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un dono velenoso di quest’epoca


Neue Zürcher Zeitung


L’uscita di scena di Berlusconi non basta a salvare l’Italia.
Sabato sera gli italiani che non appartengono alla corrente di Berlusconi hanno festeggiato a champagne. Ma l’emicrania con cui si sono svegliati il giorno seguente ha però cause anche più profonde.

Ancor più dal loro linguaggio si potrebbero riconoscere i farabutti, pensava Karl Kraus fidandosi delle false parole dei suoi avversari. I futuri linguisti analizzeranno diffusamente e istruttivamente l’italiano di Silvio Berlusconi e in particolare sarà istruttiva la parola “traditore”: “8 traditori”, ha scritto su un pezzo di carta Berlusconi martedì scorso, dopo un voto in tutta fretta in Parlamento, quando otto dei suoi compagni di partito hanno voluto fermare la totale rovina dell’Italia votando contro di lui. A questi traditori si dovrebbe sparare “alla schiena”, ha suggerito un deputato postfascista molto leale. Mussolini un tempo definì traditore anche il genero Galeazzo Ciano, che nel 1943 aveva votato contro di lui al Gran Consiglio del Fascismo. Mussolini e in seguito, per entrare nelle grazie di Hitler, divenne fantoccio del dittatore a Salò, facendo così giustiziare il genero come si conviene a un “traditore”.
Il linguaggio del berlusconismo, che ha reso il fascimo nuovamente salottiero, è un misto di brutalità e frivolezza al servizio del potere e per il paese resterà a lungo un dono velenoso di quest’epoca.
Il denaro fa lo sgambetto
continua ItaliaDallEstero.info

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nel paese ... dei balocchi ...

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper

Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917). 

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Diano Marina