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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza. le notizie sono «fatti»... oppure «opinioni»... ?

Pietro Grasso dichiarò: “Darei un premio speciale a Silvio B e al suo governo per la lotta alla mafia”.

Capisco benissimo la difficoltà dei senatori 5 stelle i fronte alle nomina di Grasso (96 no contro 12 sì) e con l’eventualità di ritrovarsi Schifani. Io sarei stata con i 96.
Pietro Grasso non è un personaggio univoco e presenta molte ambiguità. Da una parte sotto la sua direzione come Procuratore antimafia, in 4 anni, sono stati arrestati 1.779 mafiosi e 13 pericolosi latitanti e la procura palermitana ha dato 380 ergastoli per migliaia di anni di carcere. Dall’altra, sotto di lui si sono arenate tutte le inchieste sugli anni delle stragi 92-93 che vedevano coinvolti Berlusconi e Dell’Utri come collusi con la mafia o addirittura mandanti delle stragi e c’è sempre stato un legame di interessi tra Berlusconi e Grasso, al punto che nel 2005 quando doveva essere nominato procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, B fece una legge apposta per escludere Vigna e sostituirlo con Grasso (e B non è tipo da fare un regalo simile senza un preciso interesse). Secondo la legge firmata dal Guardasigilli Castelli, gli incarichi direttivi furono preclusi a chi aveva più di 66 anni e che non poteva garantire almeno 4 anni di presenza prima della pensione. Gian Carlo Caselli, nel 2005, aveva appunto 66 anni e la legge fu fatta appositamente contro di lui, per punirlo di tutte le indagini da lui condotte sui rapporti tra mafia e politica, tra cui quella che sboccò nel “processo Andreotti”. Così Berlusconi ordinò al senatore di AN Bobbio di fare un emendamento alla legge di riforma dell’ordinamento giudiziario (la cosiddetta “Riforma Castelli”, perché nell’affare ci entrò ovviamente anche il ministro della Giustizia di allora, il famigerato leghista Roberto Castelli). In base all’amendamento, Gian Carlo Caselli non poté più essere nominato procuratore nazionale antimafia per superamento del limite di età. Si noti che la Corte costituzionale dichiarò illegittimo il provvedimento ma invano.
Non basta. Durante la trasmissione ‘la zanzara’, Pietro Grasso dichiarò: “Darei un premio speciale a Silvio B e al suo governo per la lotta alla mafia”. Spiegò che B con le sue leggi aveva permesso il sequestro di beni mafiosi per 40 miliardi di euro”. Avrebbe dovuto spiegare come mai nessuno aveva in 20 anni indagato sugli enormi patrimoni neri che permisero a B di esordire come palazzinaro, ricevuti col tramite della banca Rasini, unica banca della mafia a Milano. O come mai il padrino di B sia stato per 20 anni un Dell’Utri, condannato in 2° grado a 9 anni di carcere per collusione mafiosa e fatto da lui senatore per proteggerlo con l’immunità parlamentare, o come mai alla tavola di B mangiava un certo Mangano pluriomicida coinvolto in traffico di droga e sequestri. Salvatore Borsellino bollò Pietro Grasso come persona non gradita e forse lui di mafia se ne intendeva.
Eppure, malgrado questi pesanti sospetti, Grasso è stato eletto 2° carica dello Stato con i voti del Pd e anche questo fa pensare.
Luci e ombre dunque sulla sua figura, ma certo ce n’è abbastanza per chiedersi come mai il Pd abbia prontamente accolto e fatto senatore un soggetto la cui rapida carriera si deve tutta a B, e come mai Bersani lo abbia addirittura proposto come seconda carica dello Stato, cioè come uno che diventerebbe presidente del Governo in caso di inabilità del leader. Ma certo, riguardo a un partito che ha sempre salvato in Parlamento e accolto nelle sua fila gente come Andreotti ed ha venduto il nostro Paese a uno come Monti, tentando fino a oggi un Monti bis, non ci si può meravigliare più di nulla.
La carriera di Pietro Grasso si deve alla protezione di Berlusconi, il quale fece addirittura una legge apposita per detronizzare il legittimo aspirante alla carica di procuratore antimafia, Caselli, con l’aiuto della Lega, per mettere a capo della lotta contro la mafia uno che per 4 anni si è guardato bene dall’indagare sui rapporti tra Berlusconi e la mafia
Dunque Pietro Grasso ha diviso la mafia in due tronconi, uno militare che ha combattuto e uno politico che ha finto di ignorare.
Immagino che i 15 senatori siciliani del M5S che lo hanno votato si siano sentiti in dovere verso i loro elettori di votare uno che che una parte della mafia l’ha combattuta e può esibire gli arresti di 1.779 mafiosi tra cui 13 pericolosi latitanti, condannati a 380 ergastoli per migliaia di anni di carcere dalla procura di Palermo, chiudendo gli occhi sugli oscuri patti politici tra Grasso e Berlusconi.
Immagino lo sconcerto e la rabbia di Berlusconi quando Grasso, invece di essere riconoscente al suo protettore, a chi che gli aveva spianato la strada addirittura con una legge ad personam, si è offerto al Pd l’8 gennaio 2013, il quale Pd subito lo ha candidato al Senato della Repubblica Italiana come capolista nella regione Lazio, dove poi è stato eletto. Il No a Grasso oggi dall’intero Pdl rivela la rabbia di un partito che si è sentito tradito ma che è quasi obbligato a riconoscere meriti a Grasso per non rinnegare il potere che egli stesso gli ha dato.
Indubbiamente la lotta contro certa mafia c’è stata anche se poi ci hanno pensato le prescrizioni o le facili assoluzioni in Cassazione a mandare liberi i mafiosi a centinaia sempre grazie a provvidenziali nomine di Berlusconi. Ma la figura di Pietro Grasso resta ambigua. E la coltre di silenzio che certi personaggi hanno steso sopra le collusioni tra mafia e Berlusconi con Grasso si è fatta più fitta.
Io ho sempre pensato che le mafia siano tante e che si siano da sempre combattute tra loro con la connivenza di pezzi dello Stato che hanno favorito ora l’una o l’altra.
Non si spiegherebbero altrimenti i 43 anni di latitanza di Provenzano che non si era mai allontanato da casa sua. O la casa di Riina totalmente ripulita e imbiancata prim’ancora che la polizia la perquisisse. O i troppi sospetti su capitano Ultimo con la mancata perquisizione nella casa di Totò Riina o la mancata cattura del boss Nitto Santapaola vicino al boss Messina. E anche il fatto che il csx abbia sempre accolto e coperto gente come Andreotti mi ha sempre puzzato di sospetto. Ma per conto di chi è stata fatta la prescrizione ad Andreotti nel 2004 che di colpo è stato graziato dalla Corte di Cassazione da qualunque ipotesi di reato prima del 1980 e assolto per il resto? Questa Repubblica è piena di buchi neri e purtroppo sono in tutti i partiti i quali hanno tra loro e col crimine rapporti che ci resteranno sempre ignoti e il Pd non fa eccezione.
Ci sono livelli di potere in cui le nostre categorie etiche o politiche sono semplicemente fuori luogo.
Penso che ci siamo molte mafie in lotta tra loro, come ci sono molte magistrature in lotta tra loro, o ci sono molti aspetti in Pietro Grasso, alcuni buoni,altri sospetti. Nessuno è univoco. E credere che uno sia tutto buono o tutto cattivo solo i folli o i fanatici possono farlo.
Si pensi a Provenzano che è vissuto indisturbato a casa propria per 43 anni senza che nessuno lo disturbasse ed è stato arrestato quando non contava più niente, era stanco e malato e i poteri erano ormai passati ad altri. Era stato condannato come latitante a 3 ergastoli perché aveva commesso dei delitti atroci, ma il capo della mafia non era lui, era Riina che gli dava ordini dal carcere.
Perché non ci si chiede come mai per 43 anni lo Stato non toccò uno dei più feroci capimafia italiani? E lasciò che vivesse indisturbato a Bagheria? Sotto la protezione di Leonardo Greco, capo della cosca locale? E che facesse ingenti investimenti in società immobiliari attraverso numerosi prestanome per riciclare il denaro sporco? Perché chi sapeva e poteva arrestarlo non lo fece per 43 anni? Non sembra strano che Provenzano si sia fatto anche operare da un cancro alla prostata senza che nessuno denunciasse nulla? E non ci si chiede come mai Provenzano per reinvestire il denaro sporco usò proprio l’imprenditore Simone Castello, esponente politico del PCI che faceva parte dei consigli direttivi delle cooperative agricole e ortofrutticole e investì i soldi pieni di sangue della mafia nell’edilizia, nella sanità e nei rifiuti? Perché non si chiede come mai Provenzano fu denunciato solo quando si mise contro Riina? O il potere dei capi passò in altre mani? perché non si ricorda il processo per favoreggiamento contro Mario Mori, generale dei Carabinieri del Ros?
Ci sono troppe zone oscure dietro Pietro Grasso, come dietro tutte le connivenze che la mafia ha sempre trovato nello Stato italiano.
Per questo era giusta la valutazione di Grillo per cui si doveva votare scheda bianca.
Ci sono molte mafie, come ci sono molte polizie, e ci sono molte magistrature. L’Italia è un Paese per bande. E molte azioni di polizia non furono compiute per difendere la giustizia ma per parteggiare con una mafia contro un’altra.
Sulla bilancia della giustizia il bene e il male compiuti da Grasso sono di difficile valutazione, e i sospetti contro di lui rendono opachi i risultati che in verità sono da attribuire alle procure. Ma una persona che ricopre la seconda istituzione dello Stato non dovrebbe avere tante ombre nel suo passato e non dovrebbe essere un magistrato imposto a forza con una legge anticostituzionale da Berlusconi per favorire gli interessi di mafia, così come in Cassazione B impose il giudice Carnevale affinché annullasse 500 processi per mafia.
Lo ripeto: gli arresti di 1.779 mafiosi e 13 pericolosi latitanti e i 380 ergastoli per migliaia di anni di carcere si devono all’alacre opera dei pm, ma ci fu una parte dello Stato che con la mafia fece patti infami e Grasso stava in quei patti e li ha mantenuti, dimostrando che rispettava il potere politico e non permetteva che fosse attaccato, e lo fece per Berlusconi allo stesso modo con cui Greganti lo fece per il PCI: fu un fedele servitore dello Stato.
Ma di quale Stato? Di uno Stato che noi vogliamo?

12 SENATORI M5S VOTANO GRASSO di Viviana Vivarelli

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Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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