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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza.   le notizie sono   «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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21 anni

Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito (!) a proteggere.
Giovanni Falcone

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the dark side of Italy



cui prodest scelus, is fecit

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sempre gli stessi nomi, gli stessi mandanti delitto dopo delitto e strage dopo strage

Attilio Bolzoni

UOMINI SOLI

Pio La Torre e Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino Sono morti venti, trent’anni fa. Giù a Palermo. Lo sapevano che li avrebbero fermati, prima o poi. Facevano paura al potere. Italiani troppo diversi e troppo soli per avere un’altra sorte. Una solitudine generata non soltanto da interessi di cosca o di consorteria. Ma anche da meschinità più nascoste e colpevoli indolenze, decisive per trascinarli verso una fine violenta. Avevano il silenzio attorno. A un passo. Pio La Torre, nel partito al quale ha dedicato tutto se stesso. Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa nella sua Arma, lui che si pregiava di avere «gli alamari cuciti sulla pelle». Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in quel Tribunale popolato da giudici infidi. Vite scivolate in un cupo isolamento pubblico e istituzionale. Fino agli agguati, alle bombe. Un racconto collettivo scritto da Attilio Bolzoni, giornalista tra i più colti e sensibili, che ha memoria diretta di tutti e quattro i protagonisti e che da Palermo ha spiegato per decenni all’Italia personaggi e retroscena, misteri e drammi pubblici della Sicilia insanguinata e mai rassegnata. Uno specialissimo libro di storia. Una lunga cronaca che sprigiona emozioni da ogni pagina.

“Li ho visti da vivi e li ho visti da morti. Ho conosciuto molti dei personaggi che hanno incrociato le loro esistenze tormentate, i pochi amici, i tanti nemici, il branco degli indifferenti. Prima di iniziare a scrivere, ho raccolto vecchie istruttorie e qualche sentenza. Ma poi ho provato un disagio profondo a leggere sempre gli stessi nomi, gli stessi mandanti delitto dopo delitto e strage dopo strage. Non sono arrivato in fondo. Non ce l’ho fatta. Sapevo già come finiva la storia di questi uomini soli”.

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mafiosamente


La sentenza della Cassazione è uno sfregio alla memoria di Falcone e di Borsellino, anch’essi uccisi da mandanti di partito attraverso la mano della mafia, perché scandagliavano gli sporchi affari dei politici. Oggi come ieri la mafia è nelle istituzioni, nel Governo, nel Parlamento, nella Magistratura, nelle Forze di Polizia. Non c’è nemico più assassino di quello che ti colpisce dall’interno, attraverso gli stessi organi che ti dovrebbero proteggere. La mafia è come un cancro insidioso, le cui metastasi si sono infilate da tempo nel corpo dell’Italia e lentamente la portano alla morte. Di queste metastasi tutti i partiti italiani, senza eccezione, si sono resi complici, col loro consenso, le loro collusioni, le loro indecorose cessioni, i patti bicamerali, le assenze, le ciniche convergenze. Quando l’interesse di bottega o quello personale vincono su valori più alti, non c’è partito che possa rivendicare una presunta onestà e non c’è politico che possa dire: “Tu qui non puoi criticare!”, non c’è persona che possa restare immune dall’accusa di aver svenduto l’Italia al crimine organizzato.
Viviana Vivarelli (masadaweb)

Nella teoria psicoanalitica un lapsus è l'espressione di un conflitto fra due forze. In particolare il termine lapsus designa quella forza che emerge direttamente dall'Es, il nostro inconscio, e che, sfuggendo al meccanismo della censura, si fa portavoce dei nostri veri desideri, dei nostri segreti delle nostre pulsioni

I trascorsi giudiziari di Dell’Utri

:
1967, conosce a Palermo Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, mafiosi appartenenti a Cosa Nostra.
1974 porta ad Arcore Vittorio Mangano, per tutelare B e la sua famiglia da sequestri.
Mangano è un mafioso di spicco nel clan di Porta Nuova a Palermo, e ha già a suo carico 3 arresti e varie denunce e condanne, nonché una diffida risalente al 1967 come “persona pericolosa”. Dell’Utri conosce lo “spessore delinquenziale” di Mangano, e anzi, lo sceglie proprio questo. Dalle sue intercettazioni con Mangano risulta un traffico di droga
1976 Dell’Utri si trova insieme a Vittorio Mangano e ad altri mafiosi alla festa di compleanno del boss catanese Antonino Calderone
1977 è assunto da Filippo Alberto Rapisarda, che ha relazioni con personalità di spicco della mafia quali Ciancimino, Francesco Paolo Alamia e i Cuntrera-Caruana. In un rapporto della Criminalpol del 1981 la società Inim è definita “società commerciale gestita dalla mafia di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporto provento di illeciti”.
Diventa poi amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, che dopo pochi anni va in bancarotta fraudolenta. Lo stesso anno è a Londra, dove partecipa al matrimonio di Girolamo Maria Fauci, boss mafioso che gestisce il traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada.
1983, in un blitz di arresti a Milano contro la mafia dei casinò, viene trovato nella residenza del boss mafioso catanese Gaetano Corallo.
1992, estorce danaro al senatore Garraffa, minacciandolo col boss trapanese Vincenzo Virga (poi latitante e condannato per omicidio)
Per questa estorsione viene condannato a 2 anni
1995,arrestato a Torino con l’accusa di aver inquinato le prove nell’inchiesta sui fondi neri di Publitalia ’80 con false fatture e frode fiscale
2010, dichiara: “Io sono politico per legittima difesa. A me delle politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo mi arrivò il mandato di arresto. Mi difendo anche fuori [dal Parlamento], ma non sono mica cretino. Quelli mi arrestano”
1999, patteggia una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione per i reati di frode fiscale e false
2007 risulta il più assente: del Senato 673 assenze(41,1%).
2008, B lo ricandida al Senato, nonostante la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
In 10 anni di attività al Senato, non ha mai presentato un disegno di legge
2004, il tribunale di Palermo lo condanna a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Poi a 2 due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili
Per « un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici. »
« Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perché era in corso il dibattimento di questo processo penale. »
2010 condannato dalla Corte d’appello di Palermo a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, e patteggia una pena di 2 anni e 3 mesi per frode fiscale, la condanna a 9 anni scende a 7 (collusione con Bontade, Riina e Provenzano), perché il giudice si ferma al 1992. La sentenza dice ha fatto da intermediario fra la mafia e B
Ha, sino al 1980, fatto da intermediario per gli investimenti a Milano di Stefano Bontade, che aveva bisogno di riciclare denaro sporco, frutto del traffico di droga, in aziende del nord.
Avrebbe organizzato un complotto con falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati.
E’ stato inquisito per aver costituito una nuova P2 per coartare l’attività di organi dello Stato, tale organizzazione avrebbe sostenuta l’ammissione di una lista farlocca per Formigoni e avrebbe favorito la nomina a presidente della Corte di Appello dell’amico Marra
2012 la Cassazione ha annullato il processo di 2° grado che ora è da rifare con altro giudice e si dice che per questo andrà in prescrizione, per quanto la prescrizione non dovrebbe valere per delitti di mafia.

Concorso esterno in associazione mafiosa: un reato in cui nessuno crede più?


Onestà

L'Onestà (dal latino honestas) indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l'astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all'ambiente in cui si vive. L'onestà si contrappone ai più comuni disvalori nei rapporti umani, quali l'ipocrisia, la menzogna ed il segreto. In molti casi la disonestà si configura come vero e proprio reato punibile penalmente, ad esempio nei casi di corruzione e concussione di pubblici ufficiali. L'onestà ha infatti una importante centralità nei rapporti sociali e costituisce uno dei valori fondanti su cui si fonda lo stato di diritto.

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mafiosi e corrotti impazzano su tutto il territorio

Perché la mafia non è stata sconfitta


Ho iniziato a scrivere sul manifesto nel dicembre dell’88 con una riflessione sull’illusione della via giudiziaria alla sconfitta di Cosa nostra, indotta dalle condanne in primo grado del maxiprocesso ma sfatata dalla costante espansione del potere delle varie mafie dalle tradizionali regioni di insediamento all’intero Paese. Oggi, a distanza di tanto tempo e a venti anni dalle stragi del ’92, quel giudizio è riconfermato da una miriade di inchieste giudiziarie.
A dispetto dei tanti trionfalismi sparsi a piene mani, specie in questi ultimi anni, dalla propaganda della destra berlusconiana e dai suoi principali cantori, gli ex ministri dell’interno e della giustizia Maroni e Alfano. Cade quest’anno anche il ventennale di Mani pulite con un’analoga similitudine sulla mancata rivoluzione legalitaria e sul peggioramento dello stato di corruzione politico-istituzionale. Sarebbe, però, sbagliato e profondamente ingiusto spingere queste constatazioni fino al paradosso di giudicare inutili o addirittura controproducenti quelle due stagioni, dell’antimafia e dell’anticorruzione, dato che proprio da esse discende un insegnamento che molti condividono: se si è fatto allora, si può fare anche oggi.
Avvicinandosi le celebrazioni in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e dei tanti uomini e donne delle scorte, è bene mettere un argine al probabile fiume di retorica che si abbatterà su di noi e, alla luce degli insegnamenti del passato, cercare di ragionare con più serietà sul presente. Nell’opera di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione, sia i metodi di indagine di Falcone e dei giudici milanesi che la legge Rognoni-La Torre per la confisca dei patrimoni illeciti, hanno fatto scuola in Italia e all’estero: basta leggersi la convenzione Onu sul crimine transazionale e corruzione sottoscritta a Palermo nel dicembre 2000. Qui da noi nei campi della giustizia e delle forze dell’ordine oggi possiamo contare, nonostante qualche inevitabile area grigia, sull’impegno indiscusso di questi settori della repressione.
Qualsiasi persona di buon senso si chiede però, e dovrebbero chiederselo anche Maroni e Alfano, come mai, a fronte dei tanti latitanti catturati, delle tante condanne, dei tanti patrimoni confiscati, dai tanti 41-bis, le mafie continuino a spadroneggiare e ad espandersi in modo impressionante nel resto del Paese, di pari passo all’espandersi della corruzione politica-istituzionale e dei latrocini di stato che, statisticamente parlando, hanno ricacciato nell’angolo le stagioni esaltanti dell’antimafia e di “mani pulite”. Valgono per tutte le chiare considerazioni di Gherardo Colombo sulla adesione “culturale” di larghi strati della nostra società ad un sistema di illiceità diffusa che la repressione penale da sola non potrà mai sconfiggere. Repressione dovuta, senza dubbio, ma alla lunga inefficace se non si combatte con la dovuta determinazione questa deriva “culturale” che è la vera palla al piede del Paese e che il potere berlusconiano ha reso sempre più pesante con pensieri, legislazione e opere, proponendo un modello accattivante e, purtroppo, trasversalmente imitato.
Almeno sul piano della praticabilità, c’è però differenza tra i due tipi di repressione. Il vero contrasto alla mafia ebbe inizio nel luglio del 1982 con il rapporto di polizia giudiziaria contro Michele Greco più 160, mentre quello contro la corruzione è del 1992, con l’arresto di Mario Chiesa. Con una differenza non da poco: quest’ultimo “confessò” per poi, uscito dal carcere, andarsene come tutti i suoi simili tranquillamente in giro per la città, mentre i testimoni e i collaboratori di mafia venivano, e vengono, ammazzati a decine, per non parlare della mattanza di giudici, carabinieri, poliziotti, politici, religiosi, militanti antimafia, imprenditori ed altri della specie.
In questo intreccio tra mafie e corruzione la politica ha avuto e continua ad avere un ruolo “pedagogico” devastante, scaricando il contrasto all’illegalità su reati minori o inventati e, quindi, sulle fasce più deboli ed emarginate della società ed aiutando i potenti a continuare indisturbati nei loro affari di mafia e corruzione. Il carcere come tortura, la Bossi-Fini, la Giovanardi, la ex Cirielli, i reati di clandestinità da una parte, la impunità da prescrizione abbreviata, la corruzione agevolata con le opere pubbliche o i servizi nelle amministrazioni a qualunque livello, lo scudo per un riciclaggio più facile, l’evasione fiscale lodata dall’altra. Certo, per i mafiosi e i corrotti arrestati è prudente non muovere un dito (come dimostra la stabilizzazione del 41bis), ma per quelli rimasti fuori la piena operatività è assicurata proprio da un sistema di illiceità diffusa dentro il quale guazzano politica e malaffare: chi è dentro è dentro, ma chi è fuori può continuare ad agire indisturbato.
Il problema torna ad essere quello di una immoralità politica che è refrattaria all’opinione pubblica e non riesce a trovare sanzione nelle leggi. Molti i quesiti. È mai possibile che nei tanti casi di corruzione, finanziamento illecito o reati vari contro la pubblica amministrazione il problema sia solo quello della prescrizione del reato e che, cancellato il processo, si riacquisti la verginità politica? È ammissibile un sistema di controlli che consente a due amministrazioni regionali, in bilico per presunti brogli nella presentazione delle liste, di durare fino ad un giudizio che potrebbe arrivare a legislatura conclusa? È così difficile, per un governo seppur tecnico-bancario, ripristinare il falso in bilancio o abrogare la ex Cirielli e la prescrizione abbreviata, il reato di clandestinità o la Giovanardi, introdurre il reato di tortura che ci impone una convenzione internazionale e che lo stato surrettiziamente consuma in danno dei detenuti costretti ad una vita disumana? Uno stato di diritto dovrebbe modificare le leggi che riempiono le carceri di emarginati e svuotarli di detenuti che non riesce ad ospitare con un minimo di decenza, magari con provvedimenti di clemenza previsti dalla Costituzione.
Speriamo che questo governo non vada in giro a celebrare ricorrenze con le solite giaculatorie sul sacrificio dei giudici, sulla vittoriosa lotta alle mafie e alla illegalità e ciarpame simile, mentre mafiosi e corrotti impazzano su tutto il territorio: sarebbe un buon segno di discontinuità con il ventennio berlusconiano.

Giuseppe Di Lello - il manifesto

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stragi impunite

questo è lo slogan dei politici italiani a parte il fallimento perpetuo
i misteri di stato o di strage sono un opzional per il politically scorrect.
tra due giorni saranno ben 19 anni dalla strage impunita di borsellino ,
aggiungeteci poco meno di due mesi e i governanti parlamentari di italia2011 festeggiano anche quella di falcone
questi due avevano capito quindi erano da eliminare.
solitamente si cerca in un omicidio l'esecutore , il mandante ma non i silenti.
questo è il più grande problema del nostro paese
l'omertà si attribuisce alle mafie senza considerare le religioni
principalmente quelle monoteiste che sono l'unico problema dell'umanità perchè escludono a prescindere
ma come disse falcone la mafia ( io aggiungo la religione ) sono fenomeni umani ( di quelli peggiori perchè spacciano droga armi politica come libertà ) hanno avuto un inizio ed avranno anche una fine anche se quelli che ci credono nel frattempo saranno morti.
gira la ruota chi ha guadagnato dalla morte di due magistrati se non dei delinquenti
a buon intenditore poche parole bastano

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La mafia non è invincibile


19 anni fa, il 23 maggio 1992 un'enorme quantità di tritolo uccise, vicino a Capaci, il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Molte le iniziative per ricordare il giudice e il suo impegno contro la mafia, le principali naturalmente a Palermo: moltissimi gli studenti che in nome della legalita' sfileranno per le strade del capoluogo siciliano. Lo ricordiamo con le sue parole sulla mafia

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sfiducia alla mafia

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Il partito di berlusconi è stato fondato da un mafioso

..
E si deve anche stare a sentire delle bestie malsane difendere sia la Lega che Berlusconi!!??? Quando Berlusconi, con l’appoggio sostanziale della Lega, porta la mafia ai vertici dello Stato e fa leggi come questa immonda legge-bavaglio, che oscureranno le indagini, favorendo i criminali.

La mafia al governo Riccardo Orioles

Il partito di Berlusconi è stato fondato da un mafioso. Da esso è nato un regime, che è quello al governo tuttora. Il regime italiano attualmente in carica ha questa radice e questa carenza etica e sostanziale di legittimità.
Nessun cittadino, nè soprattutto alcun cittadino investito di responsablità, può oggi ignorare questo dato di fatto, che è stato formalmente accertato dalla Magistratura.
Attendendo rispettosamente le decisioni del Presidente Napolitano, fidando nella lealtà alla Repubblica di tutti gli ufficiali civili e militari che hanno giurato fedeltà ad essa, consapevoli del momento drammatico della nostra Nazione, noi cittadini italiani chiediamo le immediate dimissioni di questo governo nemico del Paese.

link masadaweb

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prima di votare , pensa !!!



Decreto di archiviazione Berlusconi-Dell'Utri strage di Capaci


Intervista a Paolo Borsellino sui rapporti fra Berlusconi Dell'Utri e la Mafia

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Disinformazione Organizzata

Quando l'omertà (sottomissione alle regole della 'Onorata Società')
diventa una virtù.


Quella sentenza coperta dal silenzio di Giuseppe Giulietti

Nei giorni scorsi, riprendendo le denunce di Marco Travaglio e di Pancho Pardi, abbiamo raccontato il quasi tombale silenzio Raiset in merito alla condanna per corruzione dell’avvocato Mills. Di quella condanna non si doveva parlare perché non doveva essere pronunciato il nome del compare. In questo caso specifico non si è neppure atteso il lodo Alfano bis sulle intercettazioni per procedere al sequestro dell’articolo 21 della Costituzione. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato.
In queste stesse ore, sulla vicenda delle centrali nucleari, si sta ripetendo lo stesso copione. Qualsiasi punto di vista critico, divergente dal pensiero unico nuclearista, è stato cancellato. Gli scienziati, i ricercatori, i rappresentanti dei comitati che promossero il referendum sono stati condannati al silenzio o alla marginalità, fatte salve naturalmente alcune lodevoli eccezioni che ancora resistono sulle poche piazza mediatiche non ancora occupate dalle truppe berlusconiane.
La condanna al silenzio riguarda anche il passato, e coinvolge anche la vita e le opere di alcuni grandi italiani che hanno letteralmente sacrificato la loro esistenza al bene comune e alla lotta contro le mafie e i loro mandanti.
Ci riferiamo, in questo caso, al giudice Borsellino e alla sua misteriosa agenda rossa, zeppa di annotazioni e mai più ritrovata. Qualche giorno fa questa vicenda è stata archiviata, nell'indifferenza quasi totale, perché anche questa è considerata una pagina da strappare dal libro della nuova vecchissima Italia di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano.
Da Palermo, un vecchio amico giornalista che per tante ragioni preferisce non firmarsi, ci ha inviato una lettera angosciata e indignata che ci permettiamo di pubblicare e di dedicare alla memoria del giudice Borsellino e degli altri eroi che hanno perso la vita per garantire davvero a tutti noi il diritto alla legalità e alla sicurezza....continua indicius.it/massmedia


L'ultima intervista di Paolo Borsellino ''dedicata'' a Berlusconi (testo)
(dove si parla di droga e riciclaggio, dopo la quale Borsellino è saltato in aria)

Alfa e Beta (Recensioni)
Forza Italia e le bombe del '92-'93

"Alfa e Beta" e i silenzi della stampa

La storia di un'inchiesta e dei suoi due imputati eccellenti

Quando l'Italia faceva i conti con "Alfa e Beta"

La pista americana di Gianni Barbacetto e Salvo Palazzolo

Borsellino, per la strage di via D'Amelio la procura indaga sui servizi segreti

T R I B U N A L E D I C A L T A N I S S E T T A
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
DECRETO DI ARCHIVIAZIONE
(artt.409 e 411 c.p.p.)
Il Giudice, dott. Giovanbattista Tona, nel procedimento nei confronti di:
• BERLUSCONI Silvio, nato a Milano il 29 settembre 1936;
• DELL’UTRI Marcello, nato a Palermo l’1 settembre 1941;
in relazione al reato di cui agli artt.110-422 c.p., 7 d.l. 13 maggio 1991,
n.152 (conv. in l. n.203/91) (c.d. aggravante della finalità mafiosa), 1 d.l.
15 dicembre 1979 n.625 (conv. in l.n.15/80) (c.d. aggravante della finalità
di terrorismo
).

La Corte di Assise di Caltanissetta, nella sentenza che ha concluso il c.d.
“Via D’Amelio ter”, ha sostenuto che “risulta quanto meno provato che la
morte di Paolo Borsellino non era stata voluta solo per finalità di vendetta
e di cautela preventiva, bensì anche per esercitare – cumulando i suoi
effetti con quelli degli altri delitti eccellenti – una forte pressione sulla
compagine governativa che aveva attuato una linea politica di contrasto
alla mafia più intensa che nel passato ed indurre coloro che si fossero
mostrati disponibili tra i possibili referenti, a farsi avanti per trattare un
mutamento di quella linea politica (…).
E proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva
eliminare persone
che come Borsellino avrebbe scoraggiato qualsiasi
tentativo di approccio con cosa nostra”.
A queste conclusioni la Corte è giunta valorizzando anche le dichiarazioni
di diversi collaboratori di giustizia che contengono anche quegli elementi
costituenti notitia criminis a carico degli odierni indagati.
Appare allora opportuno esaminare, in maniera approfondita, le
propalazioni dei collaboratori a carico di Berlusconi e Dell’Utri nei loro
contenuti, nella loro genesi e nella loro progressione, tenendo conto dei
verbali a disposizione di questo Ufficio.

continua ...

nel paese ... dei balocchi ...

    Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper    

    Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917).   

commenti



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  in rete  

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina