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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza.   le notizie sono   «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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uomini andati a male

  Cercano di resettarci perché hanno paura della memoria. L'antidoto è la conoscenza collettiva, è la cultura, è l'informazione.

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1° maggio 2012, il viaggio dell'italia continua

«… non mi sono proposto di rendere il mio lettore un profondo erudito, ma un uomo colto. Come chi deve fare un lungo viaggio con un compagno, cui voglia mostrare le vedute, le campagne, i villaggi laterali al cammino, indica, dà notizie, dimostra in breve ciò ch’è degno d’attenzione, e prosegue la sua strada senza fermarsi su due piedi ad ogni momento ed opprimere il suo compagno lettore con lunghe disquisizioni e con minute osservazioni su tutti gli aspetti, e le vedute ed i rottami e le capanne coll’immancabile successo di render lunga e faticosa la via, ed annoiato, non istruito il socio.»
Alessandro Verri dal suo Saggio sulla Storia d'Italia
contro tutti i servi sempre anche di se stessi
qualcuni li chiama padroni

noi no da stè parti li chiamano 'padroni di niente, servi di nessuno'
viva il prossimo venturo popolo italiano

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mafiosamente


La sentenza della Cassazione è uno sfregio alla memoria di Falcone e di Borsellino, anch’essi uccisi da mandanti di partito attraverso la mano della mafia, perché scandagliavano gli sporchi affari dei politici. Oggi come ieri la mafia è nelle istituzioni, nel Governo, nel Parlamento, nella Magistratura, nelle Forze di Polizia. Non c’è nemico più assassino di quello che ti colpisce dall’interno, attraverso gli stessi organi che ti dovrebbero proteggere. La mafia è come un cancro insidioso, le cui metastasi si sono infilate da tempo nel corpo dell’Italia e lentamente la portano alla morte. Di queste metastasi tutti i partiti italiani, senza eccezione, si sono resi complici, col loro consenso, le loro collusioni, le loro indecorose cessioni, i patti bicamerali, le assenze, le ciniche convergenze. Quando l’interesse di bottega o quello personale vincono su valori più alti, non c’è partito che possa rivendicare una presunta onestà e non c’è politico che possa dire: “Tu qui non puoi criticare!”, non c’è persona che possa restare immune dall’accusa di aver svenduto l’Italia al crimine organizzato.
Viviana Vivarelli (masadaweb)

Nella teoria psicoanalitica un lapsus è l'espressione di un conflitto fra due forze. In particolare il termine lapsus designa quella forza che emerge direttamente dall'Es, il nostro inconscio, e che, sfuggendo al meccanismo della censura, si fa portavoce dei nostri veri desideri, dei nostri segreti delle nostre pulsioni

I trascorsi giudiziari di Dell’Utri

:
1967, conosce a Palermo Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, mafiosi appartenenti a Cosa Nostra.
1974 porta ad Arcore Vittorio Mangano, per tutelare B e la sua famiglia da sequestri.
Mangano è un mafioso di spicco nel clan di Porta Nuova a Palermo, e ha già a suo carico 3 arresti e varie denunce e condanne, nonché una diffida risalente al 1967 come “persona pericolosa”. Dell’Utri conosce lo “spessore delinquenziale” di Mangano, e anzi, lo sceglie proprio questo. Dalle sue intercettazioni con Mangano risulta un traffico di droga
1976 Dell’Utri si trova insieme a Vittorio Mangano e ad altri mafiosi alla festa di compleanno del boss catanese Antonino Calderone
1977 è assunto da Filippo Alberto Rapisarda, che ha relazioni con personalità di spicco della mafia quali Ciancimino, Francesco Paolo Alamia e i Cuntrera-Caruana. In un rapporto della Criminalpol del 1981 la società Inim è definita “società commerciale gestita dalla mafia di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporto provento di illeciti”.
Diventa poi amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, che dopo pochi anni va in bancarotta fraudolenta. Lo stesso anno è a Londra, dove partecipa al matrimonio di Girolamo Maria Fauci, boss mafioso che gestisce il traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada.
1983, in un blitz di arresti a Milano contro la mafia dei casinò, viene trovato nella residenza del boss mafioso catanese Gaetano Corallo.
1992, estorce danaro al senatore Garraffa, minacciandolo col boss trapanese Vincenzo Virga (poi latitante e condannato per omicidio)
Per questa estorsione viene condannato a 2 anni
1995,arrestato a Torino con l’accusa di aver inquinato le prove nell’inchiesta sui fondi neri di Publitalia ’80 con false fatture e frode fiscale
2010, dichiara: “Io sono politico per legittima difesa. A me delle politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo mi arrivò il mandato di arresto. Mi difendo anche fuori [dal Parlamento], ma non sono mica cretino. Quelli mi arrestano”
1999, patteggia una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione per i reati di frode fiscale e false
2007 risulta il più assente: del Senato 673 assenze(41,1%).
2008, B lo ricandida al Senato, nonostante la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
In 10 anni di attività al Senato, non ha mai presentato un disegno di legge
2004, il tribunale di Palermo lo condanna a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Poi a 2 due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili
Per « un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici. »
« Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perché era in corso il dibattimento di questo processo penale. »
2010 condannato dalla Corte d’appello di Palermo a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, e patteggia una pena di 2 anni e 3 mesi per frode fiscale, la condanna a 9 anni scende a 7 (collusione con Bontade, Riina e Provenzano), perché il giudice si ferma al 1992. La sentenza dice ha fatto da intermediario fra la mafia e B
Ha, sino al 1980, fatto da intermediario per gli investimenti a Milano di Stefano Bontade, che aveva bisogno di riciclare denaro sporco, frutto del traffico di droga, in aziende del nord.
Avrebbe organizzato un complotto con falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati.
E’ stato inquisito per aver costituito una nuova P2 per coartare l’attività di organi dello Stato, tale organizzazione avrebbe sostenuta l’ammissione di una lista farlocca per Formigoni e avrebbe favorito la nomina a presidente della Corte di Appello dell’amico Marra
2012 la Cassazione ha annullato il processo di 2° grado che ora è da rifare con altro giudice e si dice che per questo andrà in prescrizione, per quanto la prescrizione non dovrebbe valere per delitti di mafia.

Concorso esterno in associazione mafiosa: un reato in cui nessuno crede più?


Onestà

L'Onestà (dal latino honestas) indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l'astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all'ambiente in cui si vive. L'onestà si contrappone ai più comuni disvalori nei rapporti umani, quali l'ipocrisia, la menzogna ed il segreto. In molti casi la disonestà si configura come vero e proprio reato punibile penalmente, ad esempio nei casi di corruzione e concussione di pubblici ufficiali. L'onestà ha infatti una importante centralità nei rapporti sociali e costituisce uno dei valori fondanti su cui si fonda lo stato di diritto.

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“mafia”, una brutta parola

GOZZO: “In Italia con le stragi di mafia c’è stato un golpe”. Voi nel 1992 dove eravate? Cosa ricordate?

Il procuratore aggiunto della procura di Caltanissetta, Nico Gozzo, ha rilasciato un’intervista a L’Unità nella quale dichiara: “In Italia con le stragi di mafia c’è stato un golpe“, “Poi è ormai chiaro che la morte dei due giudici è stata il risultato di un’unica strategia mafioso-terroristica per far capitolare lo Stato, per farlo scendere a patti“.

In voi cosa producono queste dichiarazioni? Cosa sapete dei colpi di Stato? Nel 1992, quell’estate del ‘92, quanti anni avevate? Cosa ricordate di quell’Italia, di Falcone, di Borsellino?

Quando penso ad un colpo di Stato mi viene sempre in mente un 11 settembre. Era il 1973, a Santiago del Cile il Generale Augusto Pinochet prendeva il potere: assediato all’interno del Palazzo de la Moneda, il Presidente, Salvator Allende, lanciava un ultimo disperato appello alla radio. Lo Stato cileno aveva subito un Golpe.

A Torino, nelle stesse ore, gli Inti Illimani si esibavano in concerto e scoprivano, dal palco, che in pratica il loro paese non esisteva più. Vivranno in Italia fino al 1988, come rifugiati politici. I miei genitori erano a Torino, quel giorno.

In quello stesso anno, Enrico Berlinguer lanciava l’idea di un compromesso storico con quattro articoli su Rinascita a commento del golpe in Cile. Il compromesso non potè realizzarsi, tuttavia l’Italia resistette e infine non visse la temuta soluzione di “tipo cileno”.

Nel 1992 io avevo dieci anni. Ricordo solamente la morte di Giovanni Falcone, in onore del quale scrissi una poesia che temo sia andata perduta, che recitava “Giovanni Falcone Cuor di Leone”. Sicuramente la rima più banale di tutte, ma ero una bambina e la prosa poetica, ancora oggi, è il mio punto più debole. Perchè mi spingesse a scriverci delle righe sopra, però, significava che quella strage mi aveva colpita, forse ferita. Delle immagini di Capaci ho un ricordo nitido, con tutta probabilità non sapevo esattamente chi fosse Falcone e ancora meno sapevo dare un senso reale alla parola “mafia” che, appunto, per me rimaneva principalmente una parola. Una brutta parola, ma non credo fossi in grado di capire perchè e, tante volte, anche in seguito, mi rimarrà quella sensazione di qualcosa che in fondo non conosco.
link: http://www.governoblog.it/

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la bellezza



...la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

( Paolo Borsellino)

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non contano le parole che si possono inventare


un'altro cielo


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“la memoria è come un indice puntato contro i crimini del Potere”

Internet e diritto all'oblio: quando la memoria cade in prescrizione

Bologna, 28 giugno 2009 (avv. Antonello Tomanelli)

Il generale Rafael Videla, capo della famigerata giunta militare che governò l’Argentina tra il 1976 e il 1981, amava ripetere che “la memoria è sovversiva”. Il senso della frase è che niente che possa nuocere al Potere va ricordato. In un’ottica opposta, Roberto Scarpinato, magistrato antimafia della procura di Palermo, dice che “la memoria è come un indice puntato contro i crimini del Potere”.

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A Palermo, non li hanno mai lasciati scendere.


DC 9 Itavia IH 870. E' la storia di passeggeri dentro ad un aereo, decollato in un venerdì di fine giugno, una sera come tante d'estate, calde, con cielo limpido, gli strumenti che non segnalano anomalie, senza particolari problemi meteo e operativi, solo quelle frasi del pilota che criticano la funzionalità delle radioassistenze di Firenze, Bolsena e Ponza. Un viaggio di routine, una tratta neanche poi lunga, da Nord a Sud, poco più di seicento miglia, uno scambio di necessarie informazioni tra l'equipaggio e i centri radar. Tutto normale, in un Paese che nel 1980, è però anormale, a sovranità limitata, dove le informazioni necessarie a chi indaga sulle stragi vengono insabbiate. Non un atto di deviazione dei servizi di sicurezza e degli apparati dello Stato, ma un'azione congiunta di più organismi, finalizzata alla neutralizzazione della verità. Il loro è un atteggiamento a prescindere. DC9 Itavia IH870. E' la storia di ottantuno persone. Settantasette passeggeri e quattro dell'equipaggio. Nomi, cognomi, mestieri. Uomini, donne e bambini, partiti felici e sereni da Bologna. A Palermo, non li hanno mai lasciati scendere.

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1° maggio 1947, coltiviamo la Memoria

Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato"
La strage di Portella della Ginestra

Nel pianoro a metà strada tra i comuni di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, in provincia di Palermo, la festa del primo maggio 1947, a cui partecipavano migliaia di persone, fu interrotta da una sparatoria che, secondo le fonti ufficiali, causò 11 morti e 27 feriti. Successivamente, per le ferite riportate, ci furono altri morti e il numero dei feriti varia da 33 a 65.
I contadini dei paesi vicini erano soliti radunarsi a Portella della Ginestra per la festa del lavoro già ai tempi dei Fasci siciliani, per iniziativa del medico e dirigente contadino Nicola Barbato, che era solito parlare alla folla da un podio naturale che fu in seguito denominato "sasso di Barbato". La tradizione venne interrotta durante il fascismo e ripresa dopo la caduta della dittatura. Nel 1947 non si festeggiava solo il primo maggio ma pure la vittoria dei partiti di sinistra raccolti nel Blocco del popolo nelle prime elezioni regionali svoltesi il 20 aprile. Sull'onda della mobilitazione contadina che si era andata sviluppando in quegli anni le sinistre avevano ottenuto un successo significativo, ribaltando il risultato delle elezioni per l'Assemblea costituente. La Democrazia cristiana era scesa dal 33,62% al 20,52%, mentre le sinistre avevano avuto il 29,13% (alle elezioni precedenti il Psi aveva avuto il 12,25% e il Pci il 7,91%).
La campagna elettorale era stata abbastanza animata, non erano mancate le minacce e la violenza mafiosa aveva continuato a mietere vittime. Il 1947 era cominciato con l'assassinio del dirigente comunista e del movimento contadino Accursio Miraglia (4 gennaio) e il 17 gennaio era stato ucciso il militante comunista Pietro Macchiarella; lo stesso giorno i mafiosi avevano sparato all'interno del Cantiere navale di Palermo. Alla fine di un comizio il capomafia di Piana Salvatore Celeste aveva gridato: "Voi mi conoscete! Chi voterà per il Blocco del popolo non avrà né padre né madre" e la stessa mattina del primo maggio a San Giuseppe Jato la moglie di un "qualunquista truffatore" - come si legge in un servizio del quotidiano "La Voce della Sicilia" - aveva avvertito le donne che si recavano a Portella: "Stamattina vi finirà male" e a Piana un mafioso non aveva esitato a minacciare i manifestanti: "Ah sì, festeggiate il 1° maggio, ma vedrete stasera che festa!"...
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" quelli che non sanno ricordare il passato
sono condannati a ripeterlo "

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la memoria di una mente malata

Silvio Berlusconi racconta barzellette sui lager

Il Corriere della sera del 18 gennaio, genuflesso, lo ha definito "Silvio show". In visita a Nuoro per un giro preelettorale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non ha saputo resistere alla tentazione di raccontare una barzelletta al pubblico dei sostenitori accorso al suo comizio.
"La sapete quella del campo di concentramento?", ha chiesto. e subito, incalzante: "Un kapò dice: 'Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo'. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. 'Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù', e nel dire questo segna dalla cintola in giù".
La cronaca non dice dell'accoglienza, immaginiamo esultante, del pubblico alla battuta del capo.
Noi, che i campi di concentramento li abbiamo conosciuti bene, vorremmo sommessamente dire al presidente del consiglio che le sue barzellette concentrazionarie non fanno ridere: fanno pena. E non fanno onore né a lui né al suo governo, tanto più alla vigilia del Giorno della memoria.

da www.deportati.it

leggi anche Ebrei, Olocausto e satira: quando la barzelletta diventa reato

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strategia dell'attenzione

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la forza della rete

passaparola

da : antonello64
L' informazione della televisione oramai è caduta talmente in basso che a seguirla ci si sporca troppo, minimo di ipocrisia sino ad arrivare ad un obnubilamento della coscienza che permarrà anche a televisione spenta, ed è per questo che porto avanti un discorso di informazione libera e scelta .
Ognuno è padrone di se stesso quindi anche di male informarsi ma nessuno è schiavo di subire quello che oggi i media e soprattutto la televisione , come dice Sartori in 'Homo videns' crea un branco di azzerati mentali vittime di un pensiero brodaglia, o come dice Travaglio in 'La scomparsa dei fatti' o altri suoi degni colleghi , si tende a mettere sullo stesso piano fatti e opinioni in modo che il cittadino italiano 'povero di Cultura e Informazione' possa vivere in un' ignavia che lo porterà alla morte sereno di vivere un' altra vita , magari nel regno dei cieli come dicono le fanta-religioni.
Io per adesso mi accontento di vivere nel regno della Terra ( Odifreddi )cercando di ribellarmi a questa situazione italiana che sembra ogni giorno di più fatta di ovatta e piaggeria in uno stile che ricorda Orwell e Bradbury. Fintantoché l' Italia non si scrollerà di dosso la vergogna dei suoi segreti storici e di una seconda repubblica fondata sulle stragi saremo sempre in lotta sperando che nel frattempo i nostri giovani non siano traviati dalla televisione e perdano la Memoria.

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nel paese ... dei balocchi ...

    Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper    

    Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917).   

commenti



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  in rete  

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina