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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza.   le notizie sono   «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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da che parte stanno i rappresentanti delle istituzioni ¿

“Le istituzioni hanno una grande occasione…perché alla verità inevitabilmente corrisponde sempre la responsabilità e c’è gran parte del Paese che è allergico alla verità, è anche allergico al principio di responsabilità, troppo affezionato, soprattutto la nostra classe dirigente, al principio di irresponsabilità, attraverso la ricerca dell’impunità, dell’impunità penale e dell’impunità politica secondo il criterio per cui nessuno deve rispondere dei fatti che ha commesso. Esattamente il contrario dei principi di uno Stato di diritto e di una democrazia.”

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un’idea razionale e ironica della giustizia e della morale

Nel labirinto degli dèi - Storie di mafia e antimafia -  Antonio Ingroia

Nel racconto d’apertura del volume Antonio Ingroia rievoca il suo primo giorno da magistrato, nella Procura di Marsala, sotto la guida di Paolo Borsellino. “Entrai nel suo ufficio intimorito per il confronto con un giudice già così importante. Procuratore – esordii quasi balbettando – sono qui per il mio insediamento, quando crede che potrò iniziare a lavorare in questo ufficio? E lui: ma scusa, collega – disse con tono grave – ti sembro forse tanto vecchio da dovermi dare del lei? E giù una fragorosa risata che ruppe subito il ghiaccio e mi rivelò il volto umano di quello che per me era un uomo-mito…” L’incontro segnerà il destino professionale del giudice allora ragazzino. Il suo impegno proseguirà nella sede di Palermo su posizioni sempre più risolute ed esposte nella lotta contro la mafia, e presto dovrà continuare senza le figure di riferimento di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Nel labirinto degli dèi è il racconto-testimonianza di uno dei più autorevoli magistrati antimafia italiani, della sua scelta e della sua dedizione, esercitate nei luoghi in cui, per antica tradizione o per dannazione, lo scempio della giustizia e del diritto è condotto con più sistematica virulenza, con più corale partecipazione, fino a compenetrare le relazioni e persino la mentalità dell’intera società. Il giudice Ingroia, da potenziale personaggio di un’opera di Leonardo Sciascia, diventa, con questo libro, riconoscibile epigono del grande scrittore siciliano. E con lui ha in comune, oltre all’inappagabile impulso a inoltrarsi nei labirinti della vita collettiva, un’idea razionale e ironica della giustizia e della morale... lafeltrinelli.it

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ogni riferimento a fatti e persone reali è assolutamente voluto

Mafia, antimafia e quaquaraquà di Dario Olivero

La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile (Corrado Alvaro)

EFFETTI COLLATERALI
La punta del nostro stivale è corta, stretta. Possiamo fare finta di niente, ma prima o poi i piedi ci faranno male. Il fastidio, il dolore diventerà l’unica cosa a cui siamo in grado di pensare. Tutto il resto ne sarà influenzato, i nostri pensieri, le nostre azioni. Con il tempo lo stivale troppo stretto si impadronirà di noi stessi e noi avremo un’unica idea fissa: il male ai piedi. E’ una delle metafore migliori della punta del nostro stivale, la Calabria. L’ha trovata Paola Bottero che, come molti uomini e donne finiti a Sud da un imprecisato Nord, trovano in quei posti la loro nemesi e il loro completamento. Il suo libro si intitola Ius Sanguinis (Città del sole, 12 euro). E’ tante cose insieme. Un romanzo in cui ogni riferimento a fatti e persone reali è assolutamente voluto. Una sedicenne con un testa troppo libera per sopravvivere a un fidanzato lasciato che già aveva ben chiaro quale dovesse essere il suo ruolo e quello di lei nel mondo. La sorella di un giovane imprenditore ucciso perché troppo giovane e troppo libero. Un’altra sedicenne assassinata da quella che abbiamo imparato a chiamare malasanità, parola che non rende la catena di complicità di un omicidio.
Poi c’è un’appendice al libro che raccoglie articoli e documenti relativi ai fatti appena narrati. E commuove la quantità di siti internet spesso artigianali, quasi sempre solitari, messi in piedi da familiari che chiedono giustizia, che vogliono verità, che denunciano dove, come e perché lo Stato si sia fermato o peggio, non sia mai partito. E poi c’è una lista. Incomincia a pagina 289, finisce a pagina 303. Incomincia nel 2004, finisce a gennaio di quest’anno. Sono i morti ammazzati. Benzinai, pastori, geometri, commessi, camionisti, ambulanti, calciatori, fabbri. E’ la Spoon River della ‘ndrangheta. Accanto a ogni nome, una sola frase: “Nessun colpevole trovato”.
Leggi tutto olivero.blogautore.repubblica.it

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Un uomo fa quello che è suo dovere fare,
quali che siano le conseguenze personali...

Onoratasocieta’s Blog    Lettera aperta all’On. Gianfranco Fini

Al Presidente della Camera
On. Gianfranco FINI
e p.c. a tutti i mezzi d’informazione

Pavia, 31 marzo 2009

On. Gianfranco Fini,
nella giornata di ieri ho avuto modo di leggere quanto ha espresso davanti ad alcuni giovani siciliani a Bagheria, in occasione dell’incontro con il Parlamento della Legalità. Devo dirLe che sono tante le impressioni che hanno agitato il mio animo durante la lettura delle Sue affermazioni.
Una fra le altre: il desiderio di essere lì presente ad ascoltare con le mie orecchie quanto diceva. Il desiderio di esprimerLe con le mie parole e non attraverso uno scritto come in questo momento mi accingo a fare, tutta la mia indignazione, il mio sconcerto, e l’oltraggio che ho dovuto subire io, la mia amatissima terra e la mia nazione.

Come hanno riportato numerose agenzie di stampa, Lei ha avuto l’ardimento di assicurare tutti noi che “non ci sono mafiosi alla Camera, non ci sono deputati che la difendono e non ci sono compiacenze”. Con tutto il rispetto che ho per l’Istituzione che in questo preciso momento storico Lei ha il dovere di rappresentare, mi permetto di dirLe che è la più grande ingiuria verso la stessa nazione della quale Lei per primo, insieme ai suoi colleghi deputati e senatori dovrebbe essere di esempio.
Le premetto che sono una giovane ragazza del sud, impegnata con le poche risorse a mia disposizione nella lotta alle mafie, ma Le assicuro, armata di tanta forza di volontà. Quella stessa volontà che riesce a darmi il vigore di approfondire in maniera seria e puntuale il fenomeno mafioso in tutti i suoi aspetti.
E credo fortemente nelle parole, soprattutto quelle parole pronunciate da alte cariche dello Stato, perchè sono sì importanti e reggono tutto il peso e la responsabilità che portano con sè.
Durante i miei studi di certo non mi sono sfuggiti alcuni nomi. Magari ne accennerò qualcuno tanto per farLe qualche esempio.

Dell’attuale senatore della Repubblica Italiana Giulio Andreotti, Gian Carlo Caselli scriveva giustamente, sulla Stampa del 18 ottobre 2004 che “la Cassazione, ribadendo l’assoluzione per i fatti successivi, ha confermato che fino alla primavera del 1980 l’imputato ha commesso il reato di associazione con i mafiosi dell’epoca, capeggiati da Sefano Bontate, autore di gravissimi delitti”; accusa come Lei ben saprà caduta in prescrizione e non inesistente come i nostri eminentissimi giornalisti vogliono farci apparire. Sapere che nel Senato della Repubblica Italiana abbiamo un uomo che ha sostenuto incontri prima del 1980 con mafiosi del calibro di Badalamenti e Bontate, francamente mi dà i brividi.

Non mi è sfuggito il nome dell’attuale senatore della Repubblica Italiana ...
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nel paese ... dei balocchi ...

    Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper    

    Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917).   

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  mafiosamente  


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  in rete  

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina