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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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e ora il cappio se lo leghino ai maroni

Bossi il furbo VV


Bossi si dimette da segretario di partito, ma non da senatore. I privilegi della Casta li vuole mantenere tutti. Talmente capra da archiviare tutti i furti uno per uno in una cartelletta intitolata “The family”. “The family”, storia di una cosca padana! Quando l’ordine ti frega! Ma la meglio è stata quando ha denunciato quelli che gli hanno ristrutturato la villa! Più ridicolo di Scajola che tutti credevano insuperabile. E la ‘ndrangheta poi! 20 anni di puro leghismo che si rivoltano nella stalla!
E ora gli elettori leghisti che diranno? Che lo hanno votato a sua insaputa?
Data la forte antipatia suscitata ovunque dai leghisti, lo sghignazzo è generale e la soddisfazione enorme.

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Grazie all’esempio di Berlusconi la corruzione politica e sociale si è estesa come un cancro in tutta Italia

Si sta esaurendo il credito di Monti

di Pablo Ordaz

Al Dottor Mario Monti  si sta svegliando il malato nel bel mezzo dell’operazione. L’anestesia fornita da partiti e sindacati al suo arrivo al governo per far sì che farlo lavorare ad un’operazione a cuore aperto, stanno terminando cento giorni dopo. E questo non solo perché le sue riforme già realizzate o in fase di realizzazione – delle pensioni, contro i privilegi, del mercato del lavoro – stanno cominciando a toccare il portafoglio, ma perché non si intravedono ancora i risultati...
Ciò è dovuto anche all’insorgere di almeno tre complicazioni impreviste. La prima è che i due partiti principali che, più o meno forzatamente, hanno concesso il voto di fiducia – il PDL di Silvio Berlusconi e il PD di Pier Luigi Bersani – iniziano a intuire con preoccupazione che questo appoggio può ritorcersi contro di loro alle prossime elezioni. La seconda – cui si può assistere proprio oggi per le strade di Roma – è una mobilitazione straordinariamente aggressiva di rifiuto della costruzione del TAV Torino – Lione. La terza è che il malato, una volta aperto, si trova in condizioni peggiori di quello che ci si aspettava. Grazie all’esempio di Berlusconi la corruzione politica e sociale si è estesa come un cancro in tutta Italia.
I partiti politici, tutti, ne sono l’evidenza più chiara. Nè la destra nè la sinistra si salvano dalla corruzione. E neppure la Lega Nord dello xenofobo Umberto Bossi, sostenitore degli ultimi governi di Berlusconi.
Ora, senza il sedativo del potere e dei soldi Bossi non solo insulta gli stranieri e gli italiani del meridione – per lui la stessa cosa – ma si azzarda anche a minacciare di morte il primo ministro. Pochi giorni fa, intervistato sulla possibilità che Mario Monti possa prolungare il suo mandato oltre il 2013, il leader della Lega Nord ha avvertito: “Monti rischia la vita, il Nord lo eliminerà”. Parole che non sono altro che la ciliegina sulla torta di un panorama politico reso surreale dal Popolo delle Libertà (PDL) e dal Partito Democratico (PD).
Le proteste per il progetto del treno ad alta velocità si aggiungono ai problemi esistenti
Il partito di Berlusconi ha un grosso problema: Berlusconi. Il precedente primo ministro – anche se sotto accusa in vari processi ancora aperti – non sopporta di vivere senza i riflettori puntati e la sua incontinenza comunicativa fa sì che un giorno appoggi il suo delfino Angelino Alfano e il giorno dopo lo sconfessi.
Dal canto suo Pier Luigi Bersani, il leader della sinistra, prova a fare in modo che il suo profilo da uomo dello Stato continui a procedere tra due fuochi sempre più accesi. Da un lato le primarie che il suo partito sta celebrando in tutta Italia stanno registrando una sconfitta dietro l’altra dei candidati ufficiali de PD. Dall’altro, la sua iniziale disponibilità ad appoggiare la riforma del mercato del lavoro di Monti – che dovrà esser attuata prima della fine di marzo –  inizia a far sentire le sue conseguenze negative sulla base popolare. Se i sindacati più vicini al suo partito sono contro il governo tecnico – e lo saranno anche oggi nelle vie di Roma – non si capisce come Bersani possa vincere le elezioni senza la sinistra unita. E tutto questo come si ripercuote su Monti?
Per il momento il primo ministro è riuscito a portare avanti le sue riforme con l’appoggio di tutti i partiti, ad eccezione della Lega Nord. Attualmente i problemi interni ai partiti – senza direzione il PDL, senza una direzione chiara il PD – possono compromettere questo appoggio. C’è chi, all’interno di altre formazioni, inizia a vedere Monti come un concorrente politico invece che un tecnico che è lì per fare il suo lavoro sporco e poi andarsene.
Inoltre, il conflitto sull’alta velocità acquisisce sempre più sfumature violente. “La guerra del TAV”, che ha già lasciato dietro di sè veicoli bruciati, giornalisti aggrediti e un manifestante gravemente ferito dopo esser caduto da un traliccio, arriva oggi a Roma. Sia Mario Monti che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano hanno espresso chiaramente la loro opinione: andare avanti con l’opera che collega la Francia all’Italia con un treno ad alta velocità. Nelle ultime ore, però, non è solo l’ambiente che è in gioco. Un articolo  di Roberto Saviano – autore di Gomorra – sul giornale La Repubblica ha fatto notare, argomentando, che le opere per il TAV si stanno trasformando già in un potente meccanismo di finanziamento della Mafia.
A Monti, che continua ad avere successo in tutta Europa e nei mercati, risulta sempre più difficile averne in Italia.

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la assoluta inadeguatezza della politica italiana

LA CONVERGENZA

MAFIA E POLITICA NELLA SECONDA REPUBBLICA

Sono andate nella stessa direzione. Nella Seconda Repubblica mafia e politica hanno realizzato una convergenza che oggi presenta al Paese il suo conto salatissimo.

Image Una narrazione inedita degli ultimi vent’anni di storia italiana, che non fa sconti a nessuno.
La storia della Svolta e della duplice trattativa con Cosa nostra. Del papello di Totò Riina che arriva in parlamento. Della abdicazione della sinistra che fa le leggi che servono alla mafia e dell’assalto della destra, che alla mafia offre invece il regalo più grande, la dissoluzione del senso dello Stato.
La storia di una Lega nata per difendere l’identità padana e che consegna il cuore della Lombardia ai clan calabresi. Della campagna più primitiva del sud che va alla conquista del nord e gli impone progressivamente la sua egemonia culturale.
Una narrazione che parla della assoluta inadeguatezza della politica italiana davanti ai nemici in armi della democrazia.
E delle minoranze istituzionali, civili e talora politiche che non si arrendono. Sono loro, in fondo, che hanno finora impedito che sul pennone della Repubblica sventoli bandiera bianca.

nandodallachiesa.it

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bossi il cagnolino di berlusconi

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le cosche gestiscono il parlamento


i parlamentari italiani continuano a negare l'arresto dei mafiosi eletti nel parlamento più mafioso degli ultimi 150 anni, praticamente l'unica lega esistente quella dei mafiosi!

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le leghe mentali

lega uno quella di bossi la madre dei mafiosi, oops no scusate la madre di berlusconi,
la venduta (mi riferisco alla lega di bossi e non alla madre di b., non conoscevo la rosa)

lega due quella di marroni che è infastidito ( solo perchè a suo tempo non l'hanno avvisato che umberto svendeva un'idea ) alla mafia (vedi silvio )

lega tre quella del Popolo della lega che ci ha creduto nel cambiamento e che oggi è frastornata dalle cazzate della teleobnubilazione e dalla infopinione

povera Italia povero nord povero sud poveri noi

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la lega inesistente

dopo aver partecipato al carro(ccio), nei primi anni '90, dei traghettatori tra la prima repubblica
e la prima repubblica-bis, in cui condividevano le azioni dei magistrati nei confronti dell'illegalità
diffusa nel mondo politico,
oggi si sono scoperti iper-garantisti nei confronti dei mafiosi che sostengono e che gli danno i benefici dei ladroni di roma.
il popolo padano guarda, si incazza, protesta ma resta appiccicato alle cazzate di quelli che probabilmente in un paese civile non riuscirebbero a passare nessun test attitudinale,
neanche per essere i curatori-tutori di se stessi.
questo però è un paese magico e permette grazie a truffe perpetrate da metà degli anni '70, di rendere ,non legale ma, visibile
mezzi di informazione che condizionano il cittadino comune e lo indottrinano fino a credere che ciò che era falso è diventato vero.
Qualcosa potrebbe salvare il cosiddetto popolo legista, che propabilmente prima di essere abbandonato per la prima volta era di sinistra,
la secessione dai loro profeti che razzolano in un senzo e praticano nell'altro.

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bossi mollerà berlusconi ? No...

la lega ha la titolarità del proprio simbolo o l'ha venduta a berlusconi ?

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Metastasi

“Nel '90 il Boss ordinò: votate Lega”


(Tratto dal libro Metastasi, ed Chiarelettere). Ma chi sarebbe il "cavallo" Gamma? Su questo, come su molti altri aspetti, sarà probabilmente la ...

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il nord della mafia e la mafia del nord

La Repubblica
"Il direttore di Raitre, Paolo Ruffini ha accolto la richiesta" spiega una portavoce. Soddisfatto il dg della Rai, Mauro Masi. Intanto, Fini si schiera con Saviano. Bossi ai giornalisti: "Non indignarsi? Fanculo". Di Pietro: in un giorno 20mila ...

Bossi: «Fini e la sinistra

Corriere della Sera
MILANO - Secondo Umberto Bossi, «Fini e la sinistra hanno paura del voto». Il ministro delle Riforme, parlando con i giornalisti, ha aggiunto che da parte di Berlusconi e della Lega «non c'è alcuna compravendita» di parlamentari per assicurare al ...

Lombardo si difende: "Mai preso soldi dal crimine"

Libero-News.it
Non ho mai preso soldi dalla mafia per finanziare una campagna elettorale. La mafia i soldi semmai li prende, non li dà". L'affermazione è del governatore della regione siciliana, Raffaele Lombardo, che si è difeso dalle accuse in una conferenza stampa ...

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quel simbolo


Tratto da "L'unto del signore" di Ferruccio Pinotti e Udo Gumpel

Le rivelazioni di una insider (pagg.231,232,233,234)





Intervista di Piero Ricca a Rosanna Sapori





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dalla cassoeula alla cassata ...

... c'era una volta la lega nord . "la Padania" 19 agosto 1998




Primo quesito: lei certamente ricorda che il 26 settembre 1968 la sua società – l’Edilnord Sas – acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove di li a breve lei costruirà il quartiere di Milano2. Lei pagò l’area circa 4.250 lire al metro quadrato, per un totale di oltre 3 miliardi. Questa somma, nel 1968 quando lei aveva appena 32 anni e nessun patrimonio familiare alle spalle, è di enorme portala. Oggi, tabelle Istat alla mano, equivarrebbe a 38 miliardi, 739 milioni e spiccioli. Dopo l’acquisto – intendo dire nei mesi successivi – lei apri un gigantesco cantiere edilizio, il cui costo arriverà a sfiorare 500 milioni al giorno, che in circa 4-5 anni porterà all’edificazione di Mlano2 così come è oggi. Ecco la prima domanda: signor Berlusconi, a lei, quando aveva 32 anni, gli oltre 30 miliardi per comprare l’area, chi li diede? Inoltre: che garanzie offri e a chi per ricevere tale ingentissimo credito? In ultimo: il denaro per avviare e portare a conclusione il super-cantiere, chi glielo fornì? Vede, se lei non chiarisce questi punti, si è autorizzati a credere che le due misteriose finanziarie svizzere amministrate dall’avvocato di Lugano Renzo Rezzonico “sue finanziatrici”, così come altre finanziarie elvetiche che entreranno in scena al suo fianco e che tra poco incontreremo, sono paraventi dietro i quali si sono nascosti soggetti tutt’altro che raccomandabili. Si, perché – mi creda signor Berlusconi – nel 1998, oggi, se lei chiarisse una volta per tutte, con nomi e cognomi, chi le prestò tale gigantesca fortuna facendo con questo crollare ogni genere di sospetto e insinuazione sul suo conto, nessuno e dico nessuno si alzerebbe per criticarla sostenendo che lei operò con capitali sfuggiti, per esempio, al fisco italiano e riparati in Svizzera, e rientrati in Italia grazie alla sua attività imprenditoriale. Sarei il primo ad applaudirla, signor Berlusconi, se la realtà fosse questa. Se invece di denaro frutto di attività illecite, si tratò di risparmi onestamente guadagnati e quindi sottratti dai rispettivi proprietari al fisco assassino italiota che grazie a lei ridiventarono investimenti, lei sarebbe da osannare. Parli, signor Berlusconi, faccia i nomi e il castello di accuse di riciclaggio cadrà di schianto.

Secondo quesito: il 22 maggio 1974 – certamente lo ricorda, signor Berlusconi – la sua società “Edilnord Centri Residenziali Sas” compì un aumento di capitale che così arrivò a 600 milioni (4,8 miliardi oggi, fonte Istat). Il 22 luglio 1975 la medesima società eseguì un altro aumento di capitale passando dai suddetti 600 milioni a 2 miliardi (14 miliardi di oggi, fonte Istat). Anche in questo caso, vorrei sapere da dove o da chi sono arrivati queste forti somme di denaro in contanti.

Terzo quesito: il 2 febbraio 1973 lei fondò un’altra società, la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola Impresa diventò una Spa con un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi e lei farà in modo di emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi. Signor Berlusconi, anche in questo caso le chiedo: il denaro in contanti per queste forti operazioni finanziarie, chi glielo diede? Fuori i nomi.

Quarto quesito: lei non può essersi scordato che il 15 settembre 1977 la sua società Edilnord cedette alla neo-costituita “Milano2 Spa” tutto il costruito del nuovo quartiere residenziale nel Comune di Segrate battezzato “Milano2″ più alcune aree ancora da edificare di quell’immenso terreno che lei comperò nel ‘68 per l’equivalente di più di 32 miliardi in contanti. Tuttavia quel 15 settembre di tanti anni fa, accadde un altro fatto: lei, signor Berlusconi, decise il contemporaneo cambiamento di nome della società acquirente. Infatti l’impresa Milano2 Spa iniziò a chiamarsi così proprio da quella data. Il giorno della sua fondazione a Roma, il 16 settembre 1974, la futura Milano2 Spa – come lei senza dubbio rammenta – viceversa rispondeva al nome di Immobiliare San Martino Spa, “forte” di un capitale di lire 1 (un) milione, il cui amministratore era Marcello Dell’Utri. Lo stesso Dell’Utri che lei, signor Berlusconi, sostiene fosse a quell’epoca un «mio semplice segretario personale». Sempre il 15 settembre 1977, quel milione venne portato a 500 e la sede trasferita da Roma a Segrate. Il 19 luglio 1978, i 500 milioni diventeranno 2 miliardi di capitale sociale.
Ecco, anche in questo caso, vorrei sapere dove ha preso e chi le ha fornito tanto denaro contante e in base a quali garanzie.

Quinto quesito: signor Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima Fininvest, certamente ricorda che nacque in due tappe. Partiamo dalle seconda: l’8 giugno 1978 lei fondò a Roma la “Finanziaria d’Investimento Srl” – in sigla Fininvest – dotandola di un capitale di 20 milioni e di un amministratore che rispondeva al nome di Umberto Previti, padre del noto Cesare di questi tempi grami (per lui). I1 30 giugno 1978 il capitale sociale di questa sua creatura venne portato a 50 milioni, il 7 dicembre 1978 a 18 miliardi, che al valore d’oggi sarebbero 81 miliardi, 167 milioni e 400 mila lire. In 6 mesi, quindi, lei passò dall’avere avuto in tasca 20 milioni per fondare la Fininvest Srl a Roma, a 18 miliardi. Fra l’altro, come lei certamente ricorda, la società in questo periodo non possedeva alcun dipendente. Nel luglio del 1979 la Fininvest Srl, con tutti quei soldi in cassa, venne trasferita a Milano. Poco prima, il 26 gennaio 1979 era stata “fusa” con un’altra sua società dall’identico nome, signor Berlusconi: la Fininvest Spa di Milano. Questa società fu la prima delle due tappe fondamentali di cui dicevo poc’anzi alla base dell’edificazione del suo impero, e in realtà di milanese aveva ben poco, come lei ben sa.
Infatti la Fininvest Spa venne anch’essa fondata a Roma il 21 marzo del 1975 come Srl, l’11 novembre dello stesso anno trasformata in Spa con 2 miliardi di capitale, e quindi trasferita nel capoluogo lombardo. Tutte operazioni, queste, che pensò, decise e attuò proprio lei, signor Berlusconi. Dopo la fusione, ricorda?, il capitale sociale verrà ulteriormente aumentato a 52 miliardi (al valore dell’epoca, equivalenti a più di 166 miliardi di oggi, fonte Istat). Bene, fermiamoci qui. Signor Berlusconi, i 17 miliardi e 980 milioni di differenza della Fininvest Srl di Roma (anno 1978) chi glieli fornì? Vorrei conoscere nomi e cognomi di questi suoi munifici amici e anche il contenuto delle garanzie che lei, signor Berlusconi, offrì loro. Lo stesso dicasi per l’aumento, di poco successivo, a 52 miliardi. Naturalmente le chiedo anche notizie sull’origine dei fondi, altri 2 miliardi, della “gemella” Fininvest Spa di Milano che lei fondò nel 1975, anno pessimo per ciò che attiene al credito bancario e ancor peggio per i fondamentali dell’economia del Paese.

Sesto quesito: lei, signor Berluscom, almeno una volta in passato tentò di chiarire il motivo dell’esistenza delle 22 (ma c’è chi scrive, come Giovanni Ruggeri, autore di “Berlusconi, gli affari del Presidente” siano molte di più, addirittura 38) “Holding Italiane” che detengono tuttora il capitale della Fininvest, esattamente l’elenco che inizia con Holding Italiana Prima e termina con Holding Italiana Ventiduesima. Lei sostenne che la ragione di tale castello societario sta nell’aver inventato un meccanismo per pagare meno tasse allo Stato. Così pure, signor Berlusconi, lei ha dichiarato che l’inventore del marchingegno finanziario, che ripeto detiene – sono sue parole – l’intero capitale del Gruppo, fu Umberto Previti e l’unico scopo per il quale l’inventò consisteva – e consiste tutt’oggi – nell’aver abbattuto di una considerevole percentuale le tasse, ovvero il bottino del rapinoso fisco italiota ai suoi danni, con un meccanismo assolutamente legale. Queste, mi corregga se sbaglio, furono le ragioni che addusse a suo tempo, signor Berlusconi, per spiegare il motivo per cui il capitale della Fininvest è suddiviso così.
È una motivazione, però, che a molti appare quanto meno curiosa, se raffrontata – ad esempio – con l’assetto patrimoniale di un altro big dell’imprenditoria nazionale, Giovanni Agnelli, che viceversa ha optato da molti anni per una trasparentissima società in accomandita per detenere e definire i propri beni e quote del Gruppo Fiat.
In sostanza lei, signor Berlusconi, più volte ha ribadito che “dietro” le 22 Holding c’è soltanto la sua persona e la sua famiglia. Non avrò mai più motivo di dubitare di questa sua affermazione quando lei spiegherà con assoluta chiarezza le ragioni di una sua scelta a dir poco stupefacente.
Questa: c’è un indirizzo – a Milano – che lei, signor Berlusconi conosce molto bene. Si tratta di via Sant’Orsola 3, pieno centro cittadino. A questo indirizzo nel 1978 nacque una società fiduciaria – ovvero dedita alla gestione di patrimoni altrui – denominata Par.Ma.Fid.
A fondarla furono due commercialisti, Roberto Massimo Filippa e Michela Patrizia Natalini.
Detto questo, certo rammenta, signor Berlusconi, che importanti quote di diverse delle suddette 22 Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Esattamente il 10 % della Holding Italiana Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ventunesima e Ventiduesima, più il 49% della Holding Italiana Prima, la quale – in un perfetto gioco di scatole cinesi – a sua volta detiene il 100% del capitale della Holding Italiana Sesta e Settima e il 51% della Holding Italiana Ventiduesima.
Vede, signor Berlusconi, dovrebbe chiarirmi per conto di chi la Par.Ma.Fid. gestirà questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società tale immensa fortuna. Infatti lei – che è un attento lettore di giornali e ha a sua disposizione un ferratissimo nonché informatissimo staff di legali civilisti e penalisti – non può non sapere che la Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito – esattamente nello stesso periodo – tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bonn, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Canneto Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona.
Quindi, signor Berlusconi, a chi finivano gli utili della Fininvest relativi alle quote delle Holding in mano alla Par.Ma.Fid.? Per conto di chi la Par.Ma.Fid. incassava i dividendi e gestiva le quote in suo possesso? Chi erano – mi passi il termine – i suoi “soci”, signor Berlusconi, nascosti dietro lo schermo anonimo della fiduciaria di via Sant’Orsola civico 37. Capisce che in assenza di una sua precisa quanto chiarificatrice risposta che faccia apparire il volto – o i volti – di coloro che per anni incasseranno fior di quattrini grazie alla Par.Ma.Fid., ovvero alle quote della Fininvest detenute dalla Par.Ma.Fid. non si sa per conto di chi, sono autorizzato a pensare che costoro non fossero estranei all’altro “giro” di clienti contemporaneamente gestiti da questa fiduciaria, clienti i cui nomi rimandano direttamente ai vertici di Cosa Nostra.

Settimo quesito: è universalmente noto che lei, signor Berlusconi, come imprenditore è “nato col mattone” per poi approdare alla televisione. Proprio sull’edificazione del network tivù è incentrato questo punto. Lei, signor Berlusconi, certamente ricorda che sul finire del 1979 diede incarico ad Adriano Galliani di girare l’Italia ad acquistare frequenze tivù. Lo scopo – del tutto evidente – fu quello di costituire una rete di emittenti sotto il suo controllo, signor Berlusconi, in modo da poter trasmettere programmi, ma soprattutto pubblicità, che così sarebbe stata “nazionale” e non più locale. La differenza dal punto di vista dei fatturati pubblicitari, ovviamente, era enorme. Fu un piano perfetto. Se non che, Adriano Galliani invece di buttarsi a capofitto nell’acquisto di emittenti al Nord, iniziò dal Sud e precisamente dalla Sicilia, dove entrò in società con i fratelli Inzaranto di Misilmeri (frazione di Palermo) nella loro Retesicilia Srl, che dal 13 novembre 1980 vedrà nel proprio consiglio di amministrazione Galliani in persona a fianco di Antonio Inzaranto. Ora lei, signor Berlusconi, da imprenditore avveduto qual è, non può non avere preso informazioni all’epoca sui suoi nuovi soci palermitani, personaggi molto noti da quelle parti per ben altre questioni, oltre la tivù. Infatti Giuseppe Inzaranto, fratello di Antonio nonché suo partner, è marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta. No, sia chiaro, non mi riferisco al “pentito Buscetta” del 1984, ma al super boss che nel ‘79 è ancora braccio destro di Pippo Calò e amico intimo di Stefano Bontale, il capo dei capi della mafia siciliana.
Quindi, signor Berlusconi, perché entrò in affari – tramite Adriano Galliani – con gente di questa risma? C’è da notare, oltre tutto, che i fratelli Inzaranto sono di Misilmeri. Le dice niente, signor Berlusconi, questo nome? Guardi che glielo sto chiedendo con grande serietà. Infatti proprio di Misilmeri sono originari i soci siciliani della nobile famiglia Rasini che assieme alla famiglia Azzaretto – nativa di Misilmeri, appunto – fondò nel 1955 la banca di Piazza Mercanti, la Banca Rasini.
Giuseppe Azzaretto e suo figlio, Dario Azzaretto, sono persone delle quali lei, signor Berlusconi, can ogni probabilità sentiva parlare addirittura in casa da suo padre. Gli Azzaretto erano – con i Rasini i diretti superiori di suo padre Luigi, signor Berlusconi. Gli Azzaretto di Misilmeri davano ordini a suo padre, signor Berlusconi, che per molti anni fu loro procuratore, il primo procuratore della Banca Rasini. Certo non le vengo a chiedere con quali capitali – e di chi – Giuseppe Azzaretto riuscì ad affiancarsi nel 1955 ai potenti Rasini di Milano, tenuto conto che Misilmeri è tutt’oggi una tragica periferia della peggiore Palermo, però che a lei Misilmeri possa risultare del tutto sconosciuta, mi appare inverosimile. Ora le ripeto la domanda: si informò sulla “serietà” e la “moralità” dei nuovi soci – il clan Inzaranto – quando tra il 1979 e l’80 diveranno parte fondamentale della sua rete tivù nazionale?

Ottavo quesito: certo a lei, signo Berlusconi, il nome della società immobiliare Romana Paltano non può risultare sconosciuto.
È impossibile non ricordi che nel 1974 la suddetta, 12 milioni di capitale, finì sotto il suo controllo amministrata da Marcello Dell’Utri, perché proprio sui terreni di questa società lei darà corso all’iniziativa edilizia denominata Milano3.
Così pure ricorderà che nel 1976 l’esiguo capitale di 12 milioni aumenterà a 500; e che il 12 maggio del 1977 salirà ulteriormente a 1 (un) miliardo, e che cambierà anche la sua denominazione in Cantieri Riuniti Milanesi Spa. Come al solito, vengo subito al dunque: anche in questo ennesimo caso, chi le fornì, signor Berlusconi, questi forti capitali per aumentare la portata finanziaria di quella che era una modestissima impresa del valore di soli 12 milioni quando la acquistò?

Nono quesito: lei, signor Berluscom, certamente rammenta che il 4 maggio 1977 a Roma fondò l’Immobiliare idra col capitale di 1 (un) milione. Questa società, che oggi possiede beni immobili pregiatissimi in Sardegna, l’anno successivo – era il 1978 – aumentò il proprio capitale a 900 milioni. Signor Berlusconi, da dove arrivarono gli 899 milioni (4 miliardi e 45 milioni d’oggi, fonte Istat) che fecero la differenza?

Decimo quesito: signor Berlusconì, in più occasioni lei ha usato per mettere in porto affari di vario genere – l’acquisto dell’attaccante Lentini dal Torino Calcio, ad esempio – la finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso, come nel precedente riferito alla Par.Ma.Fid., lei ha scelte una società fiduciaria – questa volta domiciliata in Svizzera – al cui riguardo le cronache giudiziarie si erano largamente espresse. Tenuto conto della potenza dello staff informativo che la circonda, signor Berlusconi., mi appare del tutto inverosimile che lei non abbia saputo, circa la Fimo di Chiasso, che è stata per lungo tempo il canale privilegiato di riciclaggio usato da Giuseppe Lottusi, arrestato il 15 novembre del 1991 mentre “esportava” forti capitali della temibile cosca palermitana dei Madonia. Così pure non le sarà sfuggito che Lottusi venne condannato a 2 anni di reclusione per quei reati. Tuttora è in carcere a scontare la pena. Ebbene, signor Berlusconi, se quel gangster fini in galera il 15 novembre del ‘91, nella primavera del 1992 – cioè pochi mesi dopo quel fatto che campeggiò con dovizia di particolari, anche circa la Fimo, sulle prime pagine di tutti i giornali – il suo Milan “pagò” una forte somma “in nero” – estero su estero – per la cessione di Gianluigi Lentini, e usò per la transazione proprio la screditatissima Fimo, fiduciaria di narcotrafficanti internazionali. Perché, signor Berlusconi?

Link www.alain.it


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Il porcellum padano è salvo

Berlusconi, Bossi e la Bibbia
16 aprile 2009, scritto da alessandro cascone

Bocciata l’idea di accorpare la data del referendum con quella delle elezioni europee. E’ la triste notizia che rimbalza su tutte le prime pagine dei giornali di oggi. Effetto a breve della bocciatura il mancato risparmio di circa 460 milioni di euro, cifra che bastava a coprire, da sola, quasi il 50% dei primi, urgenti e improcrastinabili interventi stimati per la ricostruzione in Abruzzo a seguito del sisma del 6 aprile scorso.
Berlusconi, padre padrone del maggior partito italiano, alla fine ha ceduto al ricatto padano di Bossi e della Lega.

Rompere anzitempo con un alleato fedele e decisivo nell’ultima come nelle passate tornate elettorali è stato giudicato un rischio, evidentemente, se non troppo alto quantomeno inopportuno da correre adesso senza avere, ancora, la certezza matematica di poter avere quel 55% di seggi necessario a governare senza dover chiedere niente a nessuno senza pizzichi sulla pancia.

Bossi e i verdi paladini delle tante lotte contro Roma ladrona che sperperava i soldi degli operosi e onesti cittadini del Nord-Est, locomotiva dell’economia italiana, delle tante grida contro quel Sud che con le varie ricostruzioni post-sisma (Belice 1968, Irpinia 1980) aveva spolpato le casse dello Stato italiano come un osso lanciato in un canile di cani famelici, alla fine hanno deciso di boicottare l’accorpamento delle due date, quella del referendum e quella delle elezioni europee per una pura e semplice ragion di Stato. Già, ma di quale Stato ? Appurato che non è lo Stato italiano che sicuramente avrebbe beneficiato di quel notevole risparmio (460 milioni di euro) a prescindere dalla destinazione di quei soldi, di quale Stato si trattava ? Forse del tanto sospirato...
Leggi tutto socialblog.yurait.com



continua ...

nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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in rete

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina