modi gentili e i suoi ermetici giochi di parole (più l’appoggio del Vaticano, Cosa Nostra e Stati Uniti) per mezzo secolo.

Senatore a vita ancora in attività, il grande papa della defunta Democrazia Cristiana continua a somigliare molto al protagonista de il Divo, la terrificante biografia comica di Paolo Sorrentino. Non è raro vederlo nell’auto ufficiale muoversi per le strade di Roma, e continua ad andare a messa ogni giorno alle sette di mattina nel centro. Lì prega un po’ e si ritrova con alcuni fedeli seguaci che fanno la fila per parlare qualche minuto con lui e ricevere un suo consenso.

Mercoledì questo incallito sopravvissuto della prima Repubblica italiana che è don Giulio,... leggi tutto

da el pais traduzione a cura di italiadallestero.info

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europa e leggi ad personam

Appello al mondo accademico britannico in favore del referendum contro leggi ad personam in Italia
"...Se queste leggi ad personam fossero approvate oggi da un cosiddetto leader democraticamente eletto in un paese dell’Europa dell’Est o da uno stato africano, molto probabilmente le condanneremmo subito, e quasi sicuramente ne seguirebbero richieste di azione. Gli stati dell’Unione Europea dovrebbero essere un esempio per la comunità internazionale nel fissare il principio che in una società tutti sono uguali davanti alla legge. L’Italia non deve fare eccezione."

leggi tutto su energieinfuga.net

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La tentazione dittatoriale del berlusconismo

di Angelo Orsi
"...Il berlusconismo, dopo il fallito tentativo del craxismo, si propone oggi come un’ennesima rappresentazione della antica “tentazione dittatoriale” della storia italiana. Che, dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, è divenuta la tentazione fascista. Il Capo, innanzi tutto; che come Minosse “giudica e manda”; i suoi collaboratori sono esecutori passivi; guai a chi osi anche solo prendere la parola, senza che il Capo gliela conceda. La novità, rispetto al passato, consiste nel denaro: un fiume di quattrini, di benefits, di privilegi che il Capo concede; l’altra novità è la privatizzazione del ruolo pubblico, e la pubblicizzazione della figura privata. Il Capo riceve nelle sue ville innumerevoli; il Capo fa le riunioni di gabinetto ristretto davanti a una spigola al sale, servita in preziose stoviglie, annaffiata da un eccellente bianco secco, in una delle sue tante sale da pranzo, in una delle sue tante dimore private. Il Capo assume, più che assegnare; il Capo paga, più che scegliere; il Capo è pur sempre a capo di un impero industriale..."
continua su micromega online
leggi anche IL VENTENNIO DI BERLUSCONI di Alberto Asor Rosa

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scarfacebook, socialmafia network ?


Sì ai profili dei mafiosi.
No alle mamme che allattano.
Accade su Facebook


La mafia entra e si insedia su Facebook e scoppia la polemica, si alza l'indignazione. La società californiana che gestisce il social network più affollato di Internet è ancora una volta nel mirino. I gestori del sito hanno infatti dichiarato che non faranno nulla contro i profili dei mafiosi online, né contro chi apre le pagine nel nome dei vari Totò Riina, Bernardo Provenzano, amici, e amici degli amici. Così un quotidiano inglese (da sottolineare inglese e non italiano) si ribella e solleva la questione, tantopiù che pochi giorni fa è arrivata la notizia della rimozione, proprio da Facebook, di pagine con foto di mamme che allattano. Motivazione: “è pornografia”. Il Times ha dichiarato di essere indignato per la “strana morale” del social network più cliccato del mondo, che pretendere di essere “un ambiente sicuro per i ragazzini che frequentano la rete”. continua articolo21.info

"Non condivido la vostra politica di accettare gruppi che INNEGGIANO ALLA MAFIA (cosa innaturale ) e non mamme che allattano (COSA NATURALE)
grazie.
" .

Vedi anche www.agi.it/palermo/notizie

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copiano da Cosa Nostra gli strumenti di intimidazione e di assoggettamento

Cosa c'è sotto questa indagine che i media continuano a descriverci come 'uno scontro' o 'una guerra' fra Procure ?
Cosa potrebbe succedere se due Poteri dello Stato alleandosi , minassero l'indipendenza del Terzo?
Ecco ciò che succede nel 'Bel Paese' (eufemisticamente parlando, sic!), quando all'editore-puro si sostituisce l'editore-commerciante o al politico il politicante,
per non parlare dei giornalisti(eufemisticamente parlando, sic!) dipendenti o aspiranti tali dei nuovi padroni, mediocri e mafiosi o aspiranti tali.
CASO DE MAGISTRIS-LA CONTROINCHIESTA di Rita Pennarola
In quasi 1200 pagine due pubblici ministeri di Salerno ristabiliscono dopo lunghe indagini la verita' sulla assoluta correttezza di Luigi De Magistris, in aperto contrasto con quel verdetto del Csm che lo ha allontanato da Catanzaro e privato delle funzioni inquirenti. Ne emerge il torbido scenario dei rapporti, nel Paese, fra potentati occulti e la parte piu' altisonante della magistratura. Vediamo.

Colpirne due per educarne mille. Questo, in estrema sintesi, il giudizio che la maggior parte degli italiani ha ricavato dalla vicenda kafkiana - e per molti versi analoga - dei due magistrati-coraggio Luigi De Magistris e Clementina Forleo, duramente colpiti dalla kasta del loro ordine professionale per aver osato applicare il principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge, violando in tal modo quel codice non scritto di omerta' dovuta ai potentati occulti su cui si basano gli assetti istituzionali e politici nel nostro Paese e in buona parte delle “democrazie” occidentali.
Mentre il Consiglio Superiore della Magistratura abbatteva la sua mannaia sul capo della Forleo, che dovra' lasciare l'ufficio gip di Milano (destinazione Cremona), lo scorso 22 luglio il plenum del Csm ha assegnato Napoli come nuova sede per De Magistris, dopo che nei giorni precedenti la Cassazione aveva respinto per motivi formali il ricorso presentato dai legali di quest'ultimo contro la sentenza pronunciata lo scorso gennaio dalla sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli, che ne aveva disposto il trasferimento d'ufficio da Catanzaro per «incompatibilita' ambientale e funzionale», privando il magistrato anche delle funzioni inquirenti.
«Gliela faremo pagare cara... dovra' difendersi tutta la vita...». continua

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coscienza e conoscenza collettiva manipolata

da: danieleluttazzi.it

' Il tipo di cultura politica incarnata da Berlusconi è ormai diffusa e pervasiva. Che immagine ne hai? Come ci si difende?
Frequentando persone che non si siano lasciate corrompere dai soldi che il berlusconismo elargisce con dovizia ai servi. La risposta deve essere collettiva. L’arte ( non solo quella satirica ) aiuta a formare le coscienze e a tenerle deste. Ha tempi più lunghi, ma è inesorabile.

Perché nessuno si ribella quando, poco prima delle elezioni, Dell'Utri dichiara in un'intervista che Mangano è un eroe di Stato?
Perché il framing elaborato da Berlusconi attraverso i suoi media è diventato ambiente. Se una cornice è forte, i fatti vengono ignorati. '

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blog liguria

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blog liguria

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La mafia controlla 1/3 del territorio italiano

Da: antimafiaduemila
di Maria Loi – 9 dicembre 2008
Roma. Le strutture mafiose nel nostro Paese sono così potenti da condizionare la vita economica del Paese. Un 1/3 del territorio italiano è controllato dalle mafie, una realtà con la quale conviviamo da almeno 150 anni.
Sono le parole del sostituto procuratore di Roma Luca Tescaroli al programma Le Storie. Diario italiano, di Corrado Augias, in onda stamani su Rai 3. L’occasione è stata la presentazione del libro Colletti sporchi di cui è autore con il giornalista Ferruccio Pinotti.Il libro si sofferma ad analizzare quell’anello invisibile di connessione che esiste tra lo Stato e la mafia. Secondo il magistrato la convivenza tra lo Stato e le strutture mafiose è possibile perché la linea di demarcazione tra queste due realtà non è mai stata così netta. Anzi, vi sono aree di compenetrazione che agevolano e permettono alle strutture mafiose non solo di rimanere vitali, ma di perpetrare il loro potere anche durante i periodi di reazione che vi sono stati ciclicamente nel nostro Paese. Il problema è che non si è riusciti a colpire efficacemente nel punto fondamentale cioè proprio in quelle relazioni esterne che poi sono l’oggetto di questo libro.
Il giornalista Ferruccio Pinotti ha ricordato che il nostro è l’unico Paese in cui i partiti non esitano a candidare esponenti politici che hanno avuto rapporti con la mafia e che sono stati indagati. Un fatto gravissimo che non avviene in nessun altro Paese europeo... continua

continua ...

nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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mafiosamente


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in rete

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina