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Cultura: l'unica droga che crea indipendenza.   le notizie sono   «fatti»... oppure «opinioni»... ?



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Governare è far credere

  • Chi insegna che non la ragione, ma l'amore sentimentale deve governare, apre la strada a coloro che governano con l'odio. (Karl Popper)
  • Chi rompe non paga e si siede al governo. (Leo Longanesi)
  • Governare è far credere. (Niccolò Machiavelli)
  • I governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati. (Giovanbattista Vico)
  • I governi [...] hanno concetti dell'onestà diversi di quelli che valgono pei privati. (Vilfredo Pareto)
  • Il governo è come un neonato: ha un canale alimentare con un grande appetito da una parte e nessun senso di responsabilità dall'altra. (Ronald Reagan)
  • Il miglior governo è (naturalmente?) quello che attiva il meglio dell'intelligenza della nazione. (Ezra Pound)
  • La coscienza dell'umanità è suprema su tutti i governi: essi devono esserne interpreti, o non sono legittimi. (Giuseppe Mazzini)
  • Le colpe del governo verso i popoli reagiscono sul governo stesso e su' legami che formano il nodo della società. (David Winspeare)
  • Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli. (Thomas Jefferson)
  • L'esperienza mostra che il momento più pericoloso per un cattivo governo è in genere proprio quando sta cominciando ad emendarsi. (Alexis de Tocqueville)
  • La lotta alla miseria deve essere condotta dal Governo, mentre la ricerca della felicità deve essere lasciata all'iniziativa privata. In altre parole bisogna essere socialisti al vertice e liberi imprenditori alla base. (Karl Popper)
  • La storia ci fa conoscere che le classi governanti hanno sempre procurato di parlare al popolo il linguaggio che stimavano non il più vero, ma il più conveniente allo scopo a cui miravano. (Vilfredo Pareto)
  • Molto spesso, col cambiare del governo, per i poveri cambia solo il nome del padrone. (Fedro)
  • Nessuno è in grado di governare un altro senza il suo consenso. (Abramo Lincoln)
  • Qual è il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli. (Johann Wolfgang von Goethe)
  • Un governo di leggi e non di uomini. (John Adams)
  • Uno stato è politicamente libero, se le sue istituzioni politiche rendono di fatto possibile ai suoi cittadini di cambiare governo senza spargimento di sangue, nel caso in cui la maggioranza desideri un tale cambiamento di governo. (Karl Popper)

http://it.wikiquote.org/

continua ...

governati da protagonisti autentici di un bel nulla

Le generazioni della nostra rovina di Toni De Santoli

La rovina cui va incontro l'Italia (Pil in discesa, salari fermi al 1992, delinquenza, sotto varie forme, dilagante), ci impone una riflessione. La quale è più di carattere morale e antropologico che politico e economico. La riflessione è la seguente: nel nostro Paese da un bel pezzo il potere è nelle mani di due categorie di individui: i nati nella seconda metà degli Anni Trenta e i nati dopo il 1950. Il presidente del Consiglio Berlusconi è nato nel 1936, l'ex-presidente del Consiglio Prodi nel 1939, i vari Casini, Fini, Gasparri , Urso fra il 1952 e il 1957.

All'apparenza, i primi sembrano appartenere a un mondo; i secondi a un altro mondo. Invece c'è un comune denominatore che li unisce tutti quanti: un comune denominatore costituito da un'ambizione inesauribile, da un'atavica furbizia, da una grossa, grossissima considerazione di se stessi; da una natura fredda, àlgida, che si presenta attraverso un'aria sfuggente, artificiosamente solenne, artificiosamente "alla mano". Ma né gli uni né gli altri sono appunto "alla mano". Vorrebbero farti credere d'esserlo, ma non lo sono. Faccia attenzione l'elettore. Faccia attenzione "anche" a questo l'elettore italiano.

Sia i primi che i secondi, a osservarli bene, ad ascoltarne bene i timbri di voce, a studiarne insomma la personalità, dànno la netta sensazione di rincorrere qualcosa a uso puramente personale, a uso e del proprio ego, qualcosa di non ben definibile che essi stessi per primi forse non saprebbero definire. E' come se fossero consumati da un "rovello", un "rovello" che non si ferma mai e che col passar del tempo diventa sempre più sottile, ma, al tempo stesso, più robusto. Ma nella circostanza non si tratta di uno stato d'animo che elevi lo spirito e la mente. Al contrario, esso si riconduce soltanto alla persona, all'ambizione, appunto, della persona; al desiderio sempre crescente di potere, di notorietà, di popolarità. Per capirlo, basta notare come questi signori rispondono a lusinghe e complimenti. Reagiscono con un chè di voluttuoso... Li coglie una vibrante emozione... Manifestano un'aria compiaciuta. Insopportabilmente compiaciuta. Seccata, invece, quando su di loro arrivano attacchi politici. E' il modo, sì, seccato, di chi ritiene d'aver di fronte a sé un ebete o una plètora di ebeti... Soltanto loro sono dotati di alto intelletto.

Da dove tragga origine tutto ciò (nel cui quadro generale non sono tuttavia poche le luminose eccezioni), me lo ha di recente spiegato mia figlia Lavinia, 27 anni, nata a New York, iscritta alla Facoltà di Filosofia, insegnante d'inglese, cantante e chitarrista. Il suo ragionamento è di una linearità e di una sinteticità appunto filosofiche: i Berlusconi, i Prodi e altri come loro non hanno fatto la Seconda Guerra Mondiale perché troppo giovani o bambini a quei tempi e troppo "vecchi", in seguito, per Woodstock, per la "Swinging London", per "Zabriskie Point"; i secondi, troppo giovani anch'essi ai tempi dei grandi fermenti degli Anni Sessanta, troppo giovani per il Sessantotto, troppo giovani anche per una battaglia "contro" il Sessantotto..



Ecco, gli uni e gli altri - così concludeva mia figlia - non hanno potuto legare la propria vita a nulla di epico, di glorioso, di entusiasmante o di veramente sofferto; non sono stati insomma protagonisti autentici di un bel nulla. Da qui certo senso di inadeguatezza avvertito da questi signori, per i quali, riguardo a se stessi, non si configura però alcuna "inadeguatezza"... Ma resta da vedere se questi personaggi si sarebbero arruolati nella Repubblica Sociale o se si sarebbero uniti in montagna alle schiere dei Partigiani...

Eccolo, quindi, un tema ("inadeguatezza inconscia"!) su cui Pirandello avrebbe con ogni probabilità scritto un celebre dramma. Un dramma di quelli che ti aprono la mente, ti cambiano la vita.

Link www.oggi7.info

continua ...

nel paese ... dei balocchi ...

    Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi.
Karl Popper    

    Anarchico è colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo "sui margini della società" negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo.
Renzo Novatore (da I fiori selvaggi, in Cronaca Libertaria, 1917).   

commenti



  mafiosamente  


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  in rete  

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino


Diano Marina