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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?

Disinformazione Organizzata

Quando l'omertà (sottomissione alle regole della 'Onorata Società')
diventa una virtù.


Quella sentenza coperta dal silenzio di Giuseppe Giulietti

Nei giorni scorsi, riprendendo le denunce di Marco Travaglio e di Pancho Pardi, abbiamo raccontato il quasi tombale silenzio Raiset in merito alla condanna per corruzione dell’avvocato Mills. Di quella condanna non si doveva parlare perché non doveva essere pronunciato il nome del compare. In questo caso specifico non si è neppure atteso il lodo Alfano bis sulle intercettazioni per procedere al sequestro dell’articolo 21 della Costituzione. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato.
In queste stesse ore, sulla vicenda delle centrali nucleari, si sta ripetendo lo stesso copione. Qualsiasi punto di vista critico, divergente dal pensiero unico nuclearista, è stato cancellato. Gli scienziati, i ricercatori, i rappresentanti dei comitati che promossero il referendum sono stati condannati al silenzio o alla marginalità, fatte salve naturalmente alcune lodevoli eccezioni che ancora resistono sulle poche piazza mediatiche non ancora occupate dalle truppe berlusconiane.
La condanna al silenzio riguarda anche il passato, e coinvolge anche la vita e le opere di alcuni grandi italiani che hanno letteralmente sacrificato la loro esistenza al bene comune e alla lotta contro le mafie e i loro mandanti.
Ci riferiamo, in questo caso, al giudice Borsellino e alla sua misteriosa agenda rossa, zeppa di annotazioni e mai più ritrovata. Qualche giorno fa questa vicenda è stata archiviata, nell'indifferenza quasi totale, perché anche questa è considerata una pagina da strappare dal libro della nuova vecchissima Italia di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano.
Da Palermo, un vecchio amico giornalista che per tante ragioni preferisce non firmarsi, ci ha inviato una lettera angosciata e indignata che ci permettiamo di pubblicare e di dedicare alla memoria del giudice Borsellino e degli altri eroi che hanno perso la vita per garantire davvero a tutti noi il diritto alla legalità e alla sicurezza....continua indicius.it/massmedia


L'ultima intervista di Paolo Borsellino ''dedicata'' a Berlusconi (testo)
(dove si parla di droga e riciclaggio, dopo la quale Borsellino è saltato in aria)

Alfa e Beta (Recensioni)
Forza Italia e le bombe del '92-'93

"Alfa e Beta" e i silenzi della stampa

La storia di un'inchiesta e dei suoi due imputati eccellenti

Quando l'Italia faceva i conti con "Alfa e Beta"

La pista americana di Gianni Barbacetto e Salvo Palazzolo

Borsellino, per la strage di via D'Amelio la procura indaga sui servizi segreti

T R I B U N A L E D I C A L T A N I S S E T T A
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
DECRETO DI ARCHIVIAZIONE
(artt.409 e 411 c.p.p.)
Il Giudice, dott. Giovanbattista Tona, nel procedimento nei confronti di:
BERLUSCONI Silvio, nato a Milano il 29 settembre 1936;
DELL’UTRI Marcello, nato a Palermo l’1 settembre 1941;
in relazione al reato di cui agli artt.110-422 c.p., 7 d.l. 13 maggio 1991,
n.152 (conv. in l. n.203/91) (c.d. aggravante della finalità mafiosa), 1 d.l.
15 dicembre 1979 n.625 (conv. in l.n.15/80) (c.d. aggravante della finalità
di terrorismo
).

La Corte di Assise di Caltanissetta, nella sentenza che ha concluso il c.d.
“Via D’Amelio ter”, ha sostenuto che “risulta quanto meno provato che la
morte di Paolo Borsellino non era stata voluta solo per finalità di vendetta
e di cautela preventiva, bensì anche per esercitare – cumulando i suoi
effetti con quelli degli altri delitti eccellenti – una forte pressione sulla
compagine governativa che aveva attuato una linea politica di contrasto
alla mafia più intensa che nel passato ed indurre coloro che si fossero
mostrati disponibili tra i possibili referenti, a farsi avanti per trattare un
mutamento di quella linea politica (…).
E proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva
eliminare persone
che come Borsellino avrebbe scoraggiato qualsiasi
tentativo di approccio con cosa nostra”.
A queste conclusioni la Corte è giunta valorizzando anche le dichiarazioni
di diversi collaboratori di giustizia che contengono anche quegli elementi
costituenti notitia criminis a carico degli odierni indagati.
Appare allora opportuno esaminare, in maniera approfondita, le
propalazioni dei collaboratori a carico di Berlusconi e Dell’Utri nei loro
contenuti, nella loro genesi e nella loro progressione, tenendo conto dei
verbali a disposizione di questo Ufficio.

continua ...

La penisola dei mafiosi

L'Italia del pizzo e delle mazzette....
Tra corruzione e violenza, la fotografia di un Paese ostaggio della criminalità organizzata.
Bruno De Stefano

Sfogliando le pagine della nuova fatica letteraria di Bruno De Stefano, “La Penisola dei Mafiosi”, si riceve un’amara sorpresa visto che la penisola italica, “quel ponte verso l’Africa” non è più solo la terra di poeti e naviganti ma, purtroppo, “un Paese ostaggio della criminalità organizzata”.
Quattro, o forse cinque, organizzazioni criminali che hanno corrotto l’economia ed una trasversale rappresentanza della classe politica di cui, adesso, sono anche parte integrante con i loro rappresentanti.
L’analisi compiuta da De Stefano è completa e soddisfacente, dura, spietata e a tratti inquietante. Una fotografia di un Paese che sembra compiacersi quando sottoscrive patti con mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita e mafie straniere. Se volessimo, erroneamente, attenerci all’idea lombrosiana dovremmo convenire che, probabilmente, una parte del nostro dna è compromesso già prima della nostra nascita.
Una situazione che è oramai degenerata e che vede addirittura la Lombardia assicurarsi un non incoraggiante quarto posto, dietro Sicilia, Calabria e Campania, nella classifica delle regioni italiane con la presenza di un più alto tasso di criminalità organizzata.
Il lavoro giornalistico qui riportato non è il frutto di fantomatici voli pindarici ma la giusta e onesta , anche da un punto di vista professionale, elaborazione di dati, inchieste, relazioni di magistrati e delle commissioni nazionali antimafia succedutesi in questi anni che alla sola lettura dovrebbero far rabbrividire il lettore. Ma si sa nel Paese di Biutiful Cauntri dove la corrotta classe politica, già da tempo rinviata a giudizio, continua a stipulare compromessi storici e a dispensare prebende alle proprie clientele politiche, pur di non pagare le proprie pendenze alla giustizia, non possiamo aspettarci altro che tanta indifferenza quando ad emergere dall’attenta ed equilibrata penna di un giornalista è la dura, nuda e cruda verità.
Ciò che convince di questo lungo ma attento lavoro è proprio la capacità di analisi di ciò che accade nel diverse aree geografiche del Paese fino a quella più dettagliata, e qui si raggiunge la seconda parte del volume, quando la lente di ingrandimento viene posta su quei comuni dove corruzione, infiltrazione e per farla breve i patti tra la mala politica e la criminalità organizzata hanno rappresentato l’unico vero statuto che sia stato rispettato.
Un libro che meriterebbe un’attenzione ben diversa da quella che ad esso possono riservare delle semplici recensioni ma, e questo è triste, scriverlo, nell’Italia del dopo Gomorra sembra che nulla meriti un’attenzione maggiore.

Pietro Nardiello

fonte Articolo21

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il potere in mano a criminali incompetenti nemici della società e dell’intelligenza

Vista da vicino l’Italia del 2009 fa paura. Guardiamola da lontano
domenica 15 febbraio 2009 di Bifo

Vista da vicino l’Italia del 2009 fa paura. Dopo aver condotto un attacco forsennato contro i lavoratori, dopo aver portato a termine la banditesca operazione Alitalia con l’aiuto dell’opposizione di sua Maestà, dopo aver tentato e parzialmente realizzato un attacco mortale contro quello che resta della scuola pubblica, ora - con il pacchetto sicurezza - il governo Berlusconi imbocca decisamente la strada della violenza autoritaria.

Cosa possiamo immaginare a questo punto? Possiamo immaginare che questo governo duri per altri quattro anni devastando per sempre ogni speranza di vita civile. Oppure possiamo immaginare che la situazione precipiti, verso il bagno di sangue, verso la guerra civile interetnica, verso la catastrofe civile dolorosa.
Oppure che altro?
Se guardiamo la situazione da vicino, se proviamo a guardarla da Roma, o da Milano, dove l’Expo 2015 diventa l’occasione per chiudere ogni luogo di incontro libero dei lavoratori precari e della cultura dissidente, come le squadracce del 1922 chiusero le associazioni sindacali operaie, non c’è speranza.
Ma non è da vicino che dobbiamo guardare quello che accade in questo paese, non è da Roma né da Milano. Proviamo a spostare il nostro punto di osservazione, e a guardare l’Italia dal mondo. Allora capiremo meglio, e ci libereremo dell’angoscia.
Fino al novembre del 2008 il ceto politico che si è ... continua socialpress.it

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Italia mela marcia dell'Europa che per premier ha un ...*

L’Italia non merita di essere parte dell’Unione Europea
Pubblicato martedì 28 ottobre 2008 in Olanda [de Volkskrant]
L’ipocrisia con cui l’UE sta cercando di imporre i propri ‘valori e norme’ ad un paese come la Turchia, mentre mantiene al suo interno una mela marcia come l’Italia, toglie credibilità all’UE stessa.

Bisognerebbe provare ad essere immigrato in Italia. Ogni anno questo Paese xenofobo dell’UE
attua una strategia del terrore quando si tratta di immigrati: viene impiegato l’esercito per continuare a tenere in pugno gli immigrati, vengono deportati gli immigrati in regola senza lavoro, e a tutti i rom (anche ai bambini!) verranno in futuro prese le impronte digitali dando per scontato che questi inevitabilmente compiranno (prima o poi) atti criminali.
Non si lesina sulla violenza quando si tratta di immigrati, che spesso sono bersaglio di omicidi e maltrattamenti a sfondo razzista. Quindi al momento l’Italia è probabilmente il Paese più razzista dell’UE. Un Paese in cui i partiti al governo flirtano apertamente con il fascismo e in cui ad ogni angolo della strada si può comprare un calendario di Mussolini non si addice a quell’immagine civile, moderna e progressista di cui l’Europa va tanto fiera. Anzi, un futuro Paese dell’UE deve poter garantire la sicurezza alle proprie minoranze per poter essere ammesso all’Unione. Ma allora neanche quest’Italia fascistoide, con le sue politiche d’immigrazione tanto disumane, potrebbe diventarne membro.
* Un farabutto da caricatura...continua italia dall'estero

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il paese piu’ bello d’ Europa da’ le spalle alla democrazia

Niente tripartizione dei poteri nel Paese piu’ bello d’Europa
Pubblicato giovedì 12 febbraio 2009 in Olanda [de Volkskrant].

Anche senza voler essere politically correct, non è esagerato affermare che, per un Paese come l’Italia – con quasi 60 milioni di abitanti e altrettanti interessi – sarebbe utile avere a disposizione un pacchetto di leggi e regolamenti ai quali attenersi di tanto in tanto.
Gli italiani in effetti hanno gia’ un’attenzione estremamente bassa per l’interesse comune; le auto parcheggiate in tripla fila che paralizzano il traffico sono l’esempio più banale. Un sistema legale e giudiziario regolari riescono appena a contrastare queste caratteristiche anarchiche del paese.
L’applicazione delle regole non riesce a dare risultati. Dove puo’ condurre un simile stato di cose, si e’ visto questa settimana durante la furibonda lite riguardo la morte della paziente in coma Elana Englaro.
Rappresnetanti dei cittadini hanno accusato il presidente Napolitano di omicidio. I cattolici sono scesi in strada additando il padre di Eluana come un boia. Il premier Berlusconi ha detto, come se la sua opinione personale in questo caso fosse necessaria, che lui non staccherebbe mai la spina se fosse il padre di Eluana, la ragazza che gia’ da 17 anni vive in stato vegetativo ma che secondo Berlusconi “puo’ ancora avere figli”.
Questo imbarazzante spettacolo non si sarebbe mai verificato se dall’inizio ci si fosse semplicemente attenuti alle regole. Tali regole conferiscono ad Eluana pieno diritto a morire – la Corte di Cassazione si era gia’ pronunciata a riguardo lo scorso novembre in modo chiaro. In qualsiasi altra democrazia i politici si piegano senza fare il muso davanti ad una sentenza del genere – in rispetto al principio democratico della divisione dei poteri. In Italia senza alcuna traccia di vergogna ci si sbarazza di una sentenza della magistratura, mandando a quel paese Montesquieu e la sua opera filosofica sulla divisione dei poteri.
La questione Eluana non è slegata dal resto, per dirla dolcemente. Dieci anni fa alcuni giudici (non solo italiani ma anche europei) stabilirono che una emittente televisiva di Berlusconi, “Rete 4″, violava in modo grave le leggi. “Rete 4″ ha continuato normalmente a trasmettere su una frequenza tv che aveva perduto nella gara d’appalto dell’assegnazione delle frequenze a favore di una emittente commerciale estranea che non faceva parte dell’impero. Ma “Rete 4″ trasmette ancora oggi senza problemi nonostante la Corte Europea abbia gia’ da tempo dichiarato che l’emittente e’ illegale.
Inoltre ci sono una quantità di parlamentari che malgrado siano inquisiti per reati di frode, corruzione e associazione mafiosa, se ne rimangono seduti sui loro seggi come se niente fosse. Ci sono poi quelli che non si fanno quasi mai vedere in parlamento, ma comunque ‘decidono’ riguardo a proposte di legge grazie ai colleghi di partito che premono in loro assenza i bottoni per la votazione. Quando i membri dell’opposizione hanno fecero delle foto con i loro telefonini per documentare questa frequente irregolarità, furono loro stessi ad essere ammoniti: fare delle foto avrebbe potuto minare la ‘dignità del parlamento’.
In Italia “lo Stato non e’ a servizio della legge, ma la legge a servizio dello Stato”, ha scritto il giudice siciliano Felice Lima recentemente a proposito della magistratura italiana. Così il paese piu’ bello d’ Europa da’ le spalle alla democrazia.
Fonte italia dall'estero


Gli autori del disatro economico,sociale e culturale

Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta
Paolo Bonaiuti (Informazione, comunicazione ed editoria)
Gianfranco Miccichè (CIPE)
Carlo Giovanardi (Famiglia, Droga, Servizio civile)
Michela Vittoria Brambilla (Turismo)
Aldo Brancher (Federalismo)
Rocco Crimi (Sport)
Maurizio Balocchi (Semplificazione normativa)
Guido Bertolaso (Soluzione dell'emergenza rifiuti nella regione Campania)

Ministri senza portafoglio

Rapporti con le Regioni: Raffaele Fitto
Attuazione del Programma di Governo: Gianfranco Rotondi
Pubblica amministrazione e l'Innovazione: Renato Brunetta
Pari opportunità: Mara Carfagna
Politiche Europee: Andrea Ronchi
Rapporti con il Parlamento: Elio Vito
Riforme per il Federalismo: Umberto Bossi
Gioventù: Giorgia Meloni
Semplificazione Normativa: Roberto Calderoli

Ministri con portafoglio

Affari Esteri: Franco Frattini
Sottosegretari: Stefania Gabriella Anastasia Craxi, Alfredo Mantica, Enzo Scotti
Interno: Roberto Maroni
Sottosegretari: Michelino Davico, Alfredo Mantovano, Nitto Francesco Palma
Giustizia: Angelino Alfano
Sottosegretari: Maria Elisabetta Alberti Casellati, Giacomo Caliendo
Difesa: Ignazio La Russa
Sottosegretari: Giuseppe Cossiga, Guido Crosetto
Economia e Finanze: Giulio Tremonti
Sottosegretari: Alberto Giorgetti, Daniele Molgora, Nicola Cosentino, Luigi Casero, Giuseppe Vegas
Sviluppo Economico: Claudio Scajola
Sottosegretari:Ugo Martinat, Paolo Romani, Adolfo Urso
Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: Luca Zaia
Sottosegretari: Antonio Buonfiglio
Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare: Stefania Prestigiacomo
Sottosegretari: Roberto Menia
Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli
Sottosegretari: Roberto Castelli, Bartolomeo Giachino, Mario Mantovani, Giuseppe Maria Reina
Lavoro Salute e Politiche sociali: Maurizio Sacconi
Sottosegretari: Pasquale Viespoli, Ferruccio Fazio, Francesca Martini, Eugenia Maria Roccella
Istruzione Università e Ricerca: Mariastella Gelmini
Sottosegretari: Giuseppe Pizza
Beni e Attività Culturali: Sandro Bondi
Sottosegretari: Francesco Maria Giro

Con la complicità di scribacchini (della carta stampata e dei mezzi radiotelevisivi ), perlopiù dipendenti diretti e indiretti del potere politico ed economico di questo pseudo-governo; che si spacciano per giornalisti ,avendo ormai rimosso ciò che è la deontologia professionale di questi ultimi.

La deontologia professionale è dettata da un insieme di regole che guidano l’attività giornalistica
e ne garantiscono l’imparzialità e l’obbiettività.
Le regole deontologiche sono numerose e sempre in corso di aggiornamento anche se, oltre alla legge istitutiva dell’Ordine che prevede che vengano rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori, i giornalisti hanno firmato protocolli e carte di principi o codici interni ad uno stesso giornale.
L'articolo 2 della legge che ha costituito il Consiglio Nazionale dei Giornalisti infatti, assume una grande importanza: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, ma sempre nei limiti imposti dal rispetto della personalità altrui; è obbligo del giornalista rammentare i doveri imposti dalla buona fede e dalla realtà in fase di resoconto, attenendosi all'osservanza della verità sostanziale.

In particolare, si rammentano le seguenti norme e doveri:
* Carta dei doveri del giornalista
* Carta dei diritti e dei doveri del giornalista radiotelevisivo
* Carta di Treviso
* Comitato Nazionale per la correttezza e la lealtà
* Trattamento dei dati personali
* Carta Informazione e Pubblicità
* Carta dei Doveri dell'informazione economica

Fonte piccoligiornalisti.it

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l'Italia ha un tumore maligno : berlusconi

Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa
di Elysa Fazzino.

Verdetto «imbarazzante» per Berlusconi, una sentenza che in molti Paesi farebbe tremare l'establishment politico, ma in Italia «non era nemmeno tra i titoli di testa del telegiornale della sera». La condanna dell'avvocato inglese David Mills è invece in evidenza sulle home page di molti siti britannici e oltreoceano attira l'attenzione del New York Times, che si stupisce: «La storia del giorno non era quella della corruzione, ma dell'espansione del potere di Berlusconi in Italia», con la vittoria in Sardegna e le dimissioni di Walter Veltroni.

Mills, si legge sul New York Times, è stato condannato per avere preso una mazzetta «in cambio di avere mentito per proteggere il Primo ministro». Berlusconi era co-imputato fino all'anno scorso – spiega il quotidiano Usa - quando ha fatto approvare in Parlamento una legge che dà l'immunità alle più alte cariche, «in particolare a lui». Il miliardario, «che possiede il più grande impero italiano dei media», «è stato ripetutamente condannato per corruzione»...

continua ilsole24ore.com

meno male che Silvio c'è
Il caso Englaro dimostra la pericolosità di Berlusconi
La lettera di David Mills al commercialista

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habemus 'Papello'

I mandanti delle stragi del '92 e '93 saldano il conto con Cosa Nostra.


Intercettazioni : Magistratura sotto accusa e carcere ai giornalisti

"La ribadita volontà di mandare in carcere i giornalisti è certamente grave e come tale va contrastata decisamente, ma la questione peggiore che emerge dagli emendamenti al ddl Alfano approvati in Commissione Giustizia della Camera è l'imposizione dell'anonimato sull'operato dei magistrati". Lo afferma l'Unione Nazionale Cronisti Italiani a seguito delle ultime novita' sul decreto, che sia la FNSi che la FIEG si apprestano a contestare vivacemente.

L'art. 101 della Costituzione, ricorda UNCI, sancisce che 'la giustizia è amministrata in nome del popolo': "Il popolo dunque deve essere messo nelle condizioni di poter controllare come la giustizia funziona, nel bene e nel male. Impedire di conoscere il nome del magistrato incaricato di un provvedimento, che l'on. Francesco Paolo Sisto, proponente dell'emendamento accolto, considera positivo, è invece esiziale".

"Se oggi il magistrato Tizio scarcera uno stupratore assassino, ne assume in prima persona la responsabilità, davanti alla legge, all'opinione pubblica, alle procedure disciplinari." spiega l'asociazione dei cronisti "Se il nome del magistrato dovesse rimanere segreto, non sarebbe Tizio il responsabile della scarcerazione, ma genericamente 'il magistrato'. Sarebbe cioè tutta intera la istituzione Magistratura a finire sotto accusa e ad essere chiamata a pagare il fio dell'esecrazione popolare, con una evidente e corrosiva opera di delegittimazione del suo ruolo e delle sue funzioni".

"Gli emendamenti approvati ieri, aggravano l'impianto originario del ddl Alfano, già estremamente negativo perché oscura tutte le inchieste su qualsiasi reato, dall'omicidio agli stupri, passando per le tangenti e per i crac miliardari della finanza, le rapine, i sequestri, la mafia, la partite truccate, la concussione, i voti di scambio" osserva l'organizzazione presieduta da Guido Columba "Prevedere la condanna al carcere nasce da una genuina, viscerale pulsione a 'sbattere i cronisti dietro le grate di una cella e buttare la chiave' che ogni tanto prorompe 'al naturale'. Poi l'insostenibilità di certe posizioni fa recedere dalle previsioni estreme".

"Ma intanto i giornalisti, i magistrati e gli altri sono avvertiti... le carceri ci sono e se si dovessero affollare un po' di più di quanto non siano già normalmente, via, non sarebbe poi una cosa dell'altro mondo." conclude l'UNCI, che denuncia che "per completare l'espropriazione dei cittadini del loro diritto di sapere cosa accade nel Paese, si introducono pesanti multe sugli editori per spingerli all'autocensura, e costringere le società editrici a legare dentro protocolli da fabbrica sovietica l'autonomia professionale dei giornalisti, dai cronisti al direttore".
fonte www.osservatoriosullalegalita.org

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corruzione in libertà

Mills condannato per corruzione nel processo che vede coinvolto Berlusconi

L'avvocato inglese David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dal Tribunale di Milano. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi.

Successivamente, nel corso del dibattimento, Mills aveva poi parzialmente ritrattato quella versione cercando di discolpare il presidente del Consiglio. Il premier era in un primo momento imputato insieme all'avvocato, ma la sua posizione è stata stralciata in seguito all'approvazione del "Lodo Alfano" sull'impunità delle massime cariche dello Stato da parte del Parlamento, norma attualmente al vaglio della Corte Costituzionale. Mills è stato condannato a risarcire anche 250 mila euro alla parte civile Presidenza del Consiglio (paradossalmente al suo coimputato). I giudici hanno inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché valuti la testimonianza di Benjamin Marrache, uno dei testimoni nel processo.

Anche se Berlusconi è al momento fuori dal processo, la sentenza di oggi getta comunque un'ombra pesante anche sul suo comportamento. Secondo il Tribunale, i 600mila dollari bonificati a Mills dalla Fininvest del '98 sono serviti infatti a corrompere il legale inglese per testimoniare il falso - così come sostenuto dalla Pubblica accusa - in due processi che vedevano imputato l'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian).

Commentando la condanna, la difesa dell'avvocato Mills ha lamentato che la presenza di Silvio Berlusconi come coimputato nel processo milanese ha impedito al collegio di giudici presieduto da Nicoletta Gandus un'attenta valutazione dei fatti. "E' un processo - ha commentato polemicamente l'avvocato Federico Cecconi - che senza l'ombra dell'altro soggetto coimputato sarebbe stato esaminato in modo più sereno".
fonte canisciolti.it



> 4 anni e 6 mesi di galera per david mills
> Corruttore !
> una non notizia silvio berlusconi è un corrutore
> Corruzione: 4 anni e sei mesi a David Mills
> Mills giudicato, berlusconi condannato

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in sardegna vince il partito del cemento,
del politicantismo e dell'immagine

Elezioni regionali: povera Sardegna, povera Italia

Sulle elezioni sarde c’era una forte aspettativa di tutta la politica italiana. Rappresentava una verifica, una risposta all’orientamento di un popolo dopo 4 anni e mezzo di governo di sinistra e di un personaggio forte, temuto da Berlusconi stesso, come Renato Soru, che aveva aperto una nuova era, aveva inaugurato un nuovo modo di governare basato non più sulla casta, non più sulle solite promesse, non più sulla solita politica dei condoni selvaggi, del cemento sulle coste, di una scuola e un’università solo per ricchi. Soru per la Sardegna aveva fatto tanto: aveva ridotto drasticamente gli sprechi dell’amministrazione legati alla casta, aveva risanato la sanità, aveva aumentato i dati sull’occupazione, aveva regalato agli studenti sardi il Master & Back, aveva tutelato finalmente il territorio e le coste splendide della sua terra. Ma non è servito a nulla... continua agoravox.it



> La potenza di fuoco mediatica di Berlusconi
> L’Italia è matura, può diventare Berluscalia
> Elezioni Sarde, Europee, Italiane, E’ Telecrazia

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“lo smemorato di Montefalcione”

GIUSTIZIA 1 - TIRO MANCINO di Rita Pennarola [ 05/02/2009]
Il bubbone scoperchiato dalle inchieste giudiziarie di Luigi De Magistris sta travolgendo la credibilita' della magistratura, i cui vertici reagiscono con punizioni “esemplari”. La Voce propone particolari inediti su alcuni protagonisti del Csm. A cominciare dal vicepresidente Nicola Mancino e da alcuni uomini del suo entourage, compreso il personaggio della telefonata con Saladino.

Di cognome fa Arminio, di nome Angelo. Se ne sarebbe rimasto nell'anonimato, alla guida delle sue imprese nel campo dell'energia eolica, se non fosse stato per quella benedetta telefonata partita il 30 aprile del 2001 dall'utenza fissa intestata al “sen. avv. Nicola Mancino” ed ubicata ad Avellino, Parco Abate. Il guaio e' che dall'altro capo del filo c'era l'imprenditore-faccendiere Antonio Saladino, finito al centro di una tempesta giudiziaria sulla quale si giocano le residue possibilita', per gli italiani, di poter contare su almeno una parte della magistratura non addomesticabile e non allineata rispetto ai poteri forti.
Il particolare - gia' emerso nelle inchieste dell'allora pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris - e' diventato noto poche settimane fa, quando la magistratura salernitana ha chiesto ed ottenuto il sequestro di atti presso i colleghi di quello stesso tribunale calabrese, ottenendone in cambio una clamorosa richiesta di “controsequestro”.
Nel dettagliato, monumentale atto d'accusa dei pm salernitani Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, coordinati dal procuratore capo Luigi Apicella, si riferisce infatti di una comunicazione pervenuta nel febbraio 2008 a quell'ufficio giudiziario (competente ad indagare sulle denunce inoltrate dai magistrati lucani e calabresi messi sotto accusa da De Magistris, poi tutte respinte in una altrettanto corposa richiesta di archiviazione dei procedimenti contro di lui), nella quale il perito delle indagini su Why Not Giacchino Genchi si sofferma sul fatto che, fra le centinaia e centinaia di telefonate in entrata ed uscita dalle utenze di Saladino, esisteva proprio quella pervenuta dallo studio Mancino il 30 aprile del 2001 alle ore 18 e 47. Cosa si erano detti, in quei poco piu' di tre minuti di conversazione, Saladino e Nicola Mancino? ...
continua la voce delle voci

>>> GIUSTIZIA 2 - LA NOTTE DEL CSM .

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l'incubo di berlusconi: l'Onestà

Renato Soru, speranza della sinistra ed incubo di Berlusconi
Pubblicato venerdì 6 febbraio 2009 in Francia. [Libération]

Italia. Il presidente uscente della regione Sardegna punta ad un nuovo mandato.
E’ colui che rovina i fine settimana di Silvio Berlusconi. Dopo che a dicembre, in disaccordo con la sua maggioranza di centro sinistra, ha dato le dimissioni dalla presidenza del consiglio regionale della Sardegna ed ha richiamato gli elettori alle urne, Renato Soru obbliga il capo del governo italiano a moltiplicare i suoi viaggi nell’isola. Meno di un anno dopo la sua ampia vittoria alle legislative, il Cavaliere ha in effetti scelto di trasformare le elezioni regionali del 15 e 16 febbraio, che coinvolgono meno di 1,5 milioni di elettori, in una battaglia nazionale.
“L’anti Silvio”. Nelle strade di Alghero, di Sassari o di Cagliari, il nome del candidato del partito del Popolo delle Libertà, Ugo Cappellacci, è praticamente scomparso a vantaggio di un molto evocativo “Berlusconi presidente”. “Una Sardegna che fa sentire la sua voce e che fa rispettare i suoi diritti, questo lo infastidisce”. “Mette tutto il suo potere e i suoi mezzi di comunicazione sul piatto della bilancia perché non vuole avere di fronte degli interlocutori, ma dei soggetti obbedienti” attacca il presidente uscente della regione Sardegna, che non ammette se non a fior di labbra che è “forse anche” la sua personalità che giustifica una tale mobilitazione della destra italiana. Perché il Cavaliere non vuole solamente mostrare che rimane il patron della politica transalpina, ma anche, evidentemente, bloccare sul nascere la salita alla ribalta nazionale di colui che appare come una delle poche risorse di un Partito Democratico in pieno dissesto... continua su italia dall'estero

leggi anche: le mani sulla Sardegna

leggi anche: Marcello, Silvio e la mafia: Sardegna, terra di conquista

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una coperta per il malaffare

Nessuno tocchi la Casta

Colloquio con Bruno Tinti di Gianluca di Feo

La riforma della giustizia? È diventata una paradossale lotta di classe. Perché gran parte della classe politica si batte da almeno 15 anni per paralizzare procure e tribunali. Ma è soprattutto una "questione immorale", che ha perso qualunque decenza. Bruno Tinti, fino a tre mesi fa procuratore aggiunto di Torino, ama definirsi "un cantastorie, che scrive e racconta quello che ha imparato": con un linguaggio semplice e diretto spara a zero sui programmi del governo. Tinti non è una toga rossa: piuttosto è una 'toga rotta', per parafrasare il titolo della sua fortunata opera prima, che non risparmia critiche nemmeno ai magistrati. E il suo nuovo libro, 'La questione immorale', è destinato a irrompere nel dibattito sulla riforma della giustizia, demolendo uno a uno gli argomenti del ministro Angelino Alfano. "È dai tempi di Mani pulite che la classe politica, senza distinzioni di partito, lavora per lo stesso obiettivo: conquistare l'impunità. In questi giorni ho ripensato a quando andavo in carcere per interrogare un bandito che voleva collaborare, un rapinatore o un ladro che aveva deciso di fare i nomi dei complici. Assistevo sempre alla stessa scena: mentre il pentito veniva accompagnato al colloquio, tutti i detenuti, non solo quelli che lui avrebbe accusato, lo riempivano di insulti e di minacce. L'omertà era un bene che andava difeso da tutti i delinquenti che avevano un interesse comune: l''infame' va bloccato perché sennò il sistema salta. Ecco, gran parte della politica adotta la stessa logica: non ha importanza quali sono i guai occasionali di questo o quel politico, c'è un interesse comune: l'impunità. Le intercettazioni, ad esempio, non si devono fare perché oggi può toccare a me, domani a te".
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“SE OGGI C’È UN PROBLEMA DELLA DEMOCRAZIA IN ITALIA, È PIÙ UN PROBLEMA DI PRINCIPI CHE DI ISTITUZIONI... DOBBIAMO ESSERE DEMOCRATICI SEMPRE IN ALLARME.” Norberto Bobbio, “Risorgimento”, 1958 ---- Il problema più urgente: riformare la giustizia. Separazione delle carriere, non obbligatorietà dell’azione penale, responsabilità civile dei magistrati, blocco delle intercettazioni telefoniche. Più che l’efficienza della giustizia ai politici sembra stare a cuore il controllo dei magistrati e la garanzia dell’impunità. Questo libro spiega il come e il perché. Basta togliere l’iniziativa al pm e metterlo alle dipendenze del potere politico. O gli si può togliere il controllo della polizia giudiziaria. O limitare le intercettazioni. Mentre polizia, servizi e quindi il governo per motivi di sicurezza possono intercettare migliaia di cittadini. Un enorme archivio segreto. E nessuno dice niente. In realtà molto si potrebbe fare per rendere più efficiente la giustizia. Subito. Tinti lo dimostra. E tutti lo sanno. Ma una giustizia che funzioni veramente fa troppa paura.

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bulimia di potere

"Alla sua età si dovrebbe essere più saggi invece Berlusconi si comporta come Caligola"

di Sebastiano Messina

ROMA - Berlusconi contro Soru, Soru contro Berlusconi. E' un duello, certo, ma non è ad armi pari. Se il premier pesca a piene mani nell'audience delle sue tv per accusare l'avversario di essere "un fallito", il governatore della Sardegna gli risponde davanti a uno sparuto drappello di giornalisti. Ma anche lui ci va giù duro: "Mi fa una pena infinita, quest'uomo alle soglie della vecchiaia. Ormai mi ricorda Caligola, l'imperatore che nominò senatore il suo cavallo".

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una rivolta delle coscienze con la Costituzione alla mano

Napolitano, Presidente della Repubblica garante di chi?
Scritto da C.Abbondanza il 18 dicembre 2008

Al dilagare della corruzione, delle collusioni e infiltrazioni mafiose, dei conflitti di
interesse che devastano la cosa pubblica, tutti si riempono - ora - la bocca con la
"questione morale" e con continui richiami e rimandi a codici "etici". Ma doveva arrivare la magistratura, di nuovo, come 16 anni fa, perchè si comprendesse che noi non si era dei visionari quando dicevamo, con pochi altri, che la situazione era ben peggiore di Tangentopoli? In Italia si, qui non basta neppure l'intervento della magistratura, perchè da un lato si cerca di scaricare le responsabilità su quelli "presi" per negare che l'illegalità sia sistemica, dall'altro si lavora per negare i fatti e rovesciare la realtà accusando chi parla delle inchieste o chi le inchieste le fa. E intanto si lavora per bloccare definitivamente la magistratura, o meglio, per piegare quanti, fedeli alla Costituzione, nella magistratura si dimostrano autonomi e indipendenti da ogni altro Potere dello Stato e considerano la legge uguale per tutti...
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nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina