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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?

Appena arrivato, ha individuato alcuni colleghi, bollandoli come “caselliani”

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Il pm Domenico Gozzo: “Altro che Procura unita, Piero ci ha isolati”

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - 27 marzo 2013

 Palermo. Grasso? “Mi è sembrato molto nervoso, è legittimo che voglia difendere la propria onorabilità e la propria storia professionale: ma da Formigli ha dato la sua versione dei fatti. Che è diversa da quella che io ho vissuto in quegli anni. A cominciare dalla insufficiente circolazione interna delle notizie: diffidava di alcuni di noi, e questo è un fatto abbastanza grave”. Il monologo tv di Piero Grasso non è piaciuto al procuratore aggiunto di Caltanissetta Domenico Gozzo, ex pm a Palermo negli anni in cui il presidente del Senato era capo della Procura.
Dottor Gozzo, lei che conosce bene Grasso, che impressione ha avuto guardandolo in tv?
Mi è sembrato molto provato. Il fatto che abbia citato la moglie, poi, mi pare significativo: questa polemica con Travaglio ha scalfito la sua sfera familiare e questo mi dispiace. Voglio dire che le critiche a Grasso, per quanto mi riguarda, non hanno mai riguardato la certezza che anche lui, e le persone a lui vicine, volessero combattere la mafia al meglio.

Le critiche di Travaglio erano già nel libro Intoccabili, scritto nel 2005 con Saverio Lodato. Perché Grasso si indigna solo ora?
Perché da quando lui e Ingroia sono in politica, una certa storia giudiziaria ha assunto anche una rilevanza politica. Questa divisione, che bisognava da tempo eliminare, come un cancro ha invaso tutta la vita del Paese. Questa ricerca di chiarezza da parte di Piero, però, non può passare attraverso l’operazione frettolosa di mettere la polvere sotto il tappeto.

Cioè? Lei pensa che Grasso abbia detto bugie?
Diciamo che ha dato la sua versione. Una cosa è falsa: che lui abbia tenuto in modo particolare all’unità dell’ufficio. Appena arrivato, ha individuato alcuni colleghi, bollandoli come “caselliani”: tra questi io, Lo Forte, Ingroia, Scarpinato, Natoli. Ci trattava come un blocco monolitico (fatto falso) e non come singole persone. Fin dal suo primo giorno in procura, ha avuto un forte pregiudizio nei confronti di un gruppo che per lui rappresentava un modo di fare le indagini da dimenticare.

In che modo?
La circolazione delle notizie in quegli anni non è stata delle migliori. Ed è questa l’accusa che oggi rivolgo a Grasso. La Dda nasce dall’idea del pool, basata sulla circolazione di notizie. Se non conoscono l’integralità delle indagini, i sostituti non hanno la possibilità di lavorare efficacemente. Io e i colleghi cosiddetti “caselliani” abbiamo vissuto sulla nostra pelle questo pregiudizio.

Grasso non ha cambiato idea: a Piazzapulita ha lasciato capire che il “metodo Caselli” è stato quello dei processi mediatici: tanto rumore per nulla.
Quella di Grasso è una ricostruzione inattendibile. Il periodo di Caselli è stato il periodo in cui la mafia militare è stata decimata dai successi investigativi , grazie a un impegno corale. Tutta la cupola di Cosa nostra è stata arrestata allora. Decine e decine di importanti e pericolosi latitanti in galera. Ma quali processi mediatici?

In tv Grasso ha detto anche che vi tenne all’oscuro delle rivelazioni del pentito Nino Giuffrè per evitare fughe di notizie...
Mi pare grave che il capo di una procura sospetti che i suoi magistrati possano violare la segretezza di un’indagine. Ricordo riunioni tempestose sul caso Giuffrè e anche un documento di protesta sottoscritto da 36 sostituti. Io stesso, in quella circostanza, scongiurai Grasso di mantenere l’unità dell’ufficio. Non fui ascoltato.

Che cosa produsse il “metodo Grasso”?
Non sentivamo di avere le spalle coperte. Grasso non perdeva occasione nelle interviste di prendere le distanze, e spesso sembrava fare riferimento a procedimenti in corso: per esempio al processo Dell’Utri. In Procura, invece, non lo criticava mai.

In tv ha anche detto che la terza condanna per Dell’Utri non è una vittoria dell’accusa...
Forse quel processo non lo conosceva abbastanza bene: non convocò la Dda su quella vicenda processuale, sebbene io glielo chiedessi per trasparenza.

E ha ribadito le sue perplessità sul 110 e 416 bis: troppo difficile da provare...
Il concorso esterno è un reato difficile, ma non impossibile da provare. Come dimostra il caso Dell’Utri, può funzionare.

Ma secondo lei perché Grasso nutre ancora questo pregiudizio così forte contro Caselli?
Questa è la domanda che avrei voluto fargli. Se fossi stato al posto di Formigli, gli avrei chiesto: Piero, ma perché hai spaccato l’ufficio, in modo talmente radicale che ancora oggi le divisioni sono accese? Perché ancora adesso, invece di spegnerle, le fomenti? Grasso non lo ha mai spiegato a nessuno.

continua ...

falliti

bersani fallirà come è evidente

grillo fallirà come è ovvio ( lottare contro i mulini a tempo senza il senso del tempio è pleonastico )

chi non fallirà almeno nei prossimi tempi saranno le banche, i ricchi, i preti ( compreso l'ultimo pappa; oh, il nome è perfetto per prendere in giro ancora una volta la povera gente ) e i mafiosi,

tutti questi sono gli ultimi a dare un prezzo al denaro, dopo di che con molto sangue e tanti sacrifici i poveri popolani creeranno un altro concetto di vita,

basato sull' essere e non sull'avere

questo è il futuro, chi è ha, chi non è non avrà,

saluti a coloro che non conoscono la differenza, poverini sono morti senza essere nati.

continua ...

Pietro Grasso dichiarò: “Darei un premio speciale a Silvio B e al suo governo per la lotta alla mafia”.

Capisco benissimo la difficoltà dei senatori 5 stelle i fronte alle nomina di Grasso (96 no contro 12 sì) e con l’eventualità di ritrovarsi Schifani. Io sarei stata con i 96.
Pietro Grasso non è un personaggio univoco e presenta molte ambiguità. Da una parte sotto la sua direzione come Procuratore antimafia, in 4 anni, sono stati arrestati 1.779 mafiosi e 13 pericolosi latitanti e la procura palermitana ha dato 380 ergastoli per migliaia di anni di carcere. Dall’altra, sotto di lui si sono arenate tutte le inchieste sugli anni delle stragi 92-93 che vedevano coinvolti Berlusconi e Dell’Utri come collusi con la mafia o addirittura mandanti delle stragi e c’è sempre stato un legame di interessi tra Berlusconi e Grasso, al punto che nel 2005 quando doveva essere nominato procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, B fece una legge apposta per escludere Vigna e sostituirlo con Grasso (e B non è tipo da fare un regalo simile senza un preciso interesse). Secondo la legge firmata dal Guardasigilli Castelli, gli incarichi direttivi furono preclusi a chi aveva più di 66 anni e che non poteva garantire almeno 4 anni di presenza prima della pensione. Gian Carlo Caselli, nel 2005, aveva appunto 66 anni e la legge fu fatta appositamente contro di lui, per punirlo di tutte le indagini da lui condotte sui rapporti tra mafia e politica, tra cui quella che sboccò nel “processo Andreotti”. Così Berlusconi ordinò al senatore di AN Bobbio di fare un emendamento alla legge di riforma dell’ordinamento giudiziario (la cosiddetta “Riforma Castelli”, perché nell’affare ci entrò ovviamente anche il ministro della Giustizia di allora, il famigerato leghista Roberto Castelli). In base all’amendamento, Gian Carlo Caselli non poté più essere nominato procuratore nazionale antimafia per superamento del limite di età. Si noti che la Corte costituzionale dichiarò illegittimo il provvedimento ma invano.
Non basta. Durante la trasmissione ‘la zanzara’, Pietro Grasso dichiarò: “Darei un premio speciale a Silvio B e al suo governo per la lotta alla mafia”. Spiegò che B con le sue leggi aveva permesso il sequestro di beni mafiosi per 40 miliardi di euro”. Avrebbe dovuto spiegare come mai nessuno aveva in 20 anni indagato sugli enormi patrimoni neri che permisero a B di esordire come palazzinaro, ricevuti col tramite della banca Rasini, unica banca della mafia a Milano. O come mai il padrino di B sia stato per 20 anni un Dell’Utri, condannato in 2° grado a 9 anni di carcere per collusione mafiosa e fatto da lui senatore per proteggerlo con l’immunità parlamentare, o come mai alla tavola di B mangiava un certo Mangano pluriomicida coinvolto in traffico di droga e sequestri. Salvatore Borsellino bollò Pietro Grasso come persona non gradita e forse lui di mafia se ne intendeva.
Eppure, malgrado questi pesanti sospetti, Grasso è stato eletto 2° carica dello Stato con i voti del Pd e anche questo fa pensare.
Luci e ombre dunque sulla sua figura, ma certo ce n’è abbastanza per chiedersi come mai il Pd abbia prontamente accolto e fatto senatore un soggetto la cui rapida carriera si deve tutta a B, e come mai Bersani lo abbia addirittura proposto come seconda carica dello Stato, cioè come uno che diventerebbe presidente del Governo in caso di inabilità del leader. Ma certo, riguardo a un partito che ha sempre salvato in Parlamento e accolto nelle sua fila gente come Andreotti ed ha venduto il nostro Paese a uno come Monti, tentando fino a oggi un Monti bis, non ci si può meravigliare più di nulla.
La carriera di Pietro Grasso si deve alla protezione di Berlusconi, il quale fece addirittura una legge apposita per detronizzare il legittimo aspirante alla carica di procuratore antimafia, Caselli, con l’aiuto della Lega, per mettere a capo della lotta contro la mafia uno che per 4 anni si è guardato bene dall’indagare sui rapporti tra Berlusconi e la mafia
Dunque Pietro Grasso ha diviso la mafia in due tronconi, uno militare che ha combattuto e uno politico che ha finto di ignorare.
Immagino che i 15 senatori siciliani del M5S che lo hanno votato si siano sentiti in dovere verso i loro elettori di votare uno che che una parte della mafia l’ha combattuta e può esibire gli arresti di 1.779 mafiosi tra cui 13 pericolosi latitanti, condannati a 380 ergastoli per migliaia di anni di carcere dalla procura di Palermo, chiudendo gli occhi sugli oscuri patti politici tra Grasso e Berlusconi.
Immagino lo sconcerto e la rabbia di Berlusconi quando Grasso, invece di essere riconoscente al suo protettore, a chi che gli aveva spianato la strada addirittura con una legge ad personam, si è offerto al Pd l’8 gennaio 2013, il quale Pd subito lo ha candidato al Senato della Repubblica Italiana come capolista nella regione Lazio, dove poi è stato eletto. Il No a Grasso oggi dall’intero Pdl rivela la rabbia di un partito che si è sentito tradito ma che è quasi obbligato a riconoscere meriti a Grasso per non rinnegare il potere che egli stesso gli ha dato.
Indubbiamente la lotta contro certa mafia c’è stata anche se poi ci hanno pensato le prescrizioni o le facili assoluzioni in Cassazione a mandare liberi i mafiosi a centinaia sempre grazie a provvidenziali nomine di Berlusconi. Ma la figura di Pietro Grasso resta ambigua. E la coltre di silenzio che certi personaggi hanno steso sopra le collusioni tra mafia e Berlusconi con Grasso si è fatta più fitta.
Io ho sempre pensato che le mafia siano tante e che si siano da sempre combattute tra loro con la connivenza di pezzi dello Stato che hanno favorito ora l’una o l’altra.
Non si spiegherebbero altrimenti i 43 anni di latitanza di Provenzano che non si era mai allontanato da casa sua. O la casa di Riina totalmente ripulita e imbiancata prim’ancora che la polizia la perquisisse. O i troppi sospetti su capitano Ultimo con la mancata perquisizione nella casa di Totò Riina o la mancata cattura del boss Nitto Santapaola vicino al boss Messina. E anche il fatto che il csx abbia sempre accolto e coperto gente come Andreotti mi ha sempre puzzato di sospetto. Ma per conto di chi è stata fatta la prescrizione ad Andreotti nel 2004 che di colpo è stato graziato dalla Corte di Cassazione da qualunque ipotesi di reato prima del 1980 e assolto per il resto? Questa Repubblica è piena di buchi neri e purtroppo sono in tutti i partiti i quali hanno tra loro e col crimine rapporti che ci resteranno sempre ignoti e il Pd non fa eccezione.
Ci sono livelli di potere in cui le nostre categorie etiche o politiche sono semplicemente fuori luogo.
Penso che ci siamo molte mafie in lotta tra loro, come ci sono molte magistrature in lotta tra loro, o ci sono molti aspetti in Pietro Grasso, alcuni buoni,altri sospetti. Nessuno è univoco. E credere che uno sia tutto buono o tutto cattivo solo i folli o i fanatici possono farlo.
Si pensi a Provenzano che è vissuto indisturbato a casa propria per 43 anni senza che nessuno lo disturbasse ed è stato arrestato quando non contava più niente, era stanco e malato e i poteri erano ormai passati ad altri. Era stato condannato come latitante a 3 ergastoli perché aveva commesso dei delitti atroci, ma il capo della mafia non era lui, era Riina che gli dava ordini dal carcere.
Perché non ci si chiede come mai per 43 anni lo Stato non toccò uno dei più feroci capimafia italiani? E lasciò che vivesse indisturbato a Bagheria? Sotto la protezione di Leonardo Greco, capo della cosca locale? E che facesse ingenti investimenti in società immobiliari attraverso numerosi prestanome per riciclare il denaro sporco? Perché chi sapeva e poteva arrestarlo non lo fece per 43 anni? Non sembra strano che Provenzano si sia fatto anche operare da un cancro alla prostata senza che nessuno denunciasse nulla? E non ci si chiede come mai Provenzano per reinvestire il denaro sporco usò proprio l’imprenditore Simone Castello, esponente politico del PCI che faceva parte dei consigli direttivi delle cooperative agricole e ortofrutticole e investì i soldi pieni di sangue della mafia nell’edilizia, nella sanità e nei rifiuti? Perché non si chiede come mai Provenzano fu denunciato solo quando si mise contro Riina? O il potere dei capi passò in altre mani? perché non si ricorda il processo per favoreggiamento contro Mario Mori, generale dei Carabinieri del Ros?
Ci sono troppe zone oscure dietro Pietro Grasso, come dietro tutte le connivenze che la mafia ha sempre trovato nello Stato italiano.
Per questo era giusta la valutazione di Grillo per cui si doveva votare scheda bianca.
Ci sono molte mafie, come ci sono molte polizie, e ci sono molte magistrature. L’Italia è un Paese per bande. E molte azioni di polizia non furono compiute per difendere la giustizia ma per parteggiare con una mafia contro un’altra.
Sulla bilancia della giustizia il bene e il male compiuti da Grasso sono di difficile valutazione, e i sospetti contro di lui rendono opachi i risultati che in verità sono da attribuire alle procure. Ma una persona che ricopre la seconda istituzione dello Stato non dovrebbe avere tante ombre nel suo passato e non dovrebbe essere un magistrato imposto a forza con una legge anticostituzionale da Berlusconi per favorire gli interessi di mafia, così come in Cassazione B impose il giudice Carnevale affinché annullasse 500 processi per mafia.
Lo ripeto: gli arresti di 1.779 mafiosi e 13 pericolosi latitanti e i 380 ergastoli per migliaia di anni di carcere si devono all’alacre opera dei pm, ma ci fu una parte dello Stato che con la mafia fece patti infami e Grasso stava in quei patti e li ha mantenuti, dimostrando che rispettava il potere politico e non permetteva che fosse attaccato, e lo fece per Berlusconi allo stesso modo con cui Greganti lo fece per il PCI: fu un fedele servitore dello Stato.
Ma di quale Stato? Di uno Stato che noi vogliamo?

12 SENATORI M5S VOTANO GRASSO di Viviana Vivarelli

continua ...

Mi torna in mente ...

... la storia del filosofo e del teologo, che erano impegnati in una disputa, ed il teologo usava la vecchia battuta sul filosofo che sembra un cieco, in una stanza buia, che cerca un gatto nero, che non e' nemmeno nella stanza. "Puo' essere" rispose il filosofo "ma un teologo l'avrebbe trovato"


Sir Julian Sorell Huxley (1887-1975) da: The Creed of a Scientific Humanist  

continua ...

il principale perdente di queste elezioni è il giornalismo

In Italia, in Germania ... 

Questa è l’Europa.

Petra Reski L’uomo che non ride più

continua ...

una giornata lì a guardare

accade a volte di svegliarsi con un intento e poi cambia tutto

non sai più cosa fare se non stare fermo come uno scemo

a guardare e cercare di correggere un danno ormai fatto

provi a distrarti ma lui , il tuo vecchio cane è lì a ricordarti che questa volta l'hai fatta troppo grossa

aspetto la sua condanna ed invece no, lui continua a guardarmi o forse fa finta per non farmi capire che è mezzo cieco,

e darmi un dolore, lui il cane che ho incontrato nel 1996 già adulto di almeno due anni, e che è stato lasciato al suo destino cioè io e poi chri

per non essere soppresso. certo i cani come lui sono un problema scappano, scavalcano recinti, sono affettuosi con tutti quindi facili prede di ignoranti

che si preoccupano di altro e non di sè, quindi un problema per quel cane chiamato pepe poi bubu poi gommino che ha avuto come problema principale vivere in una società
 malata

e come caratteristica fondamentale la libertà da tutto da tutti anche a costo della morte

poi li chiamano cani

continua ...

un presidente della repubblica o napolitano

apparentemente sono la stessa cosa ma sostanzialmente potremmo parlare di antipodi

io vorrei un presidente, ma quel tale napolitano amico di tutti gli omertosi direi proprio no.

fossi in lui mi vergognerei di rappresentare un strato più che uno stato di latitanti,

la feccia, così si direbbe in uno stato onesto

tu vuoi la feccia a rappresentarti ?

noi siamo costretti ad avere esseri insulsi come rappresentanti, così è e sarà fino a quando

i servi vorranno servire, poi sarà un'altra storia.


Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo.

continua ...

fango

esco di casa e c'è fango
cerco notizie in rete e vedo fango
provo a pensare senza quel fango e mi sembra , di essere fuori dal mondo
forse quel mondo è troppo dentro di me per accogliere i persi che vagano cercando approdi.

pensando: la mia amigdala mi dice di ricordare gl'insegnamenti, per esempio Fromm :
Il suo contributo alla sociologia viene collocato nell'ambito dell'Umanesimo Normativo. Questa posizione si basa sul presupposto che:

esiste una natura umana universale;
la specie uomo si può definire oltre che in termini fisici anche in termini psichici;
è possibile rilevare scientificamente e descrivere in termini positivi questa natura;

Nelle intenzioni di Fromm, lo scopo della scienza dell'uomo sarebbe quello di giungere ad elaborare questa definizione di essere umano. Tra le conclusioni eterodosse rispetto alla dottrina freudiana, si evidenzia la tesi espressa e sostenuta in Psicoanalisi della società contemporanea, secondo la quale una intera società può essere malata.



Freud ha lungamente cercato l'origine dei traumi che rendono la vita delle persone un continuo ripetere eventi dolorosi immodificabili. Inizialmente li riteneva accaduti durante la prima infanzia, tanto difficili da elaborare da lasciare delle cicatrici psichiche mai ben rimarginate, pronte a riaprirsi a ogni sollecitazione successiva. In seguito egli si volse alla storia dell'umanità per rintracciare antichi e ripetuti avvenimenti traumatici il cui effetto condizionerebbe la mente dell'uomo e la sua cultura dalla preistoria a oggi

Il culmine della filosofia politica e sociale di Fromm si trova nel suo libro "La società sana", pubblicato nel 1955. In esso Fromm poneva argomenti a favore di un socialismo democratico, di stampo umanista.

Partendo in primo luogo dai primi lavori di Karl Marx, egli poneva l'enfasi sull'ideale della libertà personale, mancante nei paesi del socialismo reale, giudicati essere come una forma di capitalismo di stato lontani dall'ideale marxista di libertà. Egli vedeva tanto in Occidente, quanto nell'Europa Orientale all'opera delle strutture sociali disumanizzanti, dominate dagli apparati burocratici, con il risultato di un universale fenomeno sociale di alienazione.

Egli divenne quindi uno dei fondatori del movimento del Socialismo Umanista, promuovendo la conoscenza dei primi lavori di Marx e del suo messaggio umanista presso il pubblico negli USA ed in Europa occidentale. All'inizio degli anni sessanta, Erich Fromm pubblica due libri sul pensiero di Marx, a suo parere profondamente travisato dalle università in Occidente e dagli apparati statali in Europa Orientale: "Il concetto di Uomo in Marx" e "Oltre le catene dell'illusione: il mio incontro con Marx e Freud". In questa ultima opera egli dimostra la profonda affinità fra la visione di Marx e quella di Freud sulla natura umana ed il carattere disumanizzante della società capitalista.

Fromm invece pone l'accento sul ruolo che l'ambiente può giocare all'interno dello sviluppo della malattia psichica individuale, ovvero: come una società malata possa condizionare e portare alla malattia individui che nascono sani.

continua ...

nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina