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La tentazione dittatoriale del berlusconismo

di Angelo Orsi
"...Il berlusconismo, dopo il fallito tentativo del craxismo, si propone oggi come un’ennesima rappresentazione della antica “tentazione dittatoriale” della storia italiana. Che, dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, è divenuta la tentazione fascista. Il Capo, innanzi tutto; che come Minosse “giudica e manda”; i suoi collaboratori sono esecutori passivi; guai a chi osi anche solo prendere la parola, senza che il Capo gliela conceda. La novità, rispetto al passato, consiste nel denaro: un fiume di quattrini, di benefits, di privilegi che il Capo concede; l’altra novità è la privatizzazione del ruolo pubblico, e la pubblicizzazione della figura privata. Il Capo riceve nelle sue ville innumerevoli; il Capo fa le riunioni di gabinetto ristretto davanti a una spigola al sale, servita in preziose stoviglie, annaffiata da un eccellente bianco secco, in una delle sue tante sale da pranzo, in una delle sue tante dimore private. Il Capo assume, più che assegnare; il Capo paga, più che scegliere; il Capo è pur sempre a capo di un impero industriale..."
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leggi anche IL VENTENNIO DI BERLUSCONI di Alberto Asor Rosa

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nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina